La Sardegna incasserà quasi 580 milioni di euro nei prossimi tre anni grazie al gioco legale, ovvero slot, scommesse e anche casinò online. È quanto emerge dalle previsioni contenute nel bilancio regionale per il triennio 2026-2028, che stima proventi pari a 189.135.941 euro per il 2026, 192.918.660 euro per il 2027 e 196.777.034 euro per il 2028. Si tratta di entrate che derivano dalla compartecipazione spettante alla Regione sulle somme raccolte tramite giochi con vincita in denaro, così come previsto dallo Statuto speciale e dal decreto legislativo n. 114 del 2016. Secondo la norma, la Sardegna ha diritto a una quota delle entrate erariali, tributarie e non tributarie, derivanti dai giochi effettuati nel suo territorio o, nel caso del gioco online, dai conti intestati a residenti sardi. Il gettito viene poi calcolato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e trasferito alla Regione attraverso il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato.
Nel dettaglio, la normativa prevede che rientrino in questo meccanismo le giocate relative a slot machine, videolottery, scommesse sportive, concorsi a pronostico, lotterie, giochi numerici, bingo e tutto il comparto dei giochi a distanza. A dispetto dell’evidente beneficio economico, la Regione Sardegna ha affiancato a questo sistema di compartecipazione una legislazione particolarmente rigorosa per quanto riguarda la prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Nel 2019 è stata infatti approvata la legge regionale n. 2 che introduce misure restrittive su più fronti: limitazioni sugli orari di apertura delle sale da gioco, divieto di collocazione di apparecchi entro 500 metri dai luoghi sensibili, obbligo per gli esercizi esistenti di adeguarsi entro un termine massimo e previsione di sanzioni amministrative per chi viola le regole.
Le misure pongono un’attenzione particolare al ruolo dei sindaci, cui è riconosciuto il potere di intervenire direttamente sulla regolamentazione locale, sia per ragioni di salute pubblica sia per contrastare il degrado urbano. Sono inoltre previste sanzioni pecuniarie che vanno da 100 a 1.000 euro per violazioni formali e fino a 8.000 euro per il mancato rispetto delle distanze minime dai luoghi sensibili. Un punto di equilibrio difficile, quello tra entrate certe e costanti per il bilancio regionale e l’impegno a contenere i danni sociali legati al gioco compulsivo, che emerge con chiarezza nella doppia anima della politica regionale: da un lato si punta a garantire legalità e controllo del settore, dall’altro si cerca di mitigare le conseguenze sanitarie e sociali che questa stessa attività può comportare.
In questo scenario, la Sardegna si muove in un contesto nazionale dove il gioco legale rappresenta da anni una voce significativa per le finanze pubbliche, ma al contempo alimenta un dibattito mai sopito sull’equilibrio tra fiscalità, responsabilità sociale e tutela delle fasce più fragili. Non è un caso che le stime di incasso siano in crescita anno dopo anno: segno di una presenza sempre più strutturale del comparto giochi nel bilancio isolano, dove l’offerta ‘fisica’ cede terreno all’online.







