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Scommesse, sport e mercato. Sotto accusa il coinvolgimento degli sportivi nelle attività dei concessionari

In: Scommesse, Sport

30 maggio 2012 - 10:23


calcio-corrotto

Calcioscommesse. Rusconi (PD) sollecita il Governo ad intervenire sul piano normativo

 

(Jamma) “Gli addetti ai lavori – ex tecnici e calciatori (anche in attività) – la smettano di fare i testimonial per i gestori di scommesse on line”. E’ quanto ha dichiarato ieri Ivan Zazzaroni, noto giornalista sportivo, sulla scia delle notizie diffuse in merito al noto scandalo scommesse che ha coinvolto molto calciatori italiani. Zazzaroni si lancia contro quella che è una pratica ormai diffusa in tutto il mondo, ovvero la promozione delle attività di scommesse, per lo più online, attraverso volti e marchi noti del calcio.

A pensarla nello stesso modo sono anche esponenti della politica. Primo tra tutti l’on. Donato Renato Mosella, deputato di ApI con alle spalle una vasta esperienza nel mondo del volontariato sportivo, che così commenta gli sviluppi delle indagini della magistratura sul calcio scommesse.

“Di fronte delle connessioni tra professionisti del calcio e malavita organizzata, per combinare le partite e trarne profitto, spero che questa volta non si tiri fuori la giustificazione delle poche mele marce e che il mondo dello sport tutto, non solo il calcio, metta in discussione se stesso e ciò che è diventato, che ha voluto diventare”. “Sono troppi e frequenti – aggiunge Mosella – i segni di sofferenza etica che affiorano dai vari sport: scandali doping e finanziari, documenti falsificati, gare truccate ed ora i collegamenti con la malavita internazionale. Parlare ogni volta di eccezioni non aiuta a capire. Lo sport professionistico soffre degli stessi malanni della nostra società: una classe dirigente che non vuole rinnovarsi, il primato del business sulla legalità, l’incapacità di comprendere e assecondare la necessità di cambiamento che emerge dalla società civile, che allo sport chiede di aiutarla a sognare, a divertirsi, a costruire modelli “eroici” che siano di esempio per i giovani”. Impegnato con altri parlamentari in una battaglia per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo, Mosella sottolinea il legame tra le due questioni. “È incredibile – sottolinea – che sportivi professionisti che guadagnano tanti soldi si siano potuti compromettere per il gusto di vincere cifre infinitamente minori dei loro proventi legittimi. Lo si può spiegare con la febbre di gioco d’azzardo che oggi contagia il 70% dei giovani. Lo sport, invece di prendere le distanze dalle scommesse sui propri eventi, le ha accettate e inglobate, incurante del rischio che rappresentavano. Oggi i quotidiani sportivi dedicano pagine alle quote, le agenzie di scommesse sponsorizzano club prestigiosi, nel corso delle partite in TV si danno aggiornamenti in tempo reale sulla variazioni delle quote, con possibilità di scommettere on line in ogni momento. Oltre che proibire ai tesserati di scommettere, niente si è fatto per prevenire il degrado”. Soluzioni? L’on. Mosella pensa sia arrivato per il sistema sportivo italiano il momento di ripensare se stesso, i suoi modelli di vita, i suoi fini sociali. “Invocare ora il ritorno indolore dello sport a valori genuini e a compiti educativi è una chimera, anzi una presa in giro, se non si vara una riforma complessiva che metta i giusti paletti agli eccessi, costruisca un codice etico che non sia solo carta, cancelli l’autoreferenzialità che oggi connota il mondo olimpico, imponga un uso più assennato degli oltre 400 milioni che il solo Stato centrale destina allo sport, apra le porte – anche attraverso strumenti legislativi – a un più stretto e realistico rapporto tra sport e società”.

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