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Decreto flussi 524/2015, l’avvocato Conte: “Confermata non assoggettabilità delle ricevitorie all’imposta unica sulle scommesse dei concessionari”

In: Diritto, Scommesse

14 gennaio 2016 - 15:25


diego_conte

(Jamma) – “Il Decreto Flussi n. 524/2015 conferma qualcosa che già la normativa precedente affermava chiaramente: nell’ambito delle scommesse dei bookmaker concessionari (es. Sisal, Snai ecc.) le ricevitorie loro collegate non sono mai assoggettate all’Imposta Unica sulle Scommesse di cui al D.Lgs. 504/1998” scrive l’avvocato Diego Conte.

 

“Ciò è evidente se si guarda agli artt. 9 e 10 che disciplinano gli obblighi di rendicontazione in capo al bookmaker concessionario: questi, infatti, è tenuto a versare entro la fine dell’undicesimo giorno solare successivo alla chiusura dell’ultima settimana contabile del mese di riferimento il saldo mensile delle somme dovute all’AAMS, tra le quali figura anche quanto dovuto a titolo di Imposta Unica.

 

La conseguenza – prosegue Conte – è evidente: gli obblighi di versamento dell’Imposta Unica stanno in capo solo e soltanto al bookmaker concessionario, risultandone così completamente esentata la ricevitoria (ovvero il “punto di vendita” secondo la definizione contenuta all’art. 1, co. 2, lett. i) che con lui collabora. Alla luce di ciò assumono nuova forza l’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale emessa lo scorso dicembre dalla CTP Rieti e quella di rimessione alla Corte di Giustizia UE emessa a ottobre dalla CTR Lombardia: è evidente, infatti, che se la ricevitoria è soggetto passivo unicamente quando opera a favore di un bookmaker estero non concessionario vi sia qualcosa che non quadra e da un punto di vista costituzionale (vedasi il principio di uguaglianza, in primis) e da un punto di vista euro unitario (vedasi il diritto di poter prestare i propri servizi a qualunque soggetto comunitario senza discriminazione alcuna).

 

Non si capiscono, quindi, tutte quelle polemiche rivolte nei confronti delle ricevitorie dei bookmaker esteri (i c.d. CTD) né come si possa parlare che queste vivano in una continua e “diffusa immunità fiscale”: anche le ricevitorie dei bookmaker nazionali, come rilevato magistralmente dalla CTP Rieti, non pagano mai le imposte” conclude l’avvocato.

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