Nel percorso verso l’autonomia differenziata, Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria mettono sul tavolo anche il tema del gioco, inserendolo nel più ampio capitolo della tutela della salute. È questo uno degli aspetti più rilevanti dello schema di intesa preliminare approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 febbraio 2026, che apre alla possibilità per le Regioni di esercitare competenze più ampie anche sul fronte del contrasto al gioco d’azzardo patologico.
Il cuore dell’accordo, sancito nello schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria, avente ad oggetto l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nella materia “tutela della salute-coordinamento della finanza pubblica”, riguarda formalmente la sanità e il coordinamento della finanza pubblica, ma è proprio all’interno di questa cornice che trova spazio la richiesta delle Regioni di intervenire in modo più incisivo sul fenomeno del gioco. Le amministrazioni regionali puntano a ottenere un margine decisionale più ampio nella regolazione del settore del gioco pubblico, considerato non solo come attività economica ma come ambito con impatti diretti sulla salute pubblica.
In particolare, l’intesa prevede la possibilità di riconoscere alle Regioni una competenza rafforzata nella definizione delle distanze dei punti gioco dai cosiddetti luoghi sensibili, uno dei nodi più controversi degli ultimi anni. Si tratta di scuole, ospedali, luoghi di culto e altri spazi ritenuti meritevoli di tutela, rispetto ai quali le normative regionali hanno già introdotto limiti stringenti, spesso oggetto di contenzioso. L’obiettivo è consolidare questa linea, sottraendola a incertezze interpretative e rafforzando il ruolo dei legislatori regionali.
Accanto a questo, Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria chiedono il pieno riconoscimento della possibilità di legiferare in materia di prevenzione e contrasto al gioco patologico, nel rispetto dei principi generali fissati a livello nazionale. Una richiesta che si inserisce in un quadro già caratterizzato da interventi regionali significativi, ma che con l’autonomia differenziata potrebbe tradursi in una capacità normativa più stabile e strutturata.
Il passaggio non è neutrale per il settore del gioco pubblico. Negli ultimi anni, il rapporto tra regolazione statale e interventi regionali ha generato tensioni, soprattutto sul tema delle limitazioni territoriali e degli orari di esercizio. L’eventuale riconoscimento di competenze più ampie a queste Regioni potrebbe accentuare questa dinamica, aprendo la strada a modelli regolatori differenziati tra i diversi territori.
Allo stesso tempo, l’intesa mantiene un equilibrio formale con l’impianto nazionale. Viene ribadito il rispetto dei livelli essenziali di assistenza e dei principi di coordinamento della finanza pubblica, così come la neutralità degli effetti finanziari per lo Stato. Il gioco, in questa prospettiva, resta incardinato in una logica di tutela della salute, più che in quella del gettito erariale.
Il testo ha una durata prevista di dieci anni e dovrà ora passare attraverso il vaglio parlamentare prima dell’approvazione definitiva. Ma già in questa fase preliminare emerge con chiarezza un elemento: il tema del gioco d’azzardo entra a pieno titolo nel dibattito sull’autonomia differenziata, non più soltanto come questione economica o regolatoria, ma come leva di politica sanitaria su cui le Regioni chiedono maggiore spazio di intervento.







