Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Regionali Emilia Romagna, Bravaccini: “Non è gioco d’azzardo, è gioco di Stato”

In: Politica

17 novembre 2014 - 11:19


RegioneEmilia

(Jamma) – “Uno Stato persino disattento a incassare quanto pattuito dalle imprese che operano nel settore, poco interessato ad applicare sanzioni (anzi preoccupato a renderle meno pesanti) verso chi non rispetta le regole, sarebbe da biasimare a priori solo perché le circa 400.000 macchinette mangiasoldi sparse in ogni dove hanno provocato innumerevoli casi di ludopatie con tante famiglie che sono finite sul lastrico per colpa di questo gioco insensato”.

 

E’ quanto afferma Michela Bravaccini, candidata di Emilia Romagna Civica nella circoscrizione di Piacenza. “E gli italiani con la crisi puntano (e buttano) sempre più soldi, nella speranza di fare il colpo. Se nel 2000 la spesa in Italia per il gioco d’azzardo era di 14,3 miliardi di euro, nel 2012 è arrivata alla cifra mostruosa di 85 miliardi. Le concessionarie del gioco d’azzardo dovevano circa 98 miliardi di euro allo Stato italiano per tasse inevase. La Corte dei Conti, però, le ha condannate a rimborsarne solo 2,5: in pratica uno sconto del 97,4%. Chissà se Equitalia è disposta a concederlo anche a un privato cittadino, quando riceve la sua bella cartellina esattoriale.

 

Stranamente in queste elezioni regionali invece, non è stata usata la gogna per il gioco d’azzardo, chissà perché. Piacenza, come molte altre grandi città, ha avuto un’ escalation del 60% di aperture si sale gioco in pochissimi anni malgrado ogni giorno si legga di vari comitati, associazioni, e politici da ogni sponda (politica) urlano allo scandalo. Come mai non si riesce ad impedire tutto ciò?

 

E allora partiamo dalla Regione Emilia Romagna! Avviando una reale e capillare campagna di controlli da parte dei nostri poliziotti, si perché è notorio che intorno al mondo dell’azzardo ci siano di ritorno microcriminalità, riciclaggio di denaro e crimini violenti.

 

Questa lotta potrebbe avvenire magari sperimentando un’opzione: emettere una delibera regionale che tassa non solo gli incassi delle slot direttamente a chi le gestisce, ma anche la loro presenza nei vari locali (scoraggiando così la diffusione del gioco d’azzardo) e usando i fondi raccolti, che ritengo sarebbero molto cospicui, per sovvenzionare l’istruzione e le politiche giovanili. Credo che uno scenario del genere non solo sia fattibile ma c’è da domandarsi perché non lo hanno ancora fatto! Perché se è vero che leggi create ad hoc proteggono queste sale “gioco” e la proliferazione del gioco d’azzardo, è anche vero che una Regione ha molti modi per tutelare i propri cittadini e, arrangiandosi tra mille interessi, sono convinta che possa riuscirci. Negli ultimi tempi noi cittadini per sopravvivere a questi governi ci siamo arrangiati alla meglio, ora è arrivato il momento di pretendere una decisa inversione dei ruoli”.

Commenta su Facebook


Realizzazione sito