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Cassazione. Il betting exchange integra reati di raccolta abusiva e riciclaggio

In: Cronache, Diritto, Scommesse

13 luglio 2012 - 15:38


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(Jamma) Lo scambio di scommesse tra giocatori, il cosiddetto betting exchange, integra non solo il reato di esercizio abusivo dell’attività di scommesse, ma anche quelli di riciclaggio e associazione a delinquere (dal momento che il denaro transita da un conto di un giocatore all’altro) quando viene effettuato su siti stranieri. E’ quanto ha affermato la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, in una sentenza con cui ha respinto il ricorso intentato da un dirigente di una compagnia di scommesse che – insieme ad altri soggetti – si serviva di “piattaforme di scommesse on line preesistenti per assumere, su ogni singolo evento sportivo, il ruolo di banco e di giocatore”. I soggetti in questione, insomma, si servivano del betting exchange – che a breve verrà consentito anche in Italia – per “rivendere le scommesse”, ovvero per annullare i rischi della scommesse bancata: in cambio versavano una provvigione di lieve entità al sito di scambio scommesse.L’attività, secondo la Cassazione, in sé non è “produttrice di ricavi”, ma potrebbe avere “una diversa spiegazione, quale il riciclaggio di denaro giocato”. Nella pronuncia, si ripercorre anche la recente decisione della Corte di Giustizia Europea Costa-Cifone sul sistema concessorio italiano. Il Tribunale della Libertà di Napoli, infatti, aveva disapplicato la norma penale sull’esercizio dell’attività di scommesse senza autorizzazione, ritenendola in contrasto con il diritto comunitario. Per la Cassazione, invece, il sistema concessorio italiano è pienamente legittimo, e il sistema sanzionatorio non è da considerarsi “come tacitamente abrogato” come invece ha fatto il giudice di merito; inoltre quest’ultimo non avrebbe controllato in maniera adeguata l’attività effettivamente svolta dall’operatore estero e l’eventuale discriminazione subita. E ancora, la Cassazione ricorda che nessuna pronuncia della CGE “ha mai affermato l’incompatibilità assoluta” del sistema concessorio italiano, limitandosi a censurare solo alcuni aspetti. Pertanto, in ogni giudizio è necessario valutare la fattispecie concreta e la posizione dell’operatore che esercita la raccolta di scommesse in Italia senza concessione, per accertare se in precedenza abbia subito effettivamente discriminazioni che ne abbiano impedito la partecipazione alle gare, e se abbia richiesto inutilmente la licenza di pubblica sicurezza. Solo di fronte a una discriminazione, “il giudice nazionale è tenuto a indagare”, conclude la Cassazione, e “la mancanza di concessione o autorizzazione non può essere considerata il presupposto per l’applicazione delle sanzioni penali”.

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