La senatrice di Fratelli d’Italia, Cinzia Pellegrino (in foto), ha presentato ieri in Aula al Senato un’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri dell’Economia e delle finanze, dell’Interno e delle Imprese e del made in Italy, chiedendo iniziative in merito alla diffusione di applicazioni mobili che, attraverso meccaniche di gioco e sistemi di premi o guadagni in denaro, potrebbero presentare profili di irregolarità.
Nell’atto ispettivo, la senatrice evidenzia “la diffusione, negli store digitali accessibili dal territorio nazionale, di applicazioni mobili” che promettono “facili guadagni o premi in denaro”, fenomeno definito in “costante e preoccupante aumento”. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, dietro alcune di queste piattaforme potrebbero celarsi schemi riconducibili a sistemi piramidali, meccanismi “Ponzi” o condotte di raccolta illecita di dati personali e finanziari, con possibili violazioni della normativa in materia di tutela dei consumatori e protezione dei dati personali.
Tra i riferimenti richiamati figura anche la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 16 aprile 2026 (causa C-440/23) che, come ricordato nell’interrogazione, ha ribadito il diritto degli Stati membri di vietare i giochi d’azzardo online non autorizzati, riconoscendo la legittimità di misure restrittive volte a tutelare i consumatori, contrastare i mercati paralleli e indirizzare il gioco verso circuiti regolamentati. L’atto sottolinea inoltre che la pronuncia evidenzia come i giochi online presentino “rischi specifici superiori a quelli in presenza”, anche per la loro accessibilità e capacità attrattiva nei confronti dei soggetti più vulnerabili.
L’interrogazione richiama inoltre il G7 Regulators Roundtable ospitato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli a Roma nel maggio 2026, ricordando che l’iniziativa aveva l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i regolatori europei nel contrasto al gioco illegale, anche nella sua dimensione digitale e transfrontaliera.
Particolare attenzione viene dedicata all’applicazione “Chicken road” e ad altri applicativi analoghi appartenenti alla categoria dei cosiddetti “crash game” o “finti arcade”. Secondo quanto riportato nell’atto, recenti segnalazioni di utenti e consumatori avrebbero sollevato dubbi sulla legittimità e sulla trasparenza di queste piattaforme. L’interrogazione afferma che i fruitori lamenterebbero “l’opacità assoluta sulla titolarità e gestione della piattaforma”, “l’impossibilità di prelevare le somme accumulate”, oltre all’utilizzo sistematico di “dark pattern”, ossia interfacce grafiche ritenute manipolative, e di meccanismi di referral che, secondo la senatrice, richiamerebbero le caratteristiche dei sistemi piramidali.
L’atto evidenzia inoltre come la presenza di tali applicazioni sui principali store digitali e la loro promozione attraverso campagne sponsorizzate sui social network e sulle piattaforme di messaggistica possano ampliare il numero di utenti potenzialmente esposti al fenomeno.
Con l’interrogazione, Pellegrino chiede al Governo se sia a conoscenza delle criticità segnalate riguardo all’applicazione “Chicken road” e ai simili crash game e se ritenga opportuno interessare la Polizia postale e delle comunicazioni e le altre autorità competenti affinché verifichino “l’eventuale natura fraudolenta dell’applicazione” e l’eventuale sussistenza di reati quali truffa, esercizio abusivo dell’attività di gioco d’azzardo, riciclaggio o autoriciclaggio.
La senatrice domanda inoltre se il Governo intenda coinvolgere l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, per i profili di competenza in materia di gioco pubblico e contrasto al gioco illegale, e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per l’accertamento di eventuali pratiche commerciali scorrette, con particolare riferimento all’utilizzo di dark pattern e di messaggi promozionali ritenuti ingannevoli.
Infine, l’interrogazione chiede quali iniziative strutturali e di monitoraggio continuativo il Governo intenda adottare, anche attraverso eventuali protocolli d’intesa con Google e Apple, per rafforzare i controlli preventivi sulle applicazioni distribuite in Italia e bloccare tempestivamente l’operatività di piattaforme che, secondo quanto riportato nell’atto, potrebbero mettere a rischio la sicurezza economica degli utenti e la tutela dei loro dati personali.







