HomeScommessePrediction markets in Italia: ecco perché non funzionano (e non è solo...

Prediction markets in Italia: ecco perché non funzionano (e non è solo un problema di regole)

Quello dei prediction markets non è un prodotto così interessante come si potrebbe pensare. O almeno non per il panorama del gioco in Italia. Nel documento di presentazione dei risultati del primo trimestre 2026, Lottomatica, operatore leader del gioco pubblico, dedica un passaggio esplicito ai prediction markets, escludendo non solo la loro praticabilità giuridica in Italia, ma soprattutto la loro sostenibilità economica in un mercato maturo come quello nazionale.

Sul piano regolatorio, la posizione è netta: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha già chiarito che questi prodotti rientrano nell’ambito del betting e del gioco d’azzardo, arrivando nell’ottobre 2025 a bloccare gli operatori attivi. Anche il tentativo di contenzioso non ha cambiato il quadro. Uno degli operatori, ovvero Polymarket, ha rinunciato al ricorso al Tar Lazio dopo aver proposto di eliminare la componente di scommessa dalla propria offerta, mantenendo solo contenuti statistici. Una soluzione accettata dall’Agenzia che, di fatto, ha confermato l’impostazione originaria senza alcuna apertura a interpretazioni alternative.

Ma è sul versante economico che il gruppo sviluppa la critica più articolata. Il nodo centrale è quello della liquidità. I modelli peer-to-peer, su cui si basano molti prediction markets, funzionano solo in presenza di volumi elevati e continui di scambio tra utenti. Senza questa massa critica, il sistema perde efficienza, con mercati poco profondi, quote poco competitive e difficoltà di matching tra domanda e offerta.

Per garantire questa liquidità, l’offerta tende inevitabilmente a concentrarsi su prodotti semplici e standardizzati: scommesse singole e pre-match. Ed è qui che emerge il vero punto di frizione con il mercato italiano. In un ecosistema evoluto e omnicanale, la domanda dei consumatori è molto più articolata e orientata verso combinazioni, live betting e palinsesti ampi.

I numeri richiamati da Lottomatica aiutano a capire la dimensione del problema. Le scommesse singole pre-match rappresentano solo una quota limitata del GGR complessivo (7% del GGR), mentre i modelli di betting exchange – che sono il riferimento più vicino ai prediction markets – pesano appena per circa l’1% del mercato sportivo online. Ancora più marginale è il segmento delle scommesse su eventi non sportivi, che si ferma a una quota quasi irrilevante dello stake totale (0,04% delle giocate).

Questo significa che un operatore basato su prediction markets si troverebbe a competere su una porzione molto ristretta della domanda, con un’offerta meno ampia e meno aderente alle abitudini dei giocatori rispetto agli operatori tradizionali. Un disallineamento che diventa ancora più evidente in un mercato come quello italiano, dove oltre il 70% del betting è integrato tra canale fisico e digitale, e dove l’esperienza di gioco è costruita su varietà, immediatezza e profondità di palinsesto.

In questo contesto, secondo Lottomatica, i prediction markets possono funzionare solo in scenari molto diversi: mercati con regolazione incerta, contesti non ancora saturi o giurisdizioni in cui l’offerta tradizionale non è pienamente sviluppata. In ambienti maturi e regolati, invece, il modello risulta strutturalmente “fuori scala” rispetto alle esigenze del consumatore.

Il documento tocca infine anche il tema delle sponsorizzazioni sportive, spesso utilizzate da operatori innovativi per entrare in nuovi mercati. Anche qui il giudizio è pragmatico: nel caso italiano, le partnership con club locali non incidono in modo significativo sul business domestico. Possono avere valore in termini di visibilità internazionale, ma non rappresentano una leva efficace per costruire quote di mercato a livello locale.

Nel complesso, la posizione del gruppo è chiara: il limite dei prediction markets in Italia non è solo normativo, ma prima ancora industriale. Anche in assenza di vincoli regolatori, il modello faticherebbe a trovare spazio in un mercato già strutturato e dominato da logiche di offerta e consumo molto diverse.

Redazione Jamma
Redazione Jammahttps://www.jamma.it/
Il quotidiano del gioco legale
Altri articoli