Patti, comune di circa 13 mila abitanti in provincia di Messina, è finita al centro del dibattito nazionale sul gioco online dopo la pubblicazione del “Libro Nero dell’Azzardo 2026” di Fondazione Isscon, Federconsumatori e Cgil. Il rapporto colloca infatti la cittadina siciliana al primo posto in Italia tra i comuni con oltre 10 mila abitanti per intensità di gioco online, un dato che ha immediatamente acceso polemiche e interrogativi.
Ma proprio da Patti arriva ora una dura contestazione alle conclusioni che stanno accompagnando la diffusione del report. I titolari delle agenzie di scommesse Eurobet, Planetwin e Goldbet presenti sul territorio hanno infatti deciso di reagire formalmente, affidandosi all’avvocato Carmelo Occhiuto per chiedere una rettifica e difendere la propria immagine professionale.
Secondo gli operatori, il problema non risiede tanto nei numeri riportati dal dossier quanto nel messaggio che rischia di passare. A loro avviso, infatti, il dato della raccolta costruito attorno al primato di Patti finisce per suggerire un collegamento tra gli elevati volumi di gioco registrati e possibili fenomeni criminali o di riciclaggio, senza che vi siano elementi investigativi, procedimenti giudiziari o accertamenti ufficiali a sostegno di tali ipotesi.
È una contestazione che tocca un tema delicato. Da anni il dibattito pubblico sul gioco tende spesso a sovrapporre fenomeni diversi: la raccolta, cioè il volume complessivo delle giocate; la dipendenza da gioco; il gioco illegale; e il riciclaggio di denaro. Si tratta però di fenomeni distinti che non possono essere automaticamente assimilati.
È vero che Patti presenta numeri particolarmente elevati nel gioco online rispetto alla popolazione residente, ma da questo non discende automaticamente l’esistenza di attività illecite. Ed è proprio contro questa associazione che si schierano le agenzie del territorio.
Gli operatori ricordano che il gioco online autorizzato in Italia è uno dei comparti più controllati dell’intero sistema economico nazionale. Ogni conto gioco viene aperto attraverso procedure di identificazione obbligatorie, è collegato ai sistemi informatici gestiti da Sogei ed è sottoposto a continui controlli da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Tutte le operazioni sono tracciate: versamenti, prelievi, vincite e movimentazioni finanziarie vengono registrati e monitorati. Inoltre il collegamento con l’Anagrafe Tributaria impedisce l’apertura di conti intestati a persone inesistenti, decedute o minorenni. A ciò si aggiungono gli obblighi antiriciclaggio, i controlli sull’identità dei clienti e i sistemi di monitoraggio finalizzati alla prevenzione del gioco patologico.
Per questo motivo le agenzie pattesi ritengono che le valutazioni contenute nel dibattito successivo alla pubblicazione del rapporto possano risultare fuorvianti e lesive della reputazione di imprese che operano regolarmente all’interno del sistema concessorio statale.
La vicenda evidenzia un tema più ampio che riguarda l’intero settore del gioco pubblico. Quando si parla di territori che registrano livelli elevati di raccolta, è certamente legittimo interrogarsi sulle dinamiche economiche e sociali che generano quei numeri. Tuttavia, secondo gli operatori, trasformare un dato statistico in un sospetto generalizzato rischia di produrre un effetto distorsivo, alimentando nell’opinione pubblica l’idea che dove c’è molto gioco vi siano necessariamente irregolarità.
Da qui la richiesta di una rettifica e di una maggiore precisione nell’utilizzo dei dati. Perché una cosa è discutere dell’impatto sociale del gioco e dell’opportunità di politiche di prevenzione, altra è lasciare intendere che il volume del gioco legale possa costituire, di per sé, un indizio di criminalità o riciclaggio. Una distinzione che le agenzie di Patti ritengono fondamentale per tutelare la propria attività e, più in generale, la credibilità dell’intero sistema del gioco pubblico regolamentato.







