HomePrimopianoCalcio, Abete e Malagò uniti sul betting: nelle candidature della FIGC torna...

Calcio, Abete e Malagò uniti sul betting: nelle candidature della FIGC torna la richiesta di risorse dalle scommesse per finanziare il calcio

Si apre ufficialmente la corsa alla presidenza della FIGC. Nella giornata di ieri, 14 maggio, Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato in Federazione le rispettive candidature corredate dai programmi elettorali, nel rispetto del termine fissato a quaranta giorni dall’Assemblea Elettiva convocata per il prossimo 22 giugno a Roma.

La candidatura di Abete è sostenuta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò è stata presentata dalla Lega Serie A. Ma al di là della sfida politica interna al calcio italiano, emerge con forza un dato destinato ad avere un peso anche nel dibattito istituzionale: entrambi i candidati chiedono apertamente che una quota delle risorse generate dalle scommesse sportive torni al calcio.

Non si tratta più soltanto di una riflessione sul divieto di sponsorizzazione imposto dal Decreto Dignità del 2018. Nei programmi di Abete e Malagò compare infatti una vera e propria linea politica comune: il calcio rivendica una partecipazione economica diretta al valore prodotto dal mercato del betting.

È un cambio di tono molto netto rispetto agli ultimi anni. Dopo una lunga fase in cui il rapporto tra calcio e gioco era rimasto sostanzialmente congelato sul piano pubblico e istituzionale, oggi i due candidati alla guida della FIGC convergono apertamente sull’idea che il sistema calcio debba recuperare risorse dal comparto scommesse.

Nel documento programmatico di Giancarlo Abete il tema viene affrontato in maniera esplicita. L’ex presidente federale chiede di riaprire il confronto sulle sponsorizzazioni da parte degli operatori di giochi e scommesse, sottolineando che dal 2018 il calcio italiano ha perso un’importante opportunità di sostegno economico per le società di vertice. In tutto ciò sottolinea di non voler mettere in discussione la norma relativa al divieto di pubblicità per le società di gioco e scommesse.

Ma il punto centrale è soprattutto un altro: Abete propone il recupero di una quota delle entrate generate dalle scommesse sportive sul calcio da destinare direttamente alla FIGC. Il riferimento è alla storica “quota schedine”, con l’ipotesi di attribuire alla Federazione il 2% della raccolta derivante dalle scommesse calcistiche, in un mercato che oggi supera i 16 miliardi di euro.

Nel programma viene precisato che tali risorse dovrebbero finanziare attività considerate strategiche e socialmente rilevanti, dal calcio giovanile allo sviluppo del calcio femminile, passando per il rafforzamento dell’intero movimento federale. Abete collega inoltre questa proposta alla necessità di reintrodurre strumenti di sostegno economico allo sport venuti meno alla fine del 2024.

Anche Giovanni Malagò affronta il tema con toni molto chiari. Nel suo programma il betting viene inserito tra le grandi “risorse di sistema” del calcio italiano insieme ai diritti televisivi, alla lotta alla pirateria audiovisiva e alla fiscalità sportiva.

Il presidente del CONI parte da una considerazione economica precisa: il calcio genera valore per il sistema Paese e deve poter recuperare una quota più adeguata delle risorse che contribuisce a produrre. In questo quadro, il mercato delle scommesse sportive viene descritto come un asset economico direttamente collegato al calcio.

Malagò richiama i numeri record della raccolta sulle scommesse calcistiche e del gettito fiscale prodotto dal settore, sostenendo che sia “legittimo aprire una riflessione” sul ritorno di parte di queste risorse al movimento calcistico. Il passaggio più significativo è quello in cui afferma che, se il calcio genera una parte rilevante del valore del betting, almeno una parte di quel valore deve tornare al calcio e alla sua funzione sociale.

La convergenza tra Abete e Malagò appare particolarmente rilevante proprio perché supera gli schieramenti interni al sistema federale. Le due candidature nascono infatti da aree politiche differenti del calcio italiano, ma finiscono per condividere la stessa impostazione sul rapporto tra sport e scommesse.

È questo il vero elemento politico emerso dal deposito dei programmi: il tema del betting non è più percepito come un argomento marginale o difensivo, ma come una questione strutturale di sostenibilità economica del calcio italiano.

Sul tavolo tornano così due dossier che sembravano archiviati: da un lato la possibile revisione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni introdotto dal Decreto Dignità; dall’altro la richiesta di un riconoscimento economico stabile a favore del calcio per il valore generato dal mercato delle scommesse sportive.

Il fatto che entrambe le candidature alla presidenza FIGC abbiano scelto di inserire questo tema nero su bianco nei programmi elettorali rappresenta un segnale politico molto forte verso Governo e Parlamento. Il calcio italiano, oggi, sembra voler riaprire ufficialmente la partita sulle risorse del betting.

Altri articoli