Entra nel vivo il percorso di riordino del gioco fisico. Dopo mesi di attesa, si avvia formalmente l’iter di esame della proposta di decreto legislativo previsto dalla legge delega fiscale, con il coinvolgimento diretto degli enti territoriali.
Secondo quanto annunciato in anteprima da Jamma nelle scorse settimane, la bozza del provvedimento sarà esaminata il 10 aprile, e un primo passaggio chiave riguarda proprio il livello politico-istituzionale: il testo approderà infatti all’attenzione della Commissione Salute della Conferenza degli enti locali. Un passaggio tutt’altro che formale, considerando il ruolo che questa Commissione ha storicamente avuto nel condizionare le scelte sul gioco pubblico.
Già in passato, infatti, il tentativo di definire una regolamentazione unitaria a livello nazionale della rete fisica si è scontrato proprio con le posizioni espresse dalle Regioni, in particolare su temi come la distribuzione territoriale degli apparecchi, i criteri di installazione e i limiti legati alla tutela della salute. La Commissione Salute rappresentò allora uno dei principali snodi critici, contribuendo a rallentare (se non bloccare) il raggiungimento di un’intesa complessiva.
Non a caso, anche questa volta il percorso previsto dalla delega ricalca quello già sperimentato: prima della definizione finale delle norme, il Governo dovrà acquisire il parere degli enti territoriali, chiamati a valutare l’impatto delle nuove disposizioni sulla rete fisica del gioco.
L’ultima posizione ufficiale delle Regioni sul tema risale al gennaio 2024, quando venne chiarito che lo schema di decreto relativo al riordino dei giochi raccolti tramite rete fisica doveva essere verificato alla luce dei contenuti già fissati nell’Intesa del 7 settembre 2017, che definiva le caratteristiche dei punti di raccolta del gioco pubblico. Un richiamo che lasciava intendere come le Regioni intendevano mantenere un ruolo centrale nella definizione dei criteri distributivi.
Ma non solo. Nello stesso documento inviato al Governo, la Conferenza Stato-Regioni aveva già indicato una linea precisa anche sul piano finanziario, chiedendo una compartecipazione regionale al gettito del gioco. In particolare, era stata proposta una quota del 5% dell’imposta sugli apparecchi, a partire dal 2027, da destinare alle Regioni in relazione al territorio.
La richiesta si fonda su un’impostazione chiara: il gioco d’azzardo, e in particolare il disturbo da gioco patologico, ha impatti diretti sul sistema sanitario e sociale, ambiti di competenza regionale. Da qui l’idea di riconoscere agli enti territoriali una quota del gettito, in linea con il principio del “beneficio”, secondo cui chi sostiene i costi sociali deve poter partecipare anche alle entrate generate.
Secondo le stime di due anni fa, questa compartecipazione potrebbe valere circa 294 milioni di euro, risorse che le Regioni potrebbero destinare al rafforzamento delle politiche di prevenzione e cura della ludopatia, ma anche ad altri ambiti di spesa sanitaria e sociale.
Il passaggio del 10 aprile rappresenta quindi molto più di un semplice avvio tecnico. È il primo vero banco di prova politico del riordino del gioco fisico. Dalla Commissione Salute potrebbero emergere indicazioni decisive, sia sui criteri di distribuzione dell’offerta sia sul ruolo finanziario delle Regioni. Ma anche un giudizio dal quale dipende, visti i tempi ormai strettissimi per la conclusione dell’iter entro la scadenza pervista per fine agosto. Il messaggio che arriva chiaro dalle Regioni è che le caratteristiche dei punti di raccolta del gioco pubblico rappresentano un elemento chiave per qualsiasi parere.
Come già accaduto in passato, il nodo sarà trovare un equilibrio tra l’esigenza di una regolazione uniforme a livello nazionale e le istanze territoriali, in particolare quelle legate alla tutela della salute. Un equilibrio che, finora, si è rivelato tutt’altro che semplice. E proprio a partire dalle posizioni dei membri della Commissione Salute.







