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Scommesse, occhi puntati sul Brasile. Passamonti : ” Affidare i palinsesti agli operatori”

In: Cronache, Scommesse

21 maggio 2014 - 08:02


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(Jamma) I bookmaker italiani accetteranno i scommesse sui mondiali di calcio,chiamati «a Copa» in Brasile, cer un valore di oltre 380 milioni di euro. Tutte le scommesse sportive in Italia hanno ripreso a correre, come si legge su Sole 24ore , il primo quadrimestre 2014, con una raccolta a quota 143 miliardi di ha fatto registrare un +5,2% rispetto agli 1,36 miliardi dello stesso periodo 2013. In aumento anche per il betting online: nei primi quattro mesi dell’anno la raccolta ha raggiunto quota 487 milioni, P8,7% in più rispetto al primo quadrimestre 2013. Il 2013, invece, per le scommesse a base sportiva è stato un anno con trend in calo: raccolta per 3,8 miliardi contro i quasi 4 dell’anno precedente – rivela il recente Libro blu dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli -; minori le vincite (3,O4miliardi contro 3,3 del 2012), maggiore spesa sostenuta dai giocatori (782 milioni invece che 700). Un fenomeno che ha visto crescere in raccolta e vincite solo la Campania. Risultati a parte, gli operatori del settore evidenziano alcuni nodi da sciogliere. «Le scommesse sportive – dice Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia che rappresenta le imprese della categoria, tra cui i principali gestori del gioco – sono un fenomeno molto “social”, che, però, è messo a rischio da un’offerta non autorizzata molto importante. Mi riferisco alla rete dei Ctd (Centri trasmissione dati) che, con una presenza quasi doppia di punti vendita rispetto a quelli legalmente autorizzati, riesce a operare in Italia con l’escamo tage di raccogliere non la scommessa, ma semplicemente la volontà di scommettere da parte del giocatore. Scommesse che poi si “consumano” all’estero. Tutto ciò crea un’evidente anomalia del mercato, perché sullo stesso terreno di lavoro c’è una concorrenza che non paga tasse e oneri di concessione e si sottrae così a ogni tipo di controllo. Un esempio su tutti: la Guardia di finanza ha evidenziato che il 30% dell’offerta di gioco in Italia è irregolare, di questo il 90% è prodotto da realtà prive di concessione e che, oltretutto, aprono le proprie postazioni Passamonti: affidare i palinsesti alla responsabilità delle singole imprese, non ai Monopoli, e tassare il margine che resta al gestore, non il valore della raccolta lorda vicino ai punti vendita ufficiali. Questa rete parallela riesce a garantire più offerte sullo stesso evento e a quote di vincita più allettanti rispetto ai vari “banchi” autorizzati». Passamonti vede poi la necessità di provvedimenti per il settore. «Oggi i palinsesti dei giochi sono stabiliti dai Monopoli – spiega -. Bisognerebbe fare come in Inghilterra, dove questi sono affidati alla responsabilità delle singole imprese. E poi sperimentare un’altra regola che troviamo all’estero: la tassazione sul margine che realmente resta al gestore dopo il pagamento dei premi e non sul valore della raccolta lorda». Quanto al capitolo ludopatie, Passamonti rileva che il settore «è pronto a fare la propria parte, ma sulla base di un serio studio epidemiologico .

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