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Riordino gioco fisico, Cavandoli (Lega): “Regioni d’accordo su decreto, impasse su distanze e limiti. No a proroghe”

La riforma del gioco fisico deve rafforzare le tutele per le persone più vulnerabili senza penalizzare gli operatori legali e senza favorire il ritorno del gioco illegale. È questa la linea indicata dalla deputata della Lega Laura Cavandoli (in foto) durante l’incontro “Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”, promosso dal Forum delle Associazioni Familiari.

Nel suo intervento, Cavandoli ha invitato a partire dalle ragioni che portarono alla legalizzazione del gioco attraverso il cosiddetto decreto Bersani. “Lo Stato biscazziere a me non è mai piaciuto”, ha premesso, ricordando però che prima della regolamentazione il fenomeno era ampiamente controllato dalla criminalità organizzata. “Non è che prima non ci fossero persone che si rovinavano o dipendenze. Purtroppo c’erano, ed erano in mano a poteri forti e alla criminalità organizzata”.

Secondo la parlamentare, il compito del legislatore resta quello di mantenere il gioco all’interno di un sistema regolato e controllato. “Noi non vogliamo che la gente si rovini, non vogliamo che il gioco diventi patologico. Il gioco deve essere regolamentato, perché altrimenti si alimentano flussi di denaro che vanno in mano alla malavita organizzata”.

Ampio spazio è stato dedicato al riordino del settore. Cavandoli ha ricordato che il gioco online è già stato disciplinato attraverso il decreto legislativo approvato in attuazione della delega fiscale del 2023, introducendo controlli più stringenti, nuove procedure di identificazione dei giocatori e strumenti tecnologici avanzati, compreso il ricorso all’intelligenza artificiale nelle attività di vigilanza.

La vera partita aperta riguarda ora il riordino del gioco fisico. La deputata ha confermato che il decreto legislativo è ancora oggetto di revisione e che il percorso non è concluso. “La bozza gira e la bozza è stata recentemente rimandata per una revisione”, ha spiegato, sottolineando come l’obiettivo sia rafforzare ulteriormente la protezione dei soggetti più fragili.

Nel ricostruire l’iter del provvedimento, Cavandoli ha evidenziato che sulla bozza era già stato raggiunto un accordo in Conferenza Stato-Regioni. “I sindaci e i presidenti di Regione avevano dato il loro placet, altrimenti il testo non sarebbe arrivato al pre-Consiglio dei ministri”. Tuttavia il decreto è stato successivamente rinviato per ulteriori approfondimenti, in particolare sui criteri relativi alle distanze dai luoghi sensibili.

“È tornato indietro proprio perché quei criteri non andavano abbastanza a tutelare i soggetti fragili e i luoghi sensibili”, ha affermato, facendo riferimento a scuole, RSA, parrocchie e altri luoghi di aggregazione. Un passaggio che conferma come il confronto all’interno della maggioranza e con i territori sia ancora aperto.

Per la parlamentare leghista non si tratta di eliminare il gioco, ma di regolamentarlo in modo più efficace. “Non possiamo cancellare il gioco, quindi regolamentiamolo e cerchiamo di mantenere controlli che siano tutelanti per la salute delle persone e delle famiglie”.

Cavandoli ha poi posto l’accento sul ruolo delle imprese del settore. A suo giudizio il nuovo assetto normativo dovrà garantire regole che consentano anche ai piccoli operatori di continuare a lavorare. “Non vogliamo prorogare, vogliamo dare regole che permettano a tutti di partecipare e che consentano al piccolo imprenditore di fare il suo lavoro”.

Secondo la deputata, la presenza di personale qualificato nei punti gioco rappresenta un elemento di tutela ulteriore rispetto ai controlli tecnologici. “Se c’è una persona che controlla chi viene a giocare, che conosce le situazioni e si forma adeguatamente, si possono prevenire e individuare delle patologie”.

Tra i passaggi più significativi dell’intervento anche il riferimento alla compartecipazione degli enti territoriali alle entrate derivanti dal gioco. Sul punto Cavandoli ha espresso una posizione netta, condividendo le perplessità emerse durante il dibattito. “Giusta una compartecipazione alle sanzioni, ma non una compartecipazione al risultato economico delle scommesse”, ha dichiarato. “Altrimenti si rischia di creare un incentivo a controllare in funzione delle entrate”.

La deputata ha inoltre sostenuto la richiesta di maggiore trasparenza sui dati del settore e ha richiamato la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione. Più che campagne episodiche, ha spiegato, servono percorsi educativi permanenti, a partire dalle scuole. In questo quadro ha richiamato il lavoro svolto dal Governo sull’educazione finanziaria, considerata uno strumento fondamentale per accrescere la consapevolezza nell’uso del denaro e prevenire comportamenti a rischio.

“Se non iniziamo a intercettare i ragazzi fin dalle prime classi, rischiamo di avere adulti inconsapevoli”, ha concluso, sottolineando che la lotta alle dipendenze richiede il coinvolgimento congiunto di istituzioni, famiglie, scuola e associazionismo.

L’intervento di Cavandoli ha così offerto una delle indicazioni più precise emerse nel confronto sul riordino: il decreto sul gioco fisico non è stato accantonato, ma è tornato in fase di revisione dopo il passaggio con Regioni ed enti territoriali, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le tutele per le persone vulnerabili senza compromettere la tenuta del sistema legale e delle imprese autorizzate.

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