Aumentano i servizi digitali utilizzati dai minori, ma crescono anche i rischi, soprattutto nelle aree più sensibili come il gambling. È quanto emerge dallo Sweep 2025 del Global Privacy Enforcement Network (GPEN), l’indagine internazionale condotta da 27 autorità privacy, tra cui il Garante italiano, su 876 siti e app frequentati dai più giovani.
Il report evidenzia un quadro complesso: da un lato si registrano miglioramenti nelle politiche di protezione, dall’altro persistono criticità significative, in particolare nei sistemi di verifica dell’età e nella gestione dei dati personali. In molti casi, le misure introdotte risultano facilmente aggirabili, lasciando i minori esposti anche a contenuti non appropriati.
Tra questi rientra anche il gambling, esplicitamente incluso tra le categorie di contenuti potenzialmente dannosi monitorati dall’indagine. Il report segnala che contenuti legati al gioco d’azzardo compaiono in una quota rilevante delle piattaforme analizzate, all’interno di un ecosistema che comprende anche violenza, contenuti sessuali e altre forme di esposizione rischiosa.
Il problema si inserisce in un contesto in cui le piattaforme fanno sempre più ricorso a meccanismi di profilazione e condivisione dei dati. Oggi l’85% dei servizi condivide informazioni con terze parti, mentre cresce anche il numero di piattaforme che richiedono dati personali per accedere alle funzionalità complete. Dinamiche che, unite alla debolezza dei controlli sull’età, aumentano il rischio che i minori entrino in contatto con contenuti sensibili.
Le autorità sottolineano inoltre che questi contenuti compaiono spesso in contesti difficili da controllare, come sezioni generate dagli utenti, chat e feed algoritmici, dove la supervisione è limitata e la diffusione più rapida.
Resta però un elemento di incertezza che incide sulla lettura dei dati, soprattutto per quanto riguarda il gambling. L’indagine, infatti, non distingue tra siti di operatori autorizzati e piattaforme illegali o non regolamentate. Una distinzione tutt’altro che marginale: nel caso degli operatori legali, esistono obblighi stringenti in materia di verifica dell’età, limiti di accesso e tutela dei minori, mentre nei contesti illegali tali garanzie sono spesso assenti o inefficaci.
La mancata distinzione tra queste due realtà rende più complesso interpretare il fenomeno e valutare l’effettiva portata del rischio. Se i contenuti rilevati fossero prevalentemente riconducibili a siti non autorizzati, il tema assumerebbe una dimensione diversa, legata soprattutto alla capacità di contrasto dell’offerta illegale e alla protezione degli utenti più giovani da circuiti non controllati.
Per il Garante della privacy e le altre autorità coinvolte, il messaggio resta comunque chiaro: servono strumenti più efficaci. Non basta prevedere limiti formali, ma è necessario rafforzare i sistemi di verifica dell’età, ridurre la raccolta dei dati e progettare servizi che tengano conto della vulnerabilità dei minori fin dall’origine.
In un contesto in cui il digitale è sempre più centrale nella vita dei più giovani, il nodo del gambling emerge così come uno dei punti più delicati, tra tutela dei dati personali, regolazione del mercato e protezione dei minori.








