Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Zolezzi (M5S): “Stop ai CTD; ma lo Stato come intende intervenire?”

In: Politica, Scommesse

21 gennaio 2014 - 10:00


zolezzi

(Jamma) Intervenire per impedire ai Centri trasmissione dati (CTD) di operare in contrasto con le regole, scongiurando consistenti danni erariali nonché significativi disagi sociali. LO chiedono in una interrogazione presentata al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro della salute i grillini Alberto Zolezzi e Massimo Baroni.

“Nel 1999 – spiegano – alcune società rimasero escluse dalle gare per il rilascio della concessione per i giochi d’azzardo – il decreto-legge n. 223 del 2006, cosiddetto «decreto Bersani» (misure di contrasto del gioco illegale) che ha proceduto a una riforma del settore del gioco in Italia, con la finalità di adeguarlo alle regole dell’Unione; molte delle società escluse in precedenza presentarono ricorso; i ricorrenti nei procedimenti principali gestiscono «centri di trasmissione dati» («CTD»), per conto della Goldbet Sportwetten GmbH, società di diritto austriaco, con sede ad Innsbruck, con licenza di bookmaker rilasciata dal Governo del Tirolo.

L’organizzazione delle scommesse compete solamente alla richiamata società. Infatti dopo aver ricevuto la proposta di scommessa inoltrata dal CTD, la Goldbet può accettare o meno la scommessa, mentre al titolare del CTD spetta esclusivamente il compito di mettere in contatto lo scommettitore e il bookmaker straniero. Il servizio offerto sarebbe, dunque, solo quello di proporre agli scommettitori la connessione e la trasmissione dati, inoltrando al bookmaker la scommessa; le istanze di autorizzazione di polizia da parte dei CTD sono state respinte sulla base del fatto che la Goldbet non era titolare in Italia della concessione rilasciata dai monopoli di Stato.

Sono stati proposti ricorsi dinanzi al TAR Toscana, deducendo la violazione del principio del mutuo riconoscimento fra Stati membri a causa del rifiuto di concedere alle società, debitamente autorizzate in altri Stati membri, l’autorizzazione ad esercitare in Italia.

La SNAI, (Sindacato nazionale agenzie ippiche spa), la Stanley International Betting Ltd e la Stanleybet Malta Ltd sono intervenuti a sostegno del convenuto, il Ministero dell’interno. Il giudice del rinvio ha chiesto alla Corte europea se il diritto dell’Unione europea ammetta una normativa nazionale che imponga alle società interessate l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione sempre rilasciata dallo Stato e che ne limiti il rilascio a coloro che sono già in possesso della concessione; secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea la licenza di pubblica sicurezza serve per l’attività di gestione e di raccolta delle scommesse (Corte di giustizia dell’Unione europea, sezione III, sentenza 12 settembre 2013 n. C-660/11) oltre a una concessione previa pubblica gara di legge; dunque i CTD non potrebbero esercitare attività di gioco di azzardo, anche se la normativa resta incerta.

Dalle dichiarazioni di stampa di Francesco Ginestra, presidente dell’Associazione giochi e scommesse (Agisco), nata sulle ceneri di Assosnai, si evince che gli esercizi irregolari in Italia per l’attività di gestione e di raccolta delle scommesse, fra cui molti CTD, siano circa seimila, un numero superiore a quello dei punti legali, con un’evasione che si aggira attorno ai 400 milioni di euro, un’immensa cifra sottratta al Paese; i volumi del gioco regolare risultano in diminuzione, mettendo a rischio circa 25 mila posti di lavoro; analoghe dichiarazioni sono state rese da Roberto Fanelli, direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Da numerose testimonianze – affermano i grillini – risulta che i CTD non svolgano in tutto il Paese il mero ruolo di gestione e trasmissione dati e scommesse, ruolo che non sarebbe comprensibile vista la crescita del volume di affari delle scommesse nei CTD e la diffusione comunque crescente delle reti domestiche, ma risulta che avvenga cessione di denaro contante agli scommettitori e vincite in percentuali maggiori rispetto ai punti legali dovute anche alla diversa tassazione, con chiara tendenza a rivolgersi a tali punti per le scommesse; mancando per questi esercizi la concessione di pubblica sicurezza, non si può escludere che anche minorenni ricorrano a tali centri; tali centri oltretutto possono sorgere a distanze minime rispetto alle scuole e agli altri punti di rispetto considerati dalla normativa per gli esercizi di gestione scommesse regolari; la mancanza della autorizzazione di pubblica sicurezza funge quindi da aggravante dell’illegalità di queste attività; sono in corso indagini della magistratura su questi fatti; il settore del gioco d’azzardo è legato a notevoli criticità sociali, non ultima la ludopatia, di cui tenterà di occuparsi a breve una proposta di legge del nostro gruppo parlamentare degli interroganti; l’illegalità in tale settore è foriera di ulteriori problemi di ordine sociale e fiscale”.

 

Commenta su Facebook


Realizzazione sito