L’espansione dei prediction market sta aprendo un nuovo fronte per la compliance aziendale. La possibilità di negoziare contratti legati a eventi futuri – dalle elezioni ai dati macroeconomici, fino alle decisioni delle imprese – sta infatti facendo emergere crescenti preoccupazioni sul rischio di insider trading, spingendo banche e grandi società ad aggiornare le proprie policy interne. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da CNBC.
Secondo la testata americana, Goldman Sachs ha introdotto una direttiva che vieta ai propri dipendenti di negoziare contratti relativi alla banca stessa, ma anche a elezioni, mercati finanziari, dati macroeconomici e scenari geopolitici. Pur senza commentare la specifica policy, un portavoce dell’istituto ha ricordato a CNBC che la banca vieta già l’utilizzo di informazioni privilegiate e non pubbliche per operare su qualsiasi mercato.
L’iniziativa arriva dopo il primo caso di insider trading contestato negli Stati Uniti riguardante un prediction market. A maggio, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e il Dipartimento di Giustizia hanno accusato Michele Spagnuolo, dipendente di Google, di aver utilizzato informazioni riservate per negoziare contratti su Polymarket relativi alla classifica “Year in Search” del colosso tecnologico. Secondo la denuncia della CFTC, l’operazione avrebbe generato profitti per circa 1,2 milioni di dollari.
Come evidenzia CNBC, proprio la varietà dei contratti disponibili rappresenta una nuova sfida per le aziende. Un dipendente potrebbe infatti sfruttare informazioni interne per operare su eventi riguardanti il numero di dipendenti dell’azienda, il lancio di nuovi prodotti, risultati finanziari o l’andamento del titolo in Borsa.
“Riceviamo continuamente domande dai clienti, soprattutto da società regolamentate, sulle aspettative dei regolatori, sui rischi e sulle possibili responsabilità”, ha dichiarato a CNBC David Oliwenstein, partner dello studio legale Pillsbury e responsabile della practice dedicata all’enforcement sui mercati finanziari.
Karen Woody, docente di diritto alla Washington and Lee University, sottolinea che l’enorme quantità di contratti disponibili rende molto più difficile individuare i casi di utilizzo improprio di informazioni riservate. “Tutte queste diverse domande su cui è possibile scommettere rendono davvero complicato individuare dove le persone stanno sfruttando informazioni ottenute in via confidenziale”, ha spiegato alla CNBC.
L’indagine dell’emittente ha coinvolto 50 società quotate e private le cui attività sono oggetto di contratti sui prediction market. Soltanto tre hanno confermato di possedere una policy specifica dedicata a queste piattaforme, mentre altre due hanno dichiarato di essere al lavoro su nuove regole interne.
Tra queste figura Morgan Stanley, che ha confermato l’esistenza di disposizioni dedicate nel proprio codice di condotta. JPMorgan Chase, invece, invita i dipendenti ad agire con particolare cautela quando operano su contratti riguardanti il settore finanziario, confermando quanto riportato da Barron’s. Bank of America sta invece aggiornando le proprie procedure interne per chiarire quali attività saranno vietate ai dipendenti e fornire esempi concreti sui comportamenti consentiti.
United Airlines, pur non disponendo di una policy specifica sui prediction market, ricorda che il proprio codice etico vieta già di utilizzare informazioni aziendali riservate per ottenere vantaggi personali.
Secondo gli esperti intervistati da CNBC, il settore bancario appare oggi il più avanzato nello sviluppo di strumenti di controllo, grazie alla consolidata esperienza maturata nella compliance finanziaria. Tuttavia, la maggior parte delle imprese sarebbe ancora nelle fasi iniziali dell’adeguamento.
Per molti consulenti legali, le tradizionali norme contro l’insider trading sono già sufficienti a ricomprendere anche i prediction market. Altri, invece, ritengono necessario citare espressamente queste piattaforme nelle policy aziendali.
“La domanda non è più se gli exchange siano in grado di individuare operazioni sospette”, ha dichiarato a CNBC Tiffany Magri, regulatory advisor della società di compliance Smarsh. “La vera questione è se i datori di lavoro abbiano definito aspettative chiare su quando ai dipendenti debba essere vietato partecipare a mercati collegati alle informazioni che acquisiscono durante il proprio lavoro.”
Anche le piattaforme stanno rafforzando i propri strumenti di controllo. Kalshi ha introdotto sistemi di verifica dell’impiego dei partecipanti su alcuni mercati, ha avviato una partnership con StarCompliance per consentire alle aziende di monitorare le operazioni dei propri dipendenti e collabora con Solidus Labs per rafforzare i controlli sull’integrità del mercato.
Polymarket, invece, ha ricordato a CNBC di aver avviato collaborazioni con Chainalysis per il monitoraggio delle transazioni sulla blockchain e con Palantir per individuare eventuali attività sospette nei contratti dedicati agli eventi sportivi.
Sul piano regolatorio permane però un quadro ancora in evoluzione. Karen Woody osserva che la CFTC dispone di un vero e proprio “foglio bianco” sul quale costruire la futura giurisprudenza relativa all’insider trading nei prediction market, trattandosi di un settore completamente nuovo.
In attesa che il quadro normativo si consolidi, diversi esperti suggeriscono alle aziende di anticipare il legislatore. Tra le misure indicate figurano l’aggiornamento delle policy interne, programmi di formazione dedicati ai dipendenti, il monitoraggio delle operazioni sospette, fino a valutare il divieto di utilizzo delle piattaforme sui dispositivi aziendali o durante l’orario di lavoro.
Secondo John Sullivan, professore di management alla San Francisco State University, ignorare il fenomeno rappresenterebbe oggi l’errore più grave. “È imbarazzante non aver fatto nulla o non conoscere il funzionamento dei prediction market”, ha dichiarato a CNBC.







