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Scommesse, Arlotti (Pd): “Rafforzare le misure di contrasto alla presenza della criminalità organizzata”

In: Politica, Scommesse

3 novembre 2014 - 11:41


camera-dei-deputati

(Jamma) – Interrogazione a risposta scritta presentata al Ministero dell’Interno dal deputato del Pd, Tiziano Arlotti, in merito alla vicenda Pantani. Arlotti chiede quali iniziative il Governo intenda prendere per contrastare la criminalità organizzata e i suoi interessi legati al mondo delle scommesse.

 

Di seguito il testo dell’interrogazione: “Premesso che: secondo il dossier «azzardo poli» dell’associazione «Libera» il gioco è la terza industria in Italia. Un settore che non conosce crisi e, anzi, ogni anno aumenta il suo giro di affari che è stimato in quasi 80 miliardo di euro; in questo settore si concentra l’attenzione della criminalità organizzata e il gioco illegale e clandestino vale in termini di affari 10 miliardi di euro e vede coinvolti 41 clan tra mafia, camorra e ’ndrangheta; che questa sia la nuova frontiera della criminalità organizzata lo dimostrano le procure e le direzioni distrettuali antimafia che hanno effettuato indagini nel corso degli ultimi anni con diverse operazioni in tutta Italia; nelle scorse settimane si è appreso dagli organi di informazione che la procura di Forlì ha confermato la riapertura dell’inchiesta su una presunta macchinazione ai danni del ciclista Marco Pantani per alterne le analisi del sangue a madonna di Campiglio nel 1999 che portarono l’esclusione del corridore romagnolo dal Giro d’Italia; il 5 giugno 1999 Marco Pantani fu sottoposto ad un controllo UCI per la salute atleti e gli fu riscontrato un ematocrito alto di quasi due punti sopra il limite consentito cosa che costò l’esclusione immediata del leader dalla corsa a sole due tappe dal termine; sul prelievo vi è sempre stata l’ombra della mancata scelta della provetta del test da parte di Pantani con il medico che dopo aver effettuato il prelievo la portò via in tasca in violazione di quanto invece prevede il protocollo; la riapertura del caso è partito dalle parole scritte in una lettera da Renato Vallanzasca, boss della malavita, alla mamma del Pantani, riportate anche nel libro autobiografico del criminale; il bandito della Comasina, raccontò alla mamma di Pantani di essere stato avvicinato qualche giorno prima del famoso 5 giugno 1999 da un detenuto, con frequentazioni nel giro delle scommesse clandestine e di camorra, che gli suggerì di puntare soldi, con disponibilità addirittura ad anticipare le somme; sul vincitore del Giro d’Italia e che non sarebbe stato Pantani; quanto riportato metterebbe in relazione una serie di episodi anomali già all’attenzione dei magistrati come il racconto di alcuni suoi compagni di squadra che la sera prima del controllo ricevettero tele telefonate di chi chiedeva il perché il giorno seguente Pantani non avrebbe preso il via alla tappa e delle minacce ricevute dallo stesso atleta in occasione dell’arrivo a Cesenatico; Pantani ha sempre sostento di essere stato vittima di una macchinazione alle sue spalle e la stessa sua tragica scomparsa assumerebbe in relazione a questi elementi contorni ancor più inquietanti; si tratta di un episodio davvero emblematico che evidenzierebbe ancor di più ove ve ne fosse bisogno, della pervasività della criminalità organizzata nel mondo delle scommesse, clandestine; è del tutto evidente che questa vicenda che ha interessato una delle figure sportive più popolari della storia recente del nostro paese apre scenari inquietanti e richiede da parte delle istituzioni una maggiore attenzione circa l’evoluzione dei fenomeni di infiltrazione e il loro contrasto –: proprio a partire dalla vicenda di Marco Pantani, nel pieno rispetto dell’autonomia dell’attività giudiziaria, quali iniziative il Governo intenda porre in essere per rafforzare le misure di contrasto alla presenza della criminalità organizzata in relazione ai suoi pervasivi interessi nel mondo delle scommesse, che, come si è visto nel caso riportato in premessa, aprono scenari davvero inquietanti“.

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