Il cantiere della riforma fiscale aggiunge un altro tassello, forse il più strutturale. Il Consiglio dei Ministri del 22 aprile ha approvato in via preliminare il Testo Unico dedicato a adempimenti e accertamento, un provvedimento che prova a mettere ordine in uno dei segmenti più complessi del rapporto tra Stato e contribuenti: quello che va dalla dichiarazione dei redditi fino ai controlli.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso ma, nelle intenzioni del Governo, necessario. Non si tratta di introdurre nuove imposte o modificare aliquote, ma di riscrivere l’architettura delle regole esistenti, rendendole più leggibili e coerenti. Come ha spiegato il viceministro all’Economia Maurizio Leo, il testo “riordina le disposizioni vigenti in materia di adempimenti e accertamento”, con un valore che è insieme simbolico e operativo: semplificare un sistema stratificato negli anni.
Il provvedimento si inserisce nel percorso avviato con la legge delega sulla riforma fiscale, che affida al Governo il compito di rivedere l’intero sistema tributario attraverso decreti legislativi. Il meccanismo è ormai noto: approvazione preliminare in Consiglio dei Ministri, passaggio alle Commissioni parlamentari per i pareri e, infine, via libera definitivo. Solo dopo entreranno in gioco i decreti attuativi, chiamati a tradurre le norme in regole operative.
Il cuore del nuovo Testo Unico si sviluppa attorno a quattro pilastri. Il primo riguarda gli adempimenti, cioè l’insieme degli obblighi che scandiscono la vita fiscale del contribuente, dal codice fiscale alla fatturazione elettronica. Il secondo è dedicato alle dichiarazioni, con una sistematizzazione delle regole che disciplinano tempi, modalità e contenuti degli obblighi dichiarativi.
Il terzo pilastro è probabilmente il più delicato: collaborazione, controlli e accertamento. Qui confluiscono le norme sui poteri dell’Agenzia delle Entrate, i termini per gli accertamenti e gli strumenti di interlocuzione con il contribuente, come il concordato preventivo biennale o l’adempimento collaborativo. L’intenzione è quella di uniformare regole e tempistiche, riducendo le incertezze interpretative che negli anni hanno alimentato il contenzioso.
Chiude il quadro una sezione di disposizioni finali, con l’elenco delle norme da abrogare per evitare sovrapposizioni e rendere effettivo il riordino. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché il problema del sistema fiscale italiano non è solo la complessità delle regole, ma anche la loro proliferazione.
Questo Testo Unico rappresenta, nelle parole del Governo, un passaggio chiave verso il completamento della riforma. Eppure, il percorso resta tutt’altro che lineare. Rispetto al disegno iniziale manca ancora un capitolo rilevante, quello sulle agevolazioni fiscali, che non confluirà in un vero e proprio Testo Unico ma in una raccolta separata, data la vastità della materia.
Il calendario, intanto, continua a esercitare pressione. Il termine per l’approvazione dei decreti legislativi è fissato al 29 agosto 2026, mentre per i Testi Unici la scadenza è il 31 dicembre dello stesso anno. A seguire, ci sarà spazio per eventuali correttivi fino al 2028 e, solo dopo, per il varo di un vero Codice tributario.
Nel frattempo, restano aperti diversi nodi. Negli ultimi due anni la riforma ha rallentato, anche per questioni di copertura finanziaria. Alcuni interventi annunciati, come quelli sul riordino del gioco su rete fisica o sulla giustizia tributaria, sono ancora in attesa di approvazione. Nei programmi del governo è prevista la presentazione in CDM entro i prossimi 10 giorni. Sullo sfondo si profila un decreto omnibus che dovrebbe chiudere il cerchio, ma la sua portata dipenderà dalle risorse disponibili.






