HomeAttualitàLupo Albore (Unimpresa): “Gli 81 miliardi del gioco online che genera ricchezza,...

Lupo Albore (Unimpresa): “Gli 81 miliardi del gioco online che genera ricchezza, ma il conto sociale resta fuori dai bilanci dello Stato”

Il rapporto tra crescita del mercato del gioco pubblico, gettito fiscale e costi sociali torna al centro del dibattito. In un intervento firmato da Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa, l’associazione invita ad aprire una riflessione sulla sostenibilità economica del comparto, con particolare attenzione alla rapida espansione del gioco online e alle risorse destinate alla prevenzione e alla cura delle dipendenze.

Secondo l’analisi, il settore dei giochi pubblici ha movimentato nel 2025 complessivamente 165 miliardi di euro, di cui 81 miliardi riconducibili ai giochi di abilità a distanza, come poker online, casinò virtuali e giochi di carte su piattaforme digitali. Un segmento che rappresenta ormai quasi la metà dell’intero mercato nazionale.

Nel suo intervento, Lupo Albore evidenzia come, a fronte di una raccolta complessiva di 165 miliardi, il gettito erariale per lo Stato sia pari a 11,5 miliardi di euro. In particolare, sottolinea che il rendimento fiscale degli skill games online si attesta all’1,1%, osservando che per ogni 100 euro giocati allo Stato rimane poco più di un euro.

L’editoriale richiama inoltre il Rendiconto dello Stato 2025, evidenziando come l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli abbia intensificato negli ultimi anni le attività di contrasto al gioco minorile, con un incremento dei controlli sui canali retail e un numero crescente di siti di gioco illegale oscurati. Un dato che, secondo Unimpresa, dimostra come alla crescita del mercato regolamentato continui ad affiancarsi quella dell’offerta illegale.

L’intervento affronta poi il tema dei costi sociali del gioco problematico. Citando i dati del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità e le stime del Ministero della Salute, il direttore generale di Unimpresa osserva che il fenomeno produce conseguenze economiche significative, tra spese sanitarie, perdita di produttività, costi legali e impatti sulle famiglie, oneri che ricadono sulla collettività pur non trovando una rappresentazione diretta nei conti pubblici.

Per Lupo Albore il tema non riguarda una valutazione morale sul diritto degli adulti a giocare, ma la trasparenza dei conti pubblici. Se un settore genera elevati volumi di raccolta e un rilevante gettito fiscale, sostiene, occorre considerare anche il costo sociale che tale attività produce e che viene sostenuto dal sistema sanitario, dai servizi sociali e dall’intera comunità.

L’analisi si sofferma anche sull’evoluzione del mercato. Gli skill games online rappresentano oggi il 49% della raccolta complessiva ma contribuiscono per il 7,6% al gettito erariale, mentre gli apparecchi fisici sono in progressiva diminuzione. Secondo Unimpresa, la progressiva digitalizzazione del settore rende inoltre meno efficaci alcuni strumenti di controllo pensati per il gioco terrestre, come le limitazioni orarie, le distanze dai luoghi sensibili e i controlli dell’identità effettuati in presenza.

Da qui la proposta avanzata nell’editoriale: istituire un Fondo nazionale per il contrasto alle dipendenze da gioco, alimentato da una quota vincolata del gettito derivante dal gioco online. Secondo Unimpresa, destinare anche solo il 2% delle entrate fiscali generate dal comparto digitale consentirebbe di finanziare stabilmente i SerD, le comunità terapeutiche e i programmi di prevenzione nelle scuole.

Nelle conclusioni, Mariagrazia Lupo Albore ribadisce che il conto sociale del gioco d’azzardo esiste e che il nodo centrale riguarda chi debba sostenerne il costo, proponendo un modello nel quale una parte delle risorse generate dal settore venga reinvestita direttamente nella prevenzione e nella cura delle dipendenze.

Redazione Jamma
Redazione Jammahttps://www.jamma.it/
Il quotidiano del gioco legale
Altri articoli