Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Scommesse e combine. Ughi (Assosnai): “Dopo lo scandalo tutto tornerà come prima”

In: Scommesse, Sport

8 giugno 2012 - 16:25


maurizio-ughi

(Jamma) Maurizio Ughi, lucchese classe ’48, è il fondatore di Snai, il più importante operatore di scommesse sportive del Paese. Nato nel 1990, il Sindacato Nazionale Agenzie Ippiche si è trasformato nel tempo, diventando la società leader per quanto riguarda i pronostici sportivi: l’anno scorso un terzo degli scommettitori italiani si è rivolto ai suoi sportelli per giocare.
Nel dicembre 2010 Snai decide di chiudere le puntate su AlbinoLeffe-Piacenza, finita 3-3, un paio di giorni prima della gara, per un eccesso di puntate proprio sul pareggio. La partita termina sotto la lente della procura federale e all’epoca l’amministratore delegato denuncia, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, l’inutilità dell’indagine condotta dopo la gara.
Da qualche settimana Ughi ha salutato la sua creatura per dedicarsi all’azienda di famiglia che raccoglie una trentina di agenzie di scommesse sparse per tutta la Toscana: «Sono nato bottegaio e ritorno a fare il bottegaio».
Per anni è stato però a capo della più importante agenzia di scommesse in Italia. Cosa ne pensa delle inchieste dell’ultimo anno?
«Diciamo che non sono rimasto sorpreso dagli eventi».
Lei aveva già denunciato il fenomeno come nel caso di AlbinoLeffe-Piacenza, puntando il dito sui meccanismi della giustizia sportiva. Ma si aspettava un polverone del genere?
«Nell’ambiente delle scommesse giravano voci. Sa, ci sono rumors e pettegoli che vociferavano. Dicevano che se si fosse tolto il coperchio dal pentolone, ne sarebbero uscite delle belle. E così è stato. Eppure abbiamo i mezzi tecnologici per contrastare il fenomeno».
Quali sono?
«In Italia abbiamo un sistema informatico avanzatissimo anti-combine. Forse il più performante e veloce al mondo».
Come funziona?
«Il “cervellone” è in grado di monitorare tutte le giocate in tempo reale, di mappare in ogni momento l’andamento delle puntate e di segnalare tutte le partite in cui si registrano spostamenti di denaro su un segno o una puntata poco probabile. Probabilità che viene calcolata da computer e quotisti, che sono matematici specializzati in questo. Ad esempio il sistema è in grado di capire in quale regione, provincia o tabaccheria si stanno verificando puntate non in linea con le previsioni».
I «flussi anomali».
«Io non amo utilizzare questo termine perché, a mio avviso, non esistono scommesse anomale, ma solo risultati anomali sul campo, intesi come falsati».
Che però da anni vengono segnalati.
«Si lanciano “allarmi” automatizzati, come previsto dai regolamenti, sule gare sospette».
Segnalazioni che arrivano all’Aams.
«E i Monopoli di Stato avvertono il Viminale e gli organi competenti sportivi. Ripeto, tutto in modo molto veloce e performante. Ma qui si blocca tutto. O meglio, qui la catena si interrompe se non si trova un funzionario che ha voglia di mettere le mani sul caso».
Si spieghi meglio.
«È molto semplice: la Federcalcio non ha previsto un iter automatico e con procedure fissate. In questo modo non è possibile fare prevenzione, ma si è costretti ad agire dopo».
Come accaduto nell’ultimo anno.
«Esattamente. E la giustizia sportiva agisce retroattivamente. Non può fare altro. Dovrebbe, al contrario, avere la possibilità di intervenire prima che si verifichi l’illecito, sfruttando le segnalazioni che, come dicevo, arrivano puntualissime».
La stessa puntualità con la quale voi denunciaste l’anomalia sulla partita dell’AlbinoLeffe. Ma è possibile che le segnalazioni di queste giocate non corrispondano automaticamente a tentativi di combine?
«Posso dire che il 98 per cento delle segnalazioni sono precise».

Immaginiamo di avere il via libera ad attuare questa prevenzione. Operativamente, in che modo si dovrebbe svolgere secondo lei?
«Innanzitutto gli “allarmi” arrivano prima del fischio d’inizio delle partite. Infatti, quando si chiudono le scommesse prima, spesso significa che l’operatore ha sentore che potrebbe esserci qualcosa di poco chiaro. Per questo si potrebbero convocare società e giocatori in anticipo e cercare di capire se c’è stato davvero un tentativo di taroccare il risultato. Si potrebbe anche sospendere o rinviare una gara, perché no?».
È difficile che in poco tempo si riesca a fare chiarezza.
«Non è vero. Di solito i giocatori non sono delle grandi menti criminali. A volte basta metterli sotto torchio il minimo per sapere la verità. E questo già accade».
Dove?
«Un vecchio collaboratore di Snai è diventato un importante consulente dell’Uefa che si occupa proprio di prevenire tentativi di combine. E, in molti casi, ci è riuscito in campo europeo».
E secondo lei perché in Italia la Federazione non si è mossa ancora per un lavoro di questo genere?
«Il mondo del calcio è pieno di interessi economici. I soldi legati alle scommesse sono una goccia nell’oceano. Basti pensare ai diritti televisivi o agli sponsor. È difficile che si possa attuare un discorso del genere perché vorrebbe dire accettare, in alcuni casi, di non giocare una determinata partita».
Sarebbe un grave danno economico.
«E il disputare a tutti i costi una partita viene giustificato come il “garantire lo spettacolo ai tifosi che hanno pagato il biglietto o l’abbonamento della pay per view”. Ma, secondo me, lo spettacolo si garantisce solo se la gara è regolare».
E tutto rimane fermo…
«Le dirò di più: in queste condizioni il fenomeno riprenderà anche se c’è sempre la speranza che si sblocchi la situazione. Sa, stavolta hanno preso una bella secchiata di acqua fredda…»

Commenta su Facebook


Realizzazione sito