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PVR e gioco online in Italia: diffusione, dati e impatto della riforma ADM

La rete dei Punti Vendita Ricariche (PVR) si conferma uno degli snodi più rilevanti (e allo stesso tempo più delicati) del sistema distributivo del gioco online in Italia. Un canale ibrido, a metà tra fisico e digitale, che continua a svolgere un ruolo centrale nella canalizzazione della domanda, soprattutto in alcune aree del Paese.

I PVR, per definizione, sono esercizi commerciali che consentono ai clienti di ricaricare il proprio conto di gioco online attraverso un’interfaccia fisica. Si tratta quindi di un servizio accessorio al gioco a distanza: non raccolgono direttamente le scommesse, è vietata l’intermediazione, ma permettono operazioni come apertura del conto, ricarica e assistenza al giocatore. In molti casi rappresentano anche un’alternativa ai pagamenti digitali, consentendo l’utilizzo del contante e mantenendo un rapporto diretto con l’utente.

Negli anni, questo modello si è affermato come uno degli strumenti principali di integrazione tra rete fisica e online. Secondo le analisi di settore, circa il 30% del valore complessivo delle ricariche passa proprio attraverso i PVR, mentre una quota significativa degli operatori utilizza questo canale distributivo. Un dato che spiega perché il tema sia oggi al centro del dibattito regolatorio.

I dati di un report EGP-FIPE restituiscono una fotografia territoriale molto chiara. La distribuzione dei PVR non è omogenea, ma fortemente concentrata in alcune regioni. In particolare, la Campania emerge come il principale polo nazionale, con quasi il 20% dei punti vendita ricariche sul totale, seguita dalla Lombardia, che si attesta intorno all’11%. Subito dietro si collocano Sicilia e Puglia, confermando una forte presenza nel Mezzogiorno.

Questa concentrazione geografica riflette dinamiche economiche e sociali precise. Da un lato, nei territori del Sud il PVR rappresenta spesso uno strumento di accesso al gioco online più immediato, soprattutto per una fascia di utenza meno incline all’utilizzo di strumenti digitali avanzati. Dall’altro, in regioni come la Lombardia, la diffusione è legata a una rete commerciale più strutturata e a una maggiore integrazione tra retail e servizi digitali.

Il report evidenzia anche come i pubblici esercizi – bar, tabaccherie e altri punti vendita – svolgano un ruolo cruciale in questo sistema. Si tratta di attività che, pur non essendo nate per il gioco, hanno progressivamente integrato i servizi di ricarica, diventando un punto di contatto diretto tra operatore e cliente.

Parallelamente, i dati sulla dinamica dei punti vendita mostrano un sistema in trasformazione. Da un lato si registra una riduzione complessiva degli esercizi non specializzati, dall’altro una crescita o una maggiore tenuta delle reti più strutturate, segnale di un processo di selezione e consolidamento in atto.

Il tema dei PVR si inserisce inoltre in un contesto normativo in evoluzione. Con la riforma del gioco online e l’introduzione dell’Albo nazionale, l’attività è stata ricondotta a un perimetro più definito e soggetta a requisiti stringenti, tra cui l’obbligo di registrazione e controlli più rigorosi da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire maggiore trasparenza e tracciabilità, dall’altro ridurre i margini di ambiguità che hanno caratterizzato il settore negli anni passati.

Non va trascurato, infine, il ruolo dei PVR nella gestione dei flussi economici del gioco. I dati sui conti attivi e sulle ricariche evidenziano un sistema in crescita: tra febbraio 2025 e febbraio 2026 il numero dei conti ha superato i 17,4 milioni, con un incremento di oltre il 5%. Nel solo 2025 sono state effettuate circa 338 milioni di operazioni di ricarica per un valore superiore ai 13 miliardi di euro, con una quota significativa ancora legata ai canali fisici.

In questo scenario, i PVR continuano a rappresentare un’infrastruttura strategica per il mercato. Ma proprio per il loro ruolo di “ponte” tra online e territorio, restano anche uno dei punti più sensibili sotto il profilo regolatorio. Il loro futuro dipenderà dalla capacità del legislatore di bilanciare esigenze di controllo, tutela del consumatore e sostenibilità del modello distributivo.

Redazione Jamma
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