Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

“Rien ne va plus” a Milano. Baio (Terzo Polo) : “Quello dei giochi è un mercato ormai saturo”

In: Politica

25 giugno 2012 - 18:27


milanobaio

Gioco e enti locali. A Roma si aprono i lavori del seminario di LegaAutonomie

 

Giovanni Emilio Maggi (Confindustria Sistema Gioco Italia ): “Soluzioni da ricercare nella collaborazione”

 

Riccardo Gatti, Dipartimento dipendenze Asl Milano : “Costretti a compiere un reato per curare  

 

(Jamma) “Rien ne va plus”, è questo il titolo del convegno promosso dalla senatrice Emanuela Baio contro il gioco d’azzardo patologico che si tiene oggi lunedì 25 giugno a Milano presso il Caffè letterario del piccolo teatro Grassi, via Rovello 2. “Dobbiamo tenere alta l’attenzione sui rischi di quando il gioco ti gioca”. Lo dichiara la senatrice Baio che introduce l’incontro comunicando ai presenti la mancata partecipazione del deputato dell’UdC Marco Calgaro, impossibilitato ad essere presente perché impegnato a votare in Parlamento la riforma del mercato del lavoro. Il ministro Profumo, che aveva dato la sua adesione all’incontro, è invece impegnato con un incontro dell’Ocse. Il senatore Rutelli ha inviato un messaggio nel quale esprime a tutti la condivisione di questo momento ma non può essere a Milano perchè impegnato nella capitale con la strategia difensiva contro il senatore Lusi. Rutelli ha fatto sapere di ritenere che sia doveroso per la politica occuparsi di un tema come quello del gioco d’azzardo e che in futuro si impegnerà sull’argomento.

 

La senatrice Emanuela Baio ha quindi introdotto il suo intervento ribadendo la necessità di una regolamentazione più chiara e più semplice. “La Corte dei Conti” ricorda “ fa sapere che il 56,2% della raccolta totale dei giochi in Italia (80miliardi) è rappresentata da apparecchi di gioco (slot machine). Il mercato del gioco d’azzardo è saturo ed è in atto un fenomeno di sostituzione tra i giocatori che continuano a giocare ma spostano le loro preferenze da un gioco all’altro. E’ la stessa Corte dei Conti che delinea come sia cambiato l’identikit del giocatore. Il gioco oggi è cambiato, sono cambiate le tipologie. I giocatori si stanno indirizzando verso alcune tipologie di giochi ossia le slot, quindi profondamente cambiata la tipologia del giocatore (prima schedine oggi slot). Oggi si stanno affermando prepotentemente i giochi online, ovvero quelli che danno l’ebrezza del gioco. Hai subito il tuo risultato, sono immediati, il gioco d’azzardo con l’online e le slot risponde molto meglio rispetto alla schedina al concetto di immediatezza della vincita. La Corte dei conti dice anche al fisco entrano annualmente circa 8,6 miliardi di euro. Una cifra consistente ma che non aumenterà all’infinito”.

 

“L’attenzione sul gioco d’azzardo è un dovere, oggi che è una vera emergenza nel nostro paese. Siamo di fronte a una malattia, una dipendenza, una emergenza a cui lo Stato deve saper dare una risposta convincente. Sentiamo il dovere di creare un luogo all’interno del parlamento dove si mettono insieme i diversi soggetti (Stato, Monopoli, Ministero economia, gestori, imprenditori, associazioni). Vogliamo combattere il gioco illegale, un fenomeno purtroppo importante in Italia. Un rappresentante dello Stato questo non lo può consentire. Insieme vogliamo combattere il gioco illegale. Con Giovanni Emilio Maggi ( Resp. Rapporti Istituzionali Sisal ndr) ci siamo trovati subito d’accordo su questo. La persona ‘malata da gioco’ sta male. In alcuni casi arriva al limite, rischia di perdere la vita, fa star male la sua famiglia. Qui oggi ci sono alcune persone che fortunatamente ce l’hanno fatta. Sono uscite dalla dipendenza dal gioco. Dobbiamo dire che si può uscire dalla dipendenza da gioco, si deve uscire. Dobbiamo migliorare la comunicazione rispetto a quello che viene fatto oggi sul gioco. In Germania vengono destinati 9 milioni di euro per la comunicazione. Se noi destinassimo solo il 10% di quello che i monopoli destinano all’aspetto comunicativo, o anche il 5% avremmo la quota sufficiente per fare una corretta informazione. Da solo lo Stato non può farcela, a meno che non si mettano insieme diversi soggetti coinvolti.

