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Minori e digitale, Malpezzi (PD): “Serve un patto comune. Non basta vietare, bisogna educare famiglie e ragazzi”

La tutela dei minori nell’accesso alle piattaforme digitali richiede un intervento normativo, ma anche un lavoro educativo rivolto alle famiglie e agli stessi adolescenti. Lo ha affermato la senatrice del PD Simona Malpezzi (in foto), vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, intervenendo alla presentazione della proposta di legge sulle verifiche effettive dell’età per social network e piattaforme online.

Malpezzi ha ricordato il percorso avviato circa due anni fa all’interno della Commissione bicamerale, nato dall’aumento dei segnali di disagio tra bambini e adolescenti. “Ci arrivavano dati sull’aumento delle forme di autolesionismo, dei tentativi di suicidio e degli accessi al pronto soccorso”, ha spiegato. Inizialmente, ha aggiunto, si pensava che tali fenomeni fossero legati agli effetti del periodo pandemico, ma l’analisi dei dati, anche in confronto con altri Paesi, ha mostrato una tendenza più ampia.

Secondo la senatrice, un passaggio decisivo si colloca intorno al 2010, con la diffusione dello smartphone e della connessione permanente. Da quel momento, ha osservato, è cambiata la percezione della realtà da parte dei ragazzi, esposti a un flusso continuo di immagini, notifiche e interazioni digitali.

Malpezzi ha sottolineato che il disegno di legge fermo al Senato non nasce con l’ambizione di risolvere da solo il problema, ma di porre un segnale politico e culturale. “Volevamo dire: abbiamo un problema”, ha affermato, ricordando come l’iniziativa sia stata costruita in modo bipartisan.

Un nodo centrale, secondo la senatrice, riguarda il ruolo dei genitori, spesso divisi tra paura e inconsapevolezza. “Abbiamo una platea di genitori che sottopone allo schermo anche bambini sotto i 36 mesi”, ha detto, evidenziando la necessità di un lavoro serio sulle famiglie.

Malpezzi ha richiamato anche l’impatto delle piattaforme sulla capacità di attenzione degli studenti. “Quando insegnavo si diceva che dopo venti minuti la concentrazione calava. Oggi cala dopo undici”, ha osservato, collegando il fenomeno alla rapidità dei contenuti digitali e all’abitudine allo scrolling continuo.

Per la senatrice è fondamentale coinvolgere direttamente i giovani. Ha citato, in questo senso, l’esperienza di alcuni studenti della Cattolica che hanno ideato lo “Scroll Off Sunday”, un percorso di disintossicazione dai social culminato in una giornata senza scrolling. “Sono ragazzi che lavoreranno in quell’ambito e hanno capito di fare fatica a fermarsi”, ha spiegato.

Malpezzi ha riconosciuto le difficoltà tecniche legate alla privacy, alla verifica dell’età e all’identità digitale, ma ha invitato a non usarle come motivo per rinviare. “Sappiamo che è difficilissimo, ma dobbiamo cominciare”, ha detto.

La senatrice ha infine sottolineato che il divieto, da solo, non basta se non è accompagnato da un percorso educativo. Tuttavia, ha aggiunto, la gravità del problema impone uno stop iniziale e una presa di coscienza collettiva. “Il tema c’è, è grande come una casa, è l’elefante nella stanza. Fortunatamente oggi c’è una coscienza diversa per affrontarlo”.

Redazione Jamma
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