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Una tassa europea sull’iGaming: il vicepresidente Negrescu rilancia l’ipotesi di un prelievo dell’1% su casinò online e scommesse

Un’ipotesi di tassa europea sull’iGaming torna ad accendere il confronto politico a Bruxelles e, soprattutto, a Malta, dove il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia nazionale.

La proposta arriva dall’eurodeputato socialista romeno Victor Negrescu, vicepresidente del Parlamento europeo e membro della commissione Bilancio (BUDG), che ha rilanciato l’idea di introdurre un’imposta UE sui profitti di casinò online e società di scommesse.

Intervenendo in commissione Bilancio (BUDG), Negrescu ha parlato di una possibile aliquota iniziale dell’1%, capace – secondo le sue stime – di generare “decine di miliardi di euro” per il bilancio dell’Unione. Il tema, ha spiegato, si lega direttamente alla sostenibilità delle nuove prospettive finanziarie europee: il budget da due trilioni proposto dalla Commissione rischierebbe infatti di non disporre delle risorse necessarie, perché basato su maggiori contributi degli Stati membri e su nuove imposte comuni che richiedono l’unanimità, condizione che oggi non esiste.

Negrescu ha aggiunto che, insieme ai colleghi socialdemocratici, sono state valutate alcune attività economiche che beneficiano del mercato unico senza contribuire in modo adeguato allo sviluppo dell’UE. Tra queste, ha indicato proprio l’industria del gioco online, sottolineando come molte società abbiano sede in Paesi con fiscalità molto bassa e come in alcuni casi questi servizi non siano nemmeno soggetti a IVA. Secondo il vicepresidente dell’Europarlamento, l’assenza di una regolazione europea uniforme consentirebbe a parte del settore di “bypassare” i bilanci nazionali e comunitari, pur operando all’interno del mercato unico.

L’iniziativa ha però suscitato immediate reazioni critiche tra gli europarlamentari maltesi, preoccupati per le ricadute su un comparto strategico per l’isola. Il nazionalista Peter Agius ha denunciato apertamente il rischio che “i socialisti europei vogliano imporre una tassa sul gaming online”, interpretando l’emendamento come un attacco diretto al modello maltese, fondato su un regime fiscale competitivo e su un quadro normativo nazionale autonomo.

Più prudente, pur mantenendo una linea di opposizione, la posizione del laburista Alex Agius Saliba, anch’egli nel gruppo S&D. Il deputato ha chiarito al Times of Malta che le modifiche proposte da Negrescu non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale dei socialisti europei: “La questione non è stata ancora discussa a livello di gruppo”. Agius Saliba ha inoltre assicurato che, anche qualora il gruppo dovesse sostenere l’idea, i rappresentanti maltesi metterebbero al primo posto l’interesse nazionale, votando contro.

Sul piano istituzionale, la proposta appare comunque lontana da una concreta attuazione. Il Parlamento europeo, infatti, non ha il potere autonomo di introdurre una tassa UE: qualsiasi imposizione fiscale comune richiederebbe l’unanimità dei 27 governi nazionali. Fonti europee citate dal quotidiano maltese sottolineano che, qualora si arrivasse davvero a quel livello, Malta eserciterebbe senza esitazione il diritto di veto.

Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio di assenza di armonizzazione europea nel gioco d’azzardo. A differenza di altri settori regolati a livello comunitario, il gaming resta competenza nazionale, con sistemi fiscali e norme profondamente diverse tra gli Stati membri. Proprio questa frammentazione ha alimentato negli ultimi anni un contenzioso crescente tra tribunali maltesi e austriaci, legato ai tentativi di recupero delle perdite da parte di giocatori stranieri.

In questo scenario, l’idea di una tassa europea sull’iGaming appare come un segnale politico forte, capace di riaprire un confronto delicato tra esigenze di nuove entrate comuni, lotta al mercato illegale e difesa dei modelli nazionali su cui alcuni Stati membri hanno costruito una parte rilevante della propria economia digitale.

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