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Piemonte, l’assessore Saitta: “Gioco d’azzardo, serve rivisitazione complessiva normative”

In: Politica

12 gennaio 2016 - 17:26


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(Jamma) – L’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, insieme a Vittorio Demicheli (responsabile servizi territoriali dell’assessorato) ha partecipato lunedì 11 gennaio al convegno “Verso regole del gioco sane e condivise”, nel corso del quale sono stati illustrati i contenuti della proposta di un Regolamento territoriale sulle sale giochi e sugli apparecchi elettronici da intrattenimento e gioco. Obiettivo di contrastare il crescente fenomeno delle ludopatie e disincentivare il ricorso improprio al gioco d’azzardo.

 

“Ringrazio il Sindaco di Chieri Claudio Martano per l’invito e per il lavoro fatto dall’amministrazione, e i relatori Fabrizio Faggiano (Presidente Associazione Italiana Epidemiologia), Roberto Decidue (epidemiologo ASL TO3) e Paolo Barcucci (direttore Dipartimento Dipendenze ASL TO5) per i loro interventi ricchi di dati e informazioni assai utili” ha detto Saitta. “In Regione abbiamo preparato un disegno di legge, ora in discussione in commissione, che vuole dare una risposta al dilagare dei gioco d’azzardo, sostenendo i Comuni che adottano regolamenti per contrastare il fenomeno e introducendo anche un marchio ‘no slot’ per gli esercizi che decidono di rinunciare all’installazione degli apparecchi da gioco. Abbiamo anche siglato un’intesa con il Ministero dell’Istruzione perché la prevenzione deve entrare nei programmi formativi scolastici”.

 

“Negli ultimi anni in Piemonte abbiamo registrato un aumento impressionante del numero delle persone che si rivolgono ai SerD per gambling: nel 2005 erano 166 utenti, nel 2014 i soggetti in trattamento erano 1283. Però bisogna essere sinceri: ciò che servirebbe è una grande iniziativa nazionale e una rivisitazione complessiva delle normative in modo più coerente di quanto non sia oggi. Se gli italiani spendono in media 1800 euro l’anno per tentare la fortuna e il giro d’affari del gioco d’azzardo è quasi pari alle risorse del SSN, allora vuol dire che lo Stato deve porsi la questione della qualità della vita dei suoi cittadini e attrezzarsi con nuove misure (anche di carattere europeo)” ha concluso l’assessore.

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