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Riordino gioco fisico, Conferenza Regioni su DFP 2026: “Compartecipazione introiti no una tantum, serve una quota stabile del gettito erariale”

Nel confronto parlamentare sul Documento di Finanza Pubblica 2026, torna al centro anche il dossier giochi. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, intervenuta in audizione davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha inserito il tema all’interno di una riflessione più ampia sugli equilibri del federalismo fiscale e sull’attuazione della delega contenuta nella legge di riforma tributaria.

Il passaggio non è marginale. Nel documento depositato, accanto ai richiami al d.lgs. 68/2011 e alla legge n. 111 del 2023, le Regioni segnalano infatti l’attenzione sui tavoli tecnici dedicati allo schema di decreto legislativo per il riordino del gioco pubblico raccolto attraverso rete fisica. Un riferimento che conferma come il riassetto del comparto non sia più solo una questione regolatoria o di mercato, ma un tassello della più ampia ridefinizione dei rapporti finanziari tra Stato e autonomie territoriali.

Il punto più sensibile riguarda le entrate. Le Regioni a statuto ordinario tornano a chiedere una compartecipazione al gettito derivante dagli apparecchi e congegni da gioco generato nei rispettivi territori. Non una misura occasionale, ma una quota strutturale, priva di vincoli di destinazione. Una posizione che prende le distanze dall’impostazione fondata su trasferimenti una tantum, e che punta invece a inserire il gioco pubblico dentro una logica stabile di finanza territoriale.

Nel passaggio chiave della memoria, le Regioni sottolineano come l’eventuale introduzione di una compartecipazione continuativa, in sede di approvazione del decreto legislativo, rappresenterebbe un elemento positivo, pur riconoscendo come apprezzabile un eventuale meccanismo di avvio. Si legge nel documento: “Richiesta dalle regioni a statuto ordinario dall’entrata in vigore dello schema di decreto legislativo di una Compartecipazione (senza vincolo di destinazione) al gettito dell’imposta sugli apparecchi e congegni di gioco di cui al territorio regionale (non una tantum come previsto ora dalla legislazione vigente. Nel caso fosse prevista una compartecipazione continuativa con l’approvazione del D.lgs. è sicuramente apprezzato lo start–up)”.

Il riferimento allo “start-up” non è casuale: lascia intendere la disponibilità a una soluzione graduale, ma ribadisce l’obiettivo di fondo, cioè trasformare una leva oggi gestita centralmente in una componente ordinaria delle entrate regionali.

La richiesta si inserisce in un contesto in cui il riordino del settore dei giochi viene osservato anche come occasione per ridefinire il perimetro delle responsabilità finanziarie. Da un lato, lo Stato mantiene la titolarità del sistema concessorio e delle scelte regolatorie; dall’altro, le Regioni rivendicano un ruolo più incisivo nella distribuzione delle risorse generate sul territorio, anche alla luce degli impatti sociali e sanitari connessi al gioco.

Non è un dettaglio tecnico. Se accolta, una compartecipazione stabile al gettito degli apparecchi modificherebbe un modello consolidato, incidendo sul modo in cui le politiche di regolazione, prevenzione e controllo vengono pensate e attuate a livello locale. Il tema, in altre parole, non riguarda solo la redistribuzione delle entrate, ma il modello complessivo di governance del settore.

L’intervento della Conferenza delle Regioni riporta così il dibattito su un piano meno visibile ma decisivo: quello del contratto finanziario tra centro e territori. E lo fa proprio mentre il riordino del gioco fisico entra nella fase più delicata, quella in cui le scelte tecniche iniziano a tradursi in equilibri economici concreti. In questo incrocio, la partita sulla compartecipazione al gettito rischia di diventare uno dei nodi più sensibili dell’intero processo di riforma. Già in passato le Regioni e gli enti locali avevano già chiesto – in sede di tavolo tecnico – il 5% delle entrate da slot machine e videolotteries. Ovvero una cifra che potrebbe aggirarsi intorno ai 260 milioni di euro.

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