 

 

Maurizio Fisco. Aumento della spesa e riduzione delle entrate erariali e quota parte alla filiera

 

Maurizio Fiasco, sociologo, punta l’attenzione sulla spesa degli italiani per il gioco. “ Nel 2010- spiega- la spesa degli italiani per il gioco d’azzardo è stata di 61,4 miliardi di euro, nel 2011 è arrivata a 79,9 milioni, ovvero da 1008 euro a 1330 euro pro capite da (+ 32% in un anno). Nel 2001 sono stati giocati 20 miliardi di euro, con una entrata erariale di 5,4 miliardi. L’anno scorso , a fronte di oltre 79 miliardi di spesa, le entrate sono state pari a 8,64 miliardi. A fronte di un aumento della spesa diminuisce la quota parte all’erario e alla filiera.

 

Giovanni Emilio Maggi (Vicepresidente Confindustria Sistema Gioco Italia ): “Soluzioni da ricercare nella collaborazione”

 

“Dobbiamo lavorare insieme” ha detto nel corso del suo intervento Giovanni Emilio Maggi, responsabile rapporti istituzionali di Sisal e Vicepresidente Confindustria Sistema Gioco Italia. “Credo che uno degli elementi cardine sia quello di mettere in gioco le nostre reciproche opinioni, partendo dal fatto che nessuno ha la verità assoluta (riferendosi a quanto detto in precedenza dalla senatrice Baio ndr).

“L’incremento della raccolta di gioco negli anni ” aggiunge Maggi “ è legata all’emersione di molte realtà di gioco che esistevano già ma che non erano legali e venivano gestite dalla criminalità. Fino al 2006 non c’era in Italia un mercato del gioco online legale e si giocava all’estero. Miliardi di euro uscivano dall’Italia. Ovviamente questa situazione non era tollerabile e lo Stato italiano ha fatto una scelta importante: ha deciso di fare in modo che i giocatori italiani non andassero a giocare su siti esteri, ha cercato di realizzare un mercato che avesse caratteristiche simili a quelle dei siti stranieri. Operazione di buon successo, imitata da altri paesi. L’Italia è il paese che più di altri ha trasformato il gioco illegale illecito nascosto e in nero in qualcosa di visibile. Nel settore del gioco lo Stato deve affermare la sua presenza. No al proibizionismo, sì ad una politica avveduta. E’ necessario controllare, tutelare i giocatori e gli operatori.

In Italia siamo riusciti a creare un settore e un’industria che è motivo d’orgoglio all’estero per l’operosità, operatività e management. Anche noi ovviamente abbiamo dei punti su cui lavorare e altri in cui crescere. Il 2011 e il 2012 devono essere anni di consolidamento. A questo punto il portafoglio giochi in Italia è più che sufficiente e va solo mantenuto. Dobbiamo combattere il gioco clandestino e illegale. Ci sono ancora moltissimi operatori illegali che operano senza licenza, senza concessioni e senza nulla. Il 95% delle giocate fatte da giocatori di calcio ( in riferimento al recente scandalo scommesse ndr) sono state fatte o all’estero su siti illegali o su punti vendita in Italia totalmente illegali. Se le avessero fatte sui nostri circuiti tutto quello che sappiamo non sarebbe successo.

Non dimentichiamo che a breve verranno firmate le nuove concessioni di gioco. In questo contesto verrà destinato un milione all’anno a iniziative promosse con i monopoli a favore della lotta alle patologie nel gioco. E’ un piccolo segnale, ma è solo l’inizio.

David Gentili (Commissione antimafia Comune di Milano) traccia un quadro inquietante. “A Milano si è posta l’attenzione su questo tema, abbiamo detto no alle sale gioco ma la nostra opinione contano come il due di picche. Le sale scommesse vengono autorizzate direttamente dalla questura, il comune di Milano può diventare un comune non amico del gioco d’azzardo, con controlli capillari della polizia, con sanzioni. L’azione di contrasto però va fatta a livello normativo.

