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Umbria. Zaffini (consigliere regionale): “Sostengo l’apertura dei casinò, ma no alle slot. Chi le difende? I gestori”

In: Politica

22 ottobre 2014 - 12:17


zaffini

(Jamma) L’Umbria si appresta a dare il via libera alla legge contro le ludopatie, destinata a regolamentare in particolare il settore delle new slot. Il relatore della normativa a Palazzo Cesaroni è Franco Zaffini, ovvero lo stesso consigliere regionale di Fratelli d’Italia che era stato in un recente passato strenuo sostenitore della possibilità di aprire un casinò in ogni regione d’Italia, ovviamente Umbria inclusa.

«Noi — spiega in una intervista a La Nazione — abbiamo fatto a suo tempo una battaglia per promuovere i casinò con finalità turistiche, nel caso della legge regionale stiamo parlando invece di mettere un freno allo Stato “biscazziere” che sta trasformando praticamente ogni bar e ogni circolo in una casa da gioco». Zaffini ricorda poi di essere stato presidente dell’Anit, l’associazione delle città che si erano in un certo senso candidate ad ospitare i casinò, proponendo Spoleto come possibile Las Vegas umbra.

«Dell’associazione — aggiunge — facevano parte realtà quali Taormina e Cortina, giusto per citarne un paio. Purtroppo lo Stato non ci ha dato l’opportunità di portare avanti un progetto che avrebbe sicuramente avuto notevoli ripercussioni positive sul territorio, mentre autorizza forme di gioco ben più dannose». Il consigliere regionale spoletino punta il dito sulle new slot e sulle videolotterie: «Siamo davanti a un settore che porta entrate copiose all’erario, non c’è dubbio, però in cambio riceviamo il danno sociale connesso alle ludopatie e al gioco compulsivo. Ci sono centinaia di vite e famiglie rovinate».

Il consigliere di Fratelli d’Italia traccia quindi con forza un solco tra gioco sano e dipendenza: «Il gioco, quand’è fisiologico e non una patologia, è parte del nostro essere e della nostra natura umana. Venti casinò avrebbero portato un’offerta di gioco che nulla ha a che vedere, per dimensioni, con quella attuale». La regione è corsa dunque ai ripari: «Avevamo presentato tre proposte di legge, oltre al sottoscritto si erano mossi i consiglieri Sandra Monacelli (Udc) e Oliviero Dottorini (Idv); alla fine abbiamo deciso di unificare le tre proposte. La nostra idea è di diminuire l’Irap per i gestori dei locali che decidono di non installare le slot machine, viceversa di aumentarla per chi lo fa».

Cosa che non piace affatto alla gran parte dei gestori stessi: «La manovra è finanziariamente irrilevante, piuttosto avrebbe una valenza sociale. Chi sta agitando il problema, invocando lo spettro dell’illegalità, sono i proprietari delle macchinette, ovvero quelli che speculano sulle disgrazie dei malati di gioco», conclude il consigliere regionale.

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