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Misurare l’invisibile, D’Attis (FI): “Il gioco legale come strumento contro finanziamento delle mafie e criminalità”

 “Prima ancora di fare la lotta al gioco illegale, bisognerebbe fare tutti insieme la lotta all’ipocrisia”. È uno dei passaggi  dell’intervento di Mauro D’Attis, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia della Camera dei Deputati, durante l’evento “Misurare l’invisibile – Il mercato del gioco non regolato in Italia”, promosso da Fortune Italia e powered by Novomatic Italia, che si e’ tenuto a Roma.

Al centro del dibattito il peso crescente del gioco illegale, il ruolo delle nuove tecnologie nelle attività delle organizzazioni criminali e la funzione del sistema concessorio come presidio di legalità. Un tema che, come ha spiegato D’Attis, continua a essere “centrale nell’attenzione della Commissione antimafia”, soprattutto alla luce dell’evoluzione digitale delle mafie e dei nuovi strumenti finanziari utilizzati dalla criminalità organizzata.

Nel suo intervento, il parlamentare ha puntato il dito contro quelle che ha definito le contraddizioni della politica sul comparto del gioco pubblico, ricordando il dibattito nato durante l’approvazione del Decreto Dignità nella scorsa legislatura e il contestuale divieto di sponsorizzazione imposto agli operatori legali del settore. “Questa è stata l’apoteosi dell’ipocrisia politica”, ha affermato, sostenendo che il comparto del gioco autorizzato venga spesso utilizzato come bersaglio simbolico, pur rappresentando uno strumento fondamentale di controllo e contrasto all’illegalità.

Secondo D’Attis, il punto centrale è distinguere chiaramente tra gioco legale e gioco criminale. “Il gioco illegale non è soltanto uno strumento di pagamento o di scambio: è uno strumento di approvvigionamento di fondi per le mafie”, ha spiegato. Da qui la convinzione che l’unico modo efficace per contrastare il fenomeno sia offrire ai cittadini “la possibilità di usufruire del diritto al gioco in maniera trasparente, normata, controllata e regolata”.

Il vicepresidente della Commissione Antimafia ha quindi ribadito come il sistema concessorio possa essere considerato un vero presidio di prevenzione contro le infiltrazioni criminali, purché accompagnato da controlli efficaci e strumenti tecnologici adeguati. “La gran parte del gioco illegale è nelle mani della criminalità organizzata”, ha detto, sottolineando come oggi le mafie operino “senza confini”, sfruttando online, criptovalute e piattaforme digitali per comunicare, movimentare denaro e aggirare le attività investigative.

D’Attis ha anche richiamato il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare sul rapporto tra mafie e nuove tecnologie, annunciando la prossima consegna di una relazione dedicata proprio a questo tema. L’obiettivo, ha spiegato, è fornire alle forze investigative strumenti più flessibili e aggiornati per affrontare organizzazioni criminali che dispongono di enormi risorse economiche e capacità tecnologiche avanzate. “Se lo Stato deve sottoporsi a procedure amministrative per acquisire strumenti investigativi, la mafia può comprarsi il miglior ingegnere informatico del mondo con un sacco pieno di denaro”, ha osservato.

Nel corso dell’incontro è emerso con forza anche il tema della regolamentazione del mercato online e della necessità di evitare approcci puramente proibizionistici. D’Attis si è detto contrario a misure fondate esclusivamente su limiti fisici o distanziometri, sostenendo invece la necessità di intervenire sul controllo del giocatore, sulla prevenzione dei fenomeni patologici e sul rafforzamento degli strumenti di monitoraggio.

L’evento romano ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore e operatori del comparto per analizzare le dimensioni economiche del gioco non regolato in Italia e il suo legame con la criminalità organizzata. Un confronto che ha evidenziato come il mercato illegale rappresenti oggi non solo un problema economico e fiscale, ma soprattutto una questione di sicurezza e di presidio della legalità. “L’errore politico più grande è concentrarsi sul controllo del gioco legale e omettere la lotta al gioco illegale”. È il messaggio lanciato da D’Attis che ha affrontato il tema del riordino del gioco fisico e dei rischi che, a suo giudizio, la politica dovrebbe evitare. Il parlamentare ha criticato un approccio fondato più sull’emotività che sull’analisi concreta del fenomeno: “Bisogna evitare di far parlare stomaco invece che il cervello”, ha affermato, riferendosi a quelle scelte che, secondo lui, rischiano di concentrarsi su misure simboliche senza incidere realmente sulle attività criminali.

Per D’Attis, il nodo centrale resta la sottovalutazione del gioco illegale e del ruolo delle mafie nel controllo del settore clandestino. “Se magistratura, Guardia di Finanza e Procura nazionale antimafia ci dicono che il tema è il gioco illegale, non possiamo girarci dall’altra parte”, ha detto, ricordando le audizioni parlamentari della scorsa legislatura e gli interventi dell’allora procuratore nazionale antimafia sul crescente peso delle organizzazioni criminali nel mercato non regolato.

Secondo il vicepresidente della Commissione Antimafia, oggi il rischio è che il dibattito politico si concentri quasi esclusivamente sulle restrizioni al gioco legale, trascurando il vero problema rappresentato dalle reti clandestine. “Mentre ci concentriamo sui 150 metri, sui distanziometri o sulle limitazioni davanti alle chiese, c’è chi continua a fare affari enormi”, ha osservato, criticando l’attenzione eccessiva posta sui parametri fisici e urbanistici rispetto alle attività investigative contro il gioco illecito.

D’Attis ha ribadito che il sistema concessorio e regolato rappresenta uno strumento fondamentale di presidio della legalità, soprattutto in un contesto in cui la criminalità organizzata riesce a movimentare volumi economici enormi sfruttando piattaforme online, nuove tecnologie e strumenti finanziari difficili da tracciare. “La mafia esiste, controlla volumi d’affari che a volte superano quelli del gioco legale e noi non sappiamo realmente cosa ci sia in giro”, ha spiegato, sottolineando come molte delle dimensioni del fenomeno restino ancora invisibili proprio per la difficoltà di monitorare il mercato clandestino.

Nel suo ragionamento, il parlamentare ha insistito anche sull’importanza di ascoltare le indicazioni provenienti dagli investigatori e dalle autorità giudiziarie. “Quando parlano la Guardia di Finanza o la Direzione nazionale antimafia non sono chiacchiere, sono numeri”, ha detto, invitando la politica a non ignorare i dati e le evidenze investigative.

Il tema del rapporto tra gioco illegale e criminalità organizzata è stato uno dei fili conduttori dell’evento romano, dedicato proprio alla misurazione del mercato non regolato in Italia e alle sue implicazioni economiche, sociali e di sicurezza. Un confronto che ha riportato al centro il tema della necessità di rafforzare il contrasto alle reti clandestine, evitando che il riordino del settore finisca per penalizzare esclusivamente il circuito autorizzato senza incidere sulle attività criminali.

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