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Si apre a Roma il primo convegno del sindacato FeLSA-CISL per discutere sul futuro dei ricevitori

In: Apparecchi Intrattenimento, Online, Scommesse

7 marzo 2012 - 12:57


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(Jamma) Un incontro di grande importanza tra tutti gli esperti del mondo del betting e i titolari di ricevitorie, tabaccherie, sale giochi, CED, CTD e PdC quello che si è aperto questa mattina a Roma grazie all’organizzazione del sindacato dei Ricevitori aderente FELSA-CISL    per analizzare le prospettive del mercato dei giochi alla luce dell’ultima sentenza della Corte di Giustizia Europea sui casi Costa-Cifone.

Il Sindacato Ricevitori aderente alla Felsa-Cisl continua con forza attraverso questo convegno la sua battaglia a sostegno e tutela delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i Raccoglitori di gioco italiani. Non si tratta di un piccolo gruppo di operatori, perché in realtà sono circa 80.000 persone impegnate in questa attività, oltre l’indotto. Il Sindacato Ricevitori FeLSA-CISL, intende concentrarsi per affrontare le problematiche dei Raccoglitori di Gioco che nel frattempo sono divenute sempre più insostenibili e al tempo stesso proporre o ricercare le migliori soluzioni che diano sicurezza e serenità agli operatori di tutto il comparto del gioco.

“Per la Felsa-Cisl vedere una così grande partecipazione di ricevitori è straordinario – ha esordito Diego Averna del sindacato ricevitori della Federazione Lavoratori Somministrati Atonomi Atipici -. L’Italia è un Paese di paradossi. E’ notizia di questi giorni l’alta percentuale di disoccupazione tra i giovani eppure c’è tutta una folta rete di ricevitori, circa 80.000 persone, che non viene riconosciuta. Noi come sindacato vicino alla Cisl vogliamo difendere i posti di lavoro di coloro che fanno parte dei lavoratori autonomi e difendere la dignità del lavoro che anche se autonomo va difesa. Vogliamo partire da oggi per avviare una stagione nuova e diversa per difendere i vostri diritti. Bisognerà anche prendere una posizione nuova nei confronti dei Monopoli di Stato”.

“Questo primo convegno – ha affermato Bruno Di Leonardo, del sindacato – ha una spiccata rilevanza sindacale ed è auspicabile un lavoro di coordinamento tra associazioni sindacali per un confronto costruttivo. Facendo un excursus oggi ci sono vari tipi di gioco, questo sindacato ha deciso di rappresentare tutte le istanze dei raccoglitori di gioco pubblici anche per qualificare la figura del raccoglitore del gioco pubblico. Ced e ctd sono figure nuove, nate da alcune anomalie commesse dallo Stato italiano. Il primo nel 1999, quando la gara per l’assegnazione delle concessioni per le scommesse sportive e ippiche aveva escluso gli operatori costituiti in forma di società per azioni quotati nei mercati regolamentati. Altro caso si è verificato nel 2006 – ha spiegato Di Leonardo – con il bando Bersani nel quale è stato impedito a operatori comunitari la partecipazione. Eppure in quell’occasione, in sede di conversione in legge del decreto Bersani, il Parlamento su iniziativa dei deputati Fincato-Tolotti approvò all’unanimità un ordine del giorno, che impegnava il Governo alla tutela della rete esistente delle ricevitorie-tabaccherie. Il bando Bersani ci ha rovinato perché nonostante tutto nulla fu fatto per tutelare la categoria dei ricevitorie dei tabaccai. Il Governo, e l’Amministrazione Finanziaria in particolare, continuò volutamente ad ignorare le esigenze di tutela che la categoria meritava dopo oltre 50 anni di intensa attività in favore dello Stato, lasciando così sulla strada oltre 20.000 lavoratori con le rispettive famiglie. Solo 3 casi Gambelli, Placanica, Cifone sono finiti di fronte alla CGE. Le sentenze della CGE hanno sancito l’illegittimità e la non conformità delle misure adottate dall’Italia. Quindi vorrei fare un plauso a tutti i giudici nazionali che hanno recepito la decisione della CGE”.

