A distanza di qualche settimana prime indiscrezioni sulla proposta di riforma del calcio italiano, il progetto legislativo promosso dal senatore Paolo Marcheschi continua a prendere forma. Una nuova bozza del disegno di legge, attualmente ancora in fase di elaborazione, conferma infatti uno degli interventi più discussi dell’intero pacchetto: il coinvolgimento diretto delle scommesse sportive nel finanziamento del sistema calcistico nazionale.
Il tema non è nuovo. Da anni il mondo del calcio italiano chiede nuove fonti di ricavo per sostenere un comparto che, soprattutto nelle categorie inferiori, continua a fare i conti con bilanci fragili e difficoltà strutturali. Proprio per questo la proposta Marcheschi torna a riprendere una logica che richiama, almeno in parte, quella storicamente applicata con la Schedina e il Totocalcio: destinare una quota delle risorse generate dalle scommesse allo sviluppo dello sport che alimenta gran parte del mercato delle giocate.
La nuova versione del disegno di legge non si discosta significativamente dalla bozza circolata nelle scorse settimane sul fronte delle scommesse. Restano invece più ampi gli interventi sul sistema calcio nel suo complesso, con modifiche che riguardano i criteri di distribuzione dei diritti televisivi, l’introduzione di limiti alle commissioni degli agenti sportivi, incentivi per l’impiego di giovani calciatori italiani Under 23 e la fissazione di un tetto massimo di 80 società professionistiche.
Il capitolo più rilevante per il settore del gioco resta però quello relativo al nuovo contributo sulle scommesse. Dal 1° gennaio 2027, secondo il testo in lavorazione, per ogni scommessa sportiva raccolta in Italia e riferita a eventi calcistici verrebbe applicato un contributo pari al 2% dell’importo giocato. Il prelievo riguarderebbe sia la raccolta fisica sia quella online.
La relazione tecnica allegata alla bozza prova anche a quantificare gli effetti economici della misura. La stima parte da una raccolta complessiva delle scommesse sportive pari a circa 16 miliardi di euro annui. Di questa cifra, il 70% sarebbe riconducibile agli eventi calcistici, per un totale di circa 11,2 miliardi di euro. Applicando il contributo del 2%, il gettito potenziale destinato al calcio verrebbe quantificato in circa 224 milioni di euro all’anno.
Le somme sarebbero versate alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e redistribuite secondo criteri già definiti nella proposta normativa. Almeno il 50% delle risorse dovrebbe essere destinato ai settori giovanili, al calcio femminile, alla formazione dei calciatori italiani, ai centri federali territoriali e agli investimenti negli impianti sportivi pubblici. Una quota non inferiore al 30% sarebbe invece riservata ai programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico, oltre che a iniziative sociali finalizzate a contrastare l’abbandono dell’attività sportiva. Il restante 20% sarebbe destinato allo sviluppo del calcio femminile e delle scuole calcio gestite dalle società dilettantistiche.
Per evitare un incremento della pressione fiscale complessiva sul comparto, il testo prevede parallelamente una riduzione dell’imposta unica sulle scommesse sportive. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire l’invarianza del gettito per l’Erario, compensando integralmente l’introduzione del nuovo contributo.
Sul piano finanziario, la bozza stima un impatto complessivo di circa 245 milioni di euro annui a partire dal 2027. La quota principale è rappresentata proprio dal contributo derivante dalle scommesse calcistiche, valutato in 224 milioni. A questa si aggiungono circa 15 milioni destinati a misure di agevolazione fiscale, contributiva e assicurativa per i calciatori professionisti. La copertura sarebbe garantita attraverso risparmi INAIL, maggiori entrate derivanti dai controlli economico-finanziari e una riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.
La proposta prevede inoltre un sistema di monitoraggio degli effetti della riforma. Entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo dovrebbe trasmettere alle Camere una relazione dedicata all’utilizzo delle risorse raccolte, all’andamento economico dei club, all’incremento dell’impiego di calciatori Under 23 formati in Italia e alla destinazione dei proventi provenienti dalle scommesse.
Parallelamente, sembra non essere stata del tutto accantonata un’altra richiesta avanzata da tempo dal mondo del calcio: una revisione del Decreto Dignità sul fronte della pubblicità e delle sponsorizzazioni da parte degli operatori del gioco legale.
Un segnale in questa direzione è arrivato meno di un mese fa durante l’audizione informale presso la Commissione Cultura della Camera dedicata alla crisi e alle prospettive del calcio italiano. In quell’occasione il presidente della Lega Pro, Matteo Marani, ha sottolineato come il sistema abbia bisogno non soltanto di nuovi strumenti di sostegno finanziario ma anche di maggiori opportunità per generare ricavi. Marani ha evidenziato che una revisione delle norme introdotte dal Decreto Dignità in materia di pubblicità e sponsorizzazioni potrebbe restituire ai club margini economici oggi fortemente ridotti, sostenendo che sia possibile trovare un equilibrio tra le esigenze di tutela sociale e la competitività commerciale delle società sportive.
Il confronto politico resta dunque aperto. Se da una parte la nuova bozza del DDL Marcheschi rilancia il tema della redistribuzione delle risorse generate dalle scommesse verso il sistema calcistico, dall’altra continua a riemergere il dibattito sulla possibilità di intervenire anche sulle restrizioni pubblicitarie introdotte nel 2018. Due dossier distinti ma strettamente collegati, che potrebbero tornare al centro dell’agenda parlamentare nei prossimi mesi.






