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Trento. Al via discussione su ddl gioco d’azzardo patologico. Dubbi della Giunta sulla destinazione dell’1,5% degli introiti alla prevenzione

In: Apparecchi Intrattenimento, Politica

4 giugno 2015 - 14:27


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(Jamma) La Quarta Commissione del Consiglio Provinciale di Trento ha trattato ieri i due ddl sul gioco d’azzardo, quelli di Viola e di Plotegher che sono stati unificati in un testo unificato. Un’intesa importante tra minoranza e maggioranza ha affermato Piero De Godenz dell’Upt.
Il consigliere Walter Viola ha ricordato che ci sono dei particolari che non hanno avuto l’approvazione della Giunta, ma l’obiettivo di questo ddl è di essere utile sia nella prevenzione che nella cura della dipendenza da gioco. La consigliera Violetta Plotegher ha ricordato che i numeri con dipendenza patologica, come ha confermato lo studio di Transcrime, non sono altissimi, però moltissimi sono i giocatori, purtroppo in crescita tra i minori,  e questo pesa sulle condizioni economiche dei più deboli.
Il ddl, ha detto, cerca di lavorare sull’offerta, soprattutto limitando la pubblicità, ma soprattutto sulla prevenzione. Si è rinunciato all’idea di elaborare un piano specifico e un osservatorio, ha ricordato, perché questi vanno incardinati nel piano della salute. Si è invece mantenuta la norma con la quale si stabilisce la necessità che la Pat spenda in prevenzione e cura almeno l’1,5% di quanto ricava dal gioco. Fatte due calcoli, circa 700 mila euro. Una norma, ha ricordato la consigliera, già applicata a Bolzano con ottimi risultati. Mettere in norma una percentuale, ha ricordato Viola, dà l’idea di un impegno concreto. Donata Borgonovo Re ha detto che i dati sul gioco d’azzardo vanno presi senza esagerazioni, anche se non si può dimenticare che negli ultimi 10 anni il numero dei giocatori è triplicato. L’introduzione di un sistema di valutazione delle politiche di prevenzione, come hanno chiesto Viola e Plotegher, è un bene, ma qualche dubbio è stato espresso sull’articolo del ddl in base alla quale la Pat dovrebbe concertare con il terzo settore le politiche di prevenzione. Sulla previsione di una percentuale dei ricavi da destinare alla prevenzione delle ludopatie, ha ricordato l’assessora, ci sono dubbi soprattutto da parte della ragioneria della Pat.
Già oggi si spendono 400 mila euro per il contrasto al febbre del gioco su un introito di 43 milioni, ma le azioni di prevenzione vanno al di là di questo problema specifico. Perché, di solito, ha ricordato Donata Borgonovo Re, chi sviluppa questa dipendenza ne ha già altre. Sulla pubblicità, ha aggiunto, si deve agire soprattutto su ciò che dipende dal pubblico, perché vedere sugli autobus pubblicità delle sale da gioco è un’evidente contraddizione.
Violetta Plotegher ha risposto affermando che la norma e non vincola questa cifra solo alla ludopatia e comunque si tratta di una scelta etica. La concertazione con le coop, inoltre, è fondamentale, come dimostra il settore psichiatrico. Anche per Viola il terzo settore deve essere protagonista, in primo luogo nella prevenzione, perché più elastico e meno costoso. La discussione sull’articolato si terrà in una prossima seduta della Quarta Commissione.

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