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Scommesse e infiltrazioni mafiose nel calcio: il Parlamento convoca i vertici di Serie A mentre cresce l’allerta sull’integrità del sistema

Il Parlamento torna a puntare i riflettori sul rischio di infiltrazioni criminali nel calcio, ma il tema che oggi preoccupa in modo crescente gli addetti ai lavori è quello delle scommesse, legali e illegali, e del loro intreccio con i circuiti che ruotano attorno alle curve, ai biglietti e ai business dello stadio. Non è un caso che, nella giornata di giovedì 12 febbraio, a Palazzo San Macuto vengano ascoltati tre profili di primo piano del calcio di Serie A: il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, il presidente del Torino Urbano Cairo e il direttore generale dell’Atalanta Umberto Marino.

Le audizioni rientrano nell’attività del comitato parlamentare che si occupa delle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni territoriali e negli enti locali, con un focus specifico sulle ingerenze criminali nelle attività sportive. Il comitato, come ricordato dal senatore Filippo Melchiorre, prosegue un ciclo di ascolti già avviato con Juventus, Roma e Inter, con l’obiettivo di raccogliere elementi utili a comprendere la portata del fenomeno e individuare strumenti di contrasto.

Il punto centrale, per il mondo del gioco e delle scommesse, è che il rischio non si esaurisce nella tradizionale dinamica “curva e criminalità”. Negli ultimi anni, le inchieste hanno mostrato come i gruppi organizzati possano diventare, in alcune circostanze, un vero snodo economico, capace di controllare flussi di denaro e relazioni che si estendono oltre lo stadio. In questo scenario, le scommesse rappresentano un terreno particolarmente sensibile, perché costituiscono un mercato che muove capitali ingenti e che può diventare vulnerabile in presenza di contatti, pressioni, informazioni privilegiate o tentativi di condizionamento.

Le cronache giudiziarie più recenti, richiamate nella notizia, mostrano la solidità di questa linea investigativa. L’inchiesta “Doppia Curva” della Direzione distrettuale antimafia di Milano ha evidenziato infiltrazioni della ’ndrangheta nelle curve di Inter e Milan, con l’obiettivo di controllare business illeciti legati allo stadio di San Siro. Il caso ha portato nel giugno 2025 alla condanna a dieci anni di reclusione dei capi ultras indicati come figure centrali nella gestione di quei circuiti.

Nel racconto investigativo compare anche l’omicidio di Antonio Bellocco, figura ritenuta collegata a una famiglia ’ndranghetista di Rosarno, entrato nel direttivo della Curva Nord interista e ucciso nel settembre 2024 durante una lite. La vicenda, al di là del profilo criminale, segnala un dato strutturale: quando le curve diventano luoghi di gestione economica e potere, il rischio non riguarda solo l’ordine pubblico, ma la permeabilità complessiva del sistema calcio.

Ed è qui che le scommesse assumono un ruolo decisivo. Il legame tra criminalità organizzata e gioco non si manifesta soltanto nella gestione di sale illegali o nel riciclaggio, ma anche nella possibilità di intercettare e orientare mercati scommesse, soprattutto attraverso il match fixing o la creazione di reti parallele di puntate. La presenza di gruppi criminali in contesti che gravitano attorno ai club, agli stadi e alle persone accreditate può aumentare l’esposizione del sistema a pressioni e interferenze, anche in forme non immediatamente visibili.

In questo quadro, le audizioni di De Laurentiis, Cairo e Marino assumono un valore che va oltre la cronaca parlamentare. Il comitato intende capire quali strumenti concreti siano stati adottati dalle società per prevenire o intercettare fenomeni di infiltrazione e quali criticità vengano percepite dagli stessi club. Secondo quanto riportato, tutti e tre avrebbero escluso criticità nelle rispettive realtà, sottolineando come il fenomeno, nelle loro esperienze, non si manifesti in modo diretto. Un’affermazione che, pur comprensibile sul piano istituzionale, si inserisce in un contesto in cui la percezione pubblica e l’evidenza investigativa suggeriscono che il rischio esista e che, in alcuni casi, abbia già prodotto effetti concreti.

Parallelamente, proprio sul fronte delle scommesse, il sistema calcio prova a rafforzare gli strumenti di prevenzione attraverso iniziative strutturate di formazione. La Lega Pro ha ricordato l’impegno quindicennale dell’Integrity Tour, progetto avviato nel 2011 per contrastare frodi sportive e scommesse illegali. Il bilancio, secondo i dati diffusi, è significativo: 14mila tesserati coinvolti, 360 club raggiunti in oltre 150 città, con un percorso formativo che ha attraversato anche settori giovanili e staff tecnici.

La stessa linea viene portata avanti in Serie B, dove l’Integrity Tour prosegue con la collaborazione di Sportradar e dell’Associazione italiana calciatori, e con il supporto dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale come Integrity Partner. Il focus dichiarato è quello di aumentare la consapevolezza sui rischi legati alle scommesse sportive e sulle conseguenze, anche penali, che possono ricadere sui singoli calciatori e sui club. Il tema, in questa prospettiva, non è solo reprimere, ma prevenire, fornendo strumenti di difesa contro pressioni esterne, tentativi di coinvolgimento e dinamiche che possono iniziare in modo marginale e poi diventare sistemiche.

La coincidenza temporale tra le audizioni parlamentari e il rilancio di questi programmi di formazione restituisce una fotografia chiara: la minaccia delle infiltrazioni criminali nel calcio non viene più letta solo come un problema di ordine pubblico o di gestione delle curve, ma come una questione che tocca direttamente l’integrità delle competizioni e la credibilità dei mercati delle scommesse.

Per il settore del gioco legale, questo è un punto cruciale. Le scommesse sportive regolamentate vivono sulla fiducia, sulla trasparenza delle competizioni e sulla capacità delle istituzioni sportive di garantire che il risultato sul campo non sia alterato. Ogni zona grigia, ogni sospetto, ogni inchiesta che riguarda pressioni criminali nel calcio produce un effetto immediato anche sul mercato delle scommesse, alimentando la domanda illegale e mettendo in difficoltà la filiera autorizzata.

Le audizioni a Palazzo San Macuto, dunque, non sono soltanto un passaggio politico. Sono un segnale: lo Stato sta tentando di ricomporre un quadro che negli ultimi anni è apparso frammentato, in cui criminalità, curve e business dello stadio si intrecciano con un settore, quello delle scommesse, che resta tra i più esposti alle forme moderne di manipolazione sportiva. E proprio per questo, oggi più che mai, la partita si gioca sulla prevenzione, sulla formazione e sulla capacità di rendere impermeabile il sistema prima che le infiltrazioni diventino un dato strutturale.

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