 

“Per mia passione mi piace leggere i forum – ha esordito il ricevitore Michele Giovenco facente parte del sindacato – e nell’ultimo tempo ho capito una cosa: i Monopoli ci hanno messo gli uni contro gli altri. Tabaccai, ricevitori etc, etc,; gli uni contro gli altri. Basta pensare che ci sono 3 giochi in mano a due concessionari (GeV, Lotto, SuperEnalotto) noi non possiamo scegliere che cosa vendere. In Italia l’unica categoria che paga per lavorare sono i ricevitori. Se devo pagare per lavorare e non essere libero di scegliere è come pagare il pizzo. Negli incontri fatti precedentemente noi abbiamo portato proposte concrete per lavorare. La libertà di scelta, l’art. 41 fare libertà d’impresa. Se io ho la possibilità di lavorare tranquillamente con un bookmaker estero, legale per l’Europa non capisco perché i Monopoli non accettino questa situazione. Noi siamo raccoglitori di gioco europei – sottolinea Giovenco – dobbiamo trovare una strada per lavorare tranquillamente”.

 

L’avvocato Filippo Argentile, legale di uno dei 10 concessionari, ripercorrendo la strada percorsa sia dal legislatore che dall’AAMS, ha ricordato i tratti salienti che hanno portato all’albo degli operatori di gioco. “L’AAMS – ha dichiarato l’avvocato Argentile – attraverso l’iscrizione nell’elenco degli operatori ha potuto riconoscere gli operatori idonei ma ha avuto anche la possibilità di inserire in un’ipotetica black list coloro che non lo erano”.

 

 

“Games Wants to be free, – ha affermato Gianluca Pomante, esperto di diritto, gaming e crimini informatici – il gioco ha abbattuto le barriere e non è possibile mantenere il monopolio sui giochi.

Il contrasto giurisprudenziale è basato su due orientamenti quello dell’Autorità italiana e quello dell’orientamento europeo. Spetta al giudice nazionale verificare se la concreta applicazione della norma soddisfa i principi comunitari. L’art. 88 Tulps richiede due requisiti fondamentali, uno soggettivo che riguarda i requisiti di onorabilità del titolare ed un profilo oggettivo che riguarda la società. L’art 88 Tulps continua ad esser visto in versione monopolistica, ma c’è un passaggio all’interno dell’art.88 che prevede sia l’AAMS che altro Ente. Per altro ente in un’interpretazione ampia può esser considerato l’autorità di un altro Stato membro che ha rilasciato la concessione ad un bookmaker estero. Il GUP di Mantova va oltre e spiega che ‘la discriminazione rimossa in forma solo apparente resiste tuttora’.

Per il principio del controllo, le autorità dello Stato devono prendere atto della presenza, a monte, della garanzia di ‘rettitudine’ dell’operatore straniero evitando così inutili meccanismi di controllo.

La Corte di Cassazione parla di ‘..limiti ingiustificati sono esistenti nei confronti delle società quotate che hanno sede nei Paesi membri’.

Quali sono le conseguenze? – ha continuato Pomante – La totale disapplicazione dell’art. 4 della legge 401/89. Assoluzione di chi opera per conto di società aventi sede legale in Stati membri del’UE; assoluzione di chi, tramite postazione internet, mette a disposizione il collegamento con il bookmaker estero.

La CGE è stata accusata di eccessiva ingerenza negli affari interni degli Stati Membri. Ma in realtà, nel caso del Portogallo, la Corte ha dato ragione allo Stato portoghese in considerazione del fatto che la normativa portoghese è molto restrittiva a differenza del caso italiano. In Italia ci sono sempre due vie, una preferenziale l’altra restrittiva. Basta pensare all’aggressione ai PDC per i Totem. La lg 73/2010 vieta solo la raccolta di gioco per via telematica in assenza o difformità di concessione. Comunque in aperto contrasto con la normativa comunitaria. Il nostro punto di forza – ha concluso – in ogni provincia è il questore. Il questore è l’unica figura che può dire se il gioco è lecito oppue no”.

