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Imposta unica sulle scommesse: fine delle pretese contro i CTD?

In: Scommesse

4 gennaio 2016 - 11:43


diego_conte

(Jamma) – “Con la Legge di Stabilità 2016 – osserva l’Avv. Diego Conte – il Legislatore ha probabilmente posto la parola fine sulle mire dell’AAMS di colpire fiscalmente i CTD collegati a bookmakers esteri privi di concessione.
A partire dalla circolare AAMS 763/2012 l’AAMS ha iniziato a pretendere il pagamento dell’Imposta Unica sulle Scommesse non soltanto dai bookmakers (come sempre avvenuto fino a quel momento) ma anche e soprattutto dai CTD collegati a bookmakers esteri non concessionari, dando così inizio a un contenzioso infinito avanti tutte le Commissioni Tributari d’Italia e ora anche (e di nuovo) la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la Corte Costituzionale. Sostiene l’AAMS, infatti, che con la L. 220/2010 sia stato chiarito che l’Imposta Unica è un tributo “a presupposto unitario ma plurisoggettivo” ovvero un tributo che vede più soggetti impegnati nella realizzazione del fatto oggetto d’imposta (la scommessa) e che pertanto deve essere pagato in ugual modo da tutti coloro che lo realizzano, ovvero i bookmakers stessi, ma anche le ricevitorie, i CTD e quanti altri intervengano a qualsiasi titolo.
Ora, – sottolinea l’Avv. Conte – a parte il fatto che gli avvisi di accertamento successivamente emessi non hanno mai seguito il teorema della plurisoggettività (segno interessante di quanto esso nemmeno la stessa AAMS vi abbia mai creduto), la Legge di Stabilità 2016 pare proprio aver decretato la fine di ogni futura pretesa nei confronti dei CTD e di ogni possibile equiparazione fiscale di questi ai bookmaker concessionari: dall’1 gennaio 2016, infatti, le scommesse sportive non sono più tassate sull’ammontare della singola giocata ma sulla differenza del totale delle scommesse raccolte e quello delle vincite pagate.
Questo porta a una vera e propria rivoluzione copernicana nella tassazione delle scommesse sportive, perché trasforma l’imposta Unica da indiretta sul consumo di ricchezza dello scommettitore a diretta sull’esercizio di attività economica con la conseguenza che è soltanto chi svolge tale attività a poter essere chiamato a pagare il tributo: sennonché l’attività tassata non è quella del CTD (che molti erroneamente qualificano di “raccolta di scommesse”) ma quella del bookmaker, il cui valore economico è proprio il differenziale positivo tra le scommesse raccolte e le vincite pagate. Al CTD, quindi, non potrà più venire richiesto il pagamento dell’Imposta Unica con riferimento alle scommesse sportive. Anche perché questi non è nemmeno materialmente possibilitato a liquidarne l’ammontare.
Beh, questo almeno applicando le norme: con la fantasia, invece, potrà continuarsi ad agire liberamente come fatto prima”.

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