 

Riccardo Gatti, Dipartimento dipendenze Asl Milano : “Costretti a compiere un reato per curare  

“Sono davvero inferocito” esordisce Riccardo Gatti, Dipartimento dipendenze asl di Milano “In mezzo a tutti questi accordi, donazioni, ecc. ecc. io commetto un reato amministrativo se curo i giocatori d’azzardo. Si dà il caso infatti che utilizzo in modo improprio i fondi dello Stato perchè non è previsto che i nostri servizi curino una dipendenza da gioco. In realtà lo facciamo e non lo possiamo dire. Sono molto imbarazzato di fronte ai miei operatori che non possono dire cosa fanno perchè la terapia del gioco non rientra nei sistemi di assistenza. E’ una cosa gravissima.

 

Il problema non è il gioco, ma il meccanismo con cui si spinge al gioco. Una una pressione fortissima e onnipresente, ed è questa che porta a forti perdite, a diventare giocatori patologici e va a rinforzare i problemi di chi le patologie ce l’ha. Fare un decreto per far si che i servizi per le dipendenze si possano occupare anche di queste patologie. Cosa ci vuole? Come mai per questa cosa qui si aspetta tanto? Anche la cura può diventare un business. Nel momento in cui si contrae la possibilità d’acquisto delle persone l’unico modo per continuare a vendere in questo settore è quello di far diventare il gioco come qualcosa di indispensabile, e si può utopisticamente arrivare al punto in cui si gioca invece di mangiare. Attenzione però anche all’arrembaggio alla cura che può essere peggiore della cura stessa. Siamo disponibili a lavorare, a crescere a spiegare che i meccanismi di gioco in realtà portano quasi tutti a perdere e pochissimo a vincere. La probabilità di diventare presidente della Repubblica è molto maggiore di quella di vincere a win for life!!!

 

Per Filippo Torrigiani (assessore Empoli) il gioco “non produce cultura, no è socialità e non produce lo stare insieme. E’ questo i, primo dato da analizzare. Dobbiamo intervenire prima che diventi un’emergenza nazionale. La mafia è mutata geneticamente, non è più quella che fa i morti ammazzati per le strade, la mafia ora fa usura, ricicla. Dobbiamo rivedere il sistema. Lo Stato non può essere assente. Bandire la pubblicità del gioco d’azzardo… è una nostra proposta provocatoria. Ogni giocatore sottrae 1400- 2000 euro all’anno all’economia reale, perchè per giocare non compra e non alimenta il commercio… questo parlamento che vuole fare? I sindaci non ne possono più, vogliamo dare la possibilità ai sindaci di dire: io la sala gioco non la voglio vicino la scuola? vicino la chiesa? è una questione etica, morale… è arrivato il momento di fare qualcosa tutti insieme. Almeno mettere in condizione le strutture sanitarie di poter curare chi è colpito da queste patologie… è una situazione da terzo mondo.

 

Alessandro Manzoni, (fondazione San Bernardino – Caritas Ambrosiana) ha ricordato il grosso lavoro di tutoraggio svolto dalla sua associazione. “Tra quelli che vengono da noi ci sono anche i giocatori che hanno raggiunto un livello tale di patologia e di indebitamento che i volontari non possono fare altro che consulenza e accompagnamento. E’ un problema molto serio. Dalla dipendenza del gioco non si esce quasi mai. L’unica speranza è dire “per oggi non gioco”. Litighiamo, confrontiamoci, tutto quello che volete ma non viaggiamo piu su strade parallele, evitiamo che gli operatori che si occupano di queste cose siano persone non competenti, ci vuole competenza. preparazione. Oggi con il mercato che c’è anche gli operatori si indebitano in modo irreversibile. Le persone sono spesso colpite dalla pubblicità, io quando la sento rabbrividisco, spero rabbrividiscano tutti, è una cosa ignobile. Le persone deboli vengono stordite, queste persone hanno il diritto di essere tutelate. Le persone malate non se ne rendono conto. Occorre agire in tempi rapidi anche a livello politico. La patologia da gioco deve essere considerata una forma di patologia riconosciuta. Più tutela per i minori. Sono moltissime, troppe, le vittime.

 

 

Commenta su Facebook


Realizzazione sito