È un’analisi articolata e, per certi versi, rivelatrice dello stato del settore quella contenuta nella relazione sul gioco pubblico per il 2025 presentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Parlamento, anticipata su Jamma la scorsa settimana. Il documento non si limita a fornire dati su raccolta e gettito, ma ricostruisce l’architettura normativa del comparto, mettendo in luce le criticità emerse negli ultimi anni, soprattutto sul fronte della rete fisica.
Al centro della relazione viene ribadito l’impianto giuridico che regge il sistema italiano dei giochi pubblici, fondato su due principi ordinamentali che ne definiscono identità e funzionamento. Il primo è la cosiddetta riserva legale statale: spetta allo Stato stabilire quali giochi possono essere offerti e in quali luoghi è consentito praticarli. Il secondo riguarda invece le modalità di gestione, che possono essere dirette oppure affidate a soggetti privati attraverso gare pubbliche europee, secondo il modello della concessione.
Le radici di questo assetto affondano nel decreto legislativo del 14 aprile 1948, n. 496, che ancora oggi rappresenta il riferimento normativo fondamentale. In quel testo si afferma con chiarezza che l’organizzazione e l’esercizio dei giochi con vincita in denaro sono riservati allo Stato, il quale può operare direttamente o tramite soggetti terzi selezionati sulla base di requisiti di affidabilità. È da qui che prende forma un modello ibrido, in cui la gestione è esternalizzata ma il controllo resta saldamente pubblico.
La relazione evidenzia come questo equilibrio si sia tradotto, nel tempo, in un sistema concessorio che ha garantito allo Stato il presidio del settore, tutelando al contempo ordine pubblico e interessi erariali. Attraverso procedure a evidenza pubblica, l’Amministrazione affida ai concessionari l’esercizio del gioco, mantenendo un potere di vigilanza e indirizzo.
Sul piano operativo, il documento distingue chiaramente i due canali attraverso cui avviene la raccolta: quello tradizionale, basato sulla rete fisica di punti vendita, e quello online, introdotto con la legge del 2009 e oggi pienamente integrato nel sistema. Se il digitale ha beneficiato di uno sviluppo più lineare, è proprio la rete territoriale a rappresentare il nodo più critico.
La relazione del ministro Giorgetti sottolinea infatti come il modello di esternalizzazione, almeno per quanto riguarda i punti fisici, stia attraversando una fase di transizione complessa. Il motivo principale è il crescente intervento delle autonomie locali. Regioni e Comuni, richiamando competenze in materia di tutela della salute e governo del territorio, hanno progressivamente introdotto limiti su distanze e orari dei punti gioco.
Questo processo, avviato soprattutto a partire dal 2013, ha portato a una frammentazione normativa che ha inciso profondamente sulla struttura del mercato. L’assenza di regole uniformi sul territorio nazionale ha reso difficile per gli operatori pianificare le reti di distribuzione e, allo stesso tempo, ha complicato l’azione dello Stato nella gestione delle concessioni.
Non a caso, la relazione richiama i pareri del Consiglio di Stato del 2019, nei quali si evidenziava come l’incertezza sulle regole locali impedisse di definire criteri adeguati nei bandi di gara per il rinnovo delle concessioni, in particolare per il Bingo e le scommesse. In un contesto così variabile, risulta difficile garantire una distribuzione equilibrata ed efficiente dei punti vendita.
Il documento è chiaro nel sottolineare che, senza una preventiva armonizzazione delle normative locali, il rischio è quello di paralizzare il sistema concessorio. Da qui la necessità, più volte ribadita, di raggiungere un’intesa a livello nazionale su distanze e orari, così da restituire certezza agli operatori e consentire la ripartenza delle gare.
Solo dopo aver sciolto questo nodo, si legge nella relazione, sarà possibile definire regole comuni per tutti i prodotti di gioco e procedere all’assegnazione delle nuove concessioni, garantendo al contempo la tutela dei giocatori, la salvaguardia delle entrate erariali e la stabilità del mercato.
Accanto a questi aspetti, la relazione offre anche un quadro delle attività svolte dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel corso del 2025, con dati sulla legalità, sulla protezione dei consumatori e sull’andamento economico dei diversi segmenti del gioco pubblico.
Nel complesso, emerge l’immagine di un sistema che resta ancorato a principi giuridici solidi, ma che deve oggi confrontarsi con una realtà profondamente cambiata. La sfida, come lascia intendere il documento presentato dal ministro Giorgetti, sarà trovare un nuovo punto di equilibrio tra centralizzazione e autonomia, capace di sostenere lo sviluppo del settore senza rinunciare alle esigenze di controllo e tutela.