 

Francesca Bianconi ha affermato: “Sono presidente Assotabaccai e quest’oggi rappresento i tabaccai in qualità di distributori del prodotto gioco. Il mercato del gioco nell’ultimo decennio ha vissuto importanti rivoluzioni. A dimostrazione di quanto sia cambiato basti pensare all’internalizzazione del costume del gioco, alla velocità che lo accompagna fino ad arrivare alla vincita che prima era a medio-lungo termine ed oggi è istantanea. Ora è necessario avere dimestichezza con il gioco. Ma qual è il pensiero degli operatori, di coloro che ne hanno fatto un business, che assorbono le innovazioni per le loro aziende ma anche per lo Stato? Nessuno ci riconosce che la fortuna di un gioco arriva anche grazie a noi, senza nulla togliere alle caratteristiche intrinseche del prodotto stesso. Esiste una categoria  vincente che contribuisce al successo dei giochi. Questa categoria siamo noi, ma è una categoria che deve essere costruita”.

Per Eliana Salvati del centro studi As.tro “Sono circa dodici anni che si parla di gioco responsabile. Ma, a mio avviso, sarebbe più giusto parlare di gioco consapevole. Di gioco responsabile ne parlano le leggi ma cosa significa? Gioco responsabile è una politica di responsabilità sociale, è un marchio e lo Stato in merito non si assume alcuna responsabilità. Ha delegato a voi la responsabilità di informare il giocatore. Il gioco compulsivo esiste ed è inserito nelle new addiction. Ma la politica del gioco responsabile è una sorta di conflitto di interessi tra Stato e il gioco stesso. L’operatore si deve far carico di informare e tutelare il giocatore consumatore. Non dovete vestirvi da poliziotti, lo Stato non vi chiede di essere psicologi. Vi viene chiesto di tutelare il consumatore. L’industria del gioco non vuole il ludopata, così come è un problema per tutte le altre parti del settore. Non vi viene chiesto di indossare un camice. Non fate alcuna assistenza psicologica ma controllare che il giocatore sia maggiorenne è un obbligo e un dovere”.

 

Seconda Sessione

Prosegue il primo convegno Ricevitori FeLSA-CISL e ad avviare la seconda sessione di lavori è questa volta il nuovo presidente di ACOGI Ugo Cifone. “Sono onorato – dichiara Cifone – di esser diventato presidente di questa associazione perché prima di tutto sono un ricevitore. L’obiettivo ultimo di questa associazione è quello di sedersi al tavolo degli addetti ai lavori per poter dire la nostra. A distanza di un mese dall’incarico, già è possibile vedere qualche risultato: oltre ad esser entrati nel sindacato, contiamo già oltre 1.000 iscritti. Proseguiremo il nostro lavoro con passione e dedizione. Non mi resta che chiedere a tutti di seguirci e di ascoltare il sindacato.

 

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea, depositata lo scorso 16 febbraio, – spiega l’avv. Marco Ripamonti, che se ne è occupato in prima persona – si pone in perfetta linea con le precedenti sentenze che avevano già giudicato il caso italiano. Il problema affronta l’assetto concessorio italiano che, a mio avviso, andrebbe rivisto e riformulato. Un sistema come quello italiano regolamenta l’accesso al mercato degli operatori esteri appellandosi all’ordine pubblico. Credo che non solo l’assetto concessorio ma anche il sistema autorizzatorio andrebbe rivisto. Con questa ultima sentenza c’era sul banco degli imputati anche il bando Bersani. Un bando che l’intera pronuncia nelle sue parti motivazionali dimostra come sia stato un fallimento. La Corte ha stabilito come ogni punto del bando di gara dovesse essere chiaro. C’è da dire che la sentenza ha confermato quelli che poi erano i principi già espressi, già contemplati dall’Avvocato Generale. Mi auguro che questa sentenza possa esser di aiuto ad altri procedimenti penali attualmente pendenti. Ora non si dispone più delle sentenze Gambelli e Placanica, esiste un altro punto fermo quale la sentenza Cifone”.

 

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