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Scommesse e bookmaker esteri. La Cassazione ribadisce “legittimo applicare le sanzioni penali previste dall’ordinamento italiano” (testo)

In: Diritto, Ippica, Scommesse, Sport

4 giugno 2012 - 11:22


corte-cassazione

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Reggio Emilia. Sigilli per un internet point, raccoglieva scommesse illegalmente

 

(Jamma) Scommesse gestite da un italiano in collaborazione con un allibratore straniero in un locale di Palermo senza le dovute autorizzazioni: c’è reato o la condotta può ritenersi conforme alle norme comunitarie? Questa la questio iuris sottoposta nella sentenza in epigrafe alla Suprema Corte. Nella specie il ricorrente non contesta l’effettivo svolgimento della detta attività di collaborazione con l’allibratore straniero, ma sostiene che la norma incriminatrice non sarebbe applicabile perchè contrastante con i principi stabiliti dagli artt. 43 e 49 del Trattato CE, concernenti la libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi all’interno della Comunità Europea, così come interpretati dalla Corte di Giustizia Europea.

 

 

Svolgimento del processo

1. Con decreto del 17 maggio 2011 il Gip del tribunale di Palermo dispose il sequestro preventivo di un locale sito in Palenno gestito da F. A. P. ed utilizzato come Centro scommesse, in relazione al reato di cui all’art. 4, comma 4 bis, legge 13 dicembre 1989, n. 401, di esercizio abusivo della attività organizzativa per la raccolta di scommesse sportive per conto di un allibratore straniero.

2. Il tribunale del riesame di Palermo, con l’ordinanza in epigrafe, confermò il sequestro, essendo risultato che nel locale in questione era svolta attività di collaborazione con l’allibratore straniero CBM mediante la fornitura di strumenti e servizi atti a consentire la raccolta delle scommesse, senza la prescritta autorizzazione.

3. L’indagato propone personalmente ricorso per cassazione deducendo violazione delI’art. 321 cod. proc. pen. Osserva che la Corte di giustizia europea ha affermato che la normativa italiana sui bandi di gara per le attività di scommesse contiene delle restrizioni alla libertà di stabilimento e che il divieto sanzionato penalmente dall’art. 4, comma 4, legge 13 dicembre 1989, n. 401, di partecipare a scommesse organizzate in altri stati membri costituisce una restrizione alla libera prestazione di servizi.

 

Motivi della decisione

 

4. Va preliminarmente osservato che il giudice del merito ha accertato in punto di fatto che lìindagato svolgeva, all’interno del locale posto sotto sequestro, senza la prescritta autorizzazione di pubblica sicurezza, attività di collaborazione con l’allibratore straniero CBM mediante la fornitura di strumenti e servizi atti a consentire la raccolta delle scommesse.

Sussiste quindi il fumus del reato contestato, atteso che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, Integra il reato di esercizio abusivo di attività organizzata per l’accettazione e la raccolta di scommesse sportive (art, quarto. commi quarto-bis e quarto-ter 1. 13 dicembre 1989, n. 401) la raccolta in proprio di scommesse da effettuare con diverse società, sia italiane che straniere, svolta in difetto dell’autorizzazione richiesta dall’an. 88 del T.u.l.p.s. da parte del gestore di un internet point, trattandosi di attività in violazione del divieto assoluto di intermediazione previsto dall’art. 7, comma primo, del d.m. Finanze 2 giugno 1998, n. 174 (Sez. 111,8.6.2011, n. 29523, Cervellera, In. 250970); Il reato di cui all’art. 4, comma quarto bis, legge 13 dicembre 1989, n. 401 (svolgimento di attività organizzata per l’accettazione e la raccolta anche per via telefonica e telematica di scommesse o per favorire tali condotte) risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi deil’art. 88 R. D. 18 giugno 1931 n. 773, una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse, a nulla rilevando l’esistenza di abilitazione in capo al gestore stesso (Sez. Un., 26.4.2004, n. 23271, Corsi, in. 227726); tali provvedimenti amministrativi sono richiesti non in via alternativa, in quanto la licenza per l’esercizio delle scommesse è necessaria in aggiunta ad altri provvedimenti autorizzatori o concessori già ottenuti dal gestore (Sez. 111, 19.5.2006, n. 22051, Zurro, in. 234643); Integra il reato di esercizio abusivo di attività organizzata per l’accettazione e la raccolta di scommesse sportive per conto di un bookmaker straniero anche la condotta del soggetto il quale, pur non gestendo direttamente l’attività, collabori tuttavia ad essa, fornendo servizi di vario genere (ad esempio, rappresentando in Italia il bookmaker straniero, o anche solo fornendo indicazioni sulle quote, sui moduli necessari per trasmettere le scommesse all’estero, sulle modalità per aprire conti correnti all’estero,) (Sez. IV, 8.4.20 10, n. 20375, Indennitate, rn. 247542).

5. Nella specie il ricorrente non contesta l’effettivo svolgimento della detta attività di collaborazione con l’allibratore straniero, ma sostiene che la norma incriminatrice non sarebbe applicabile perch� contrastante con i principi stabiliti dagli artt. 43 e 49 del Trattato CE, concernenti la libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi all’interno della Comunità Europea, così come interpretati dalla Corte di Giustizia Europea con sentenza in data 6.3.2007 nelle cause riunite C-338/04, C-3S9/04 e C-360/04, Placanica.

Va preliminarmente ricordato, in via generale, che la non applicazione di una norma nazionale da parte del giudice è possibile soltanto allorchè si sia in presenza di un diretto contrasto tra una puntuale norma interna con un altrettanto puntuale precetto comunitario, che dovrebbe essere applicato al posto della norma interna incompatibile con esso. Situazione questa che può verificarsi, ad esempio, quando un principio generale posto dal Trattato CE sia stato specificato e concretizzato da una decisione della Corte di giustizia, assumendo così la norma comunitaria carattere immediatamente precettivo, e dandosi pertanto luogo non ad un rapporto di conformità-non conformità ma di applicabilità-non applicabilità, in quanto l’applicazione di una norma esclude l’applicabilità dell’altra. Quando invece si sia in presenza di una situazione di non conformità della norma interna con principi generali dell’ordinamento comunitario, il giudice nazionale ha il dovere di operare una interpretazione conforme, ma se questa non è possibile il giudice non potrebbe far altro che eventualmente sollevare una questione pregiudiziale di interpretazione dinanzi alla Corte di giustizia o una questione di legittimità costituzionale per la indiretta violazione dell’art. 117, comma 1, Cost. (segue)

Scarica il testo integrale della sentenza : sentenza corte cassazione

 

 

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