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Mangialardi (Anci Marche): “Ai sindaci il potere di concedere l’apertura delle nuove sale giochi”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni, Newslot, Politica, Videolottery

22 gennaio 2014 - 11:04


mangialardi maurizio

(Jamma) “La misura è veramente colma: così non si può andare avanti”. E’ un Maurizio Mangialardi tanto arrabbiato quanto amareggiato quello che ha introdotto il direttivo di Anci Marche tenutosi ad Ascoli Piceno nel quale ha relazionato circa le decisione prese all’ufficio di presidenza nazionale e che ha chiesto ai colleghi sindaci delle Marche la massima partecipazione alla grande manifestazione in programma mercoledì 29 gennaio a Roma, nella quale tutti i primi cittadini italiani scenderanno in piazza per convergere poi al Teatro Quirino per l’Assemblea straordinaria degli 8mila Comuni italiani.

L’oggetto del contendere è il rifiuto dei sindaci a veder ridotto il proprio ruolo ad esattori per conto dello Stato. “Dalla nostra regione – ha dichiarato Maurizio Mangialardi – organizzeremo un minimo di due pullmann che accoglieranno i sindaci con la fascia tricolore diretti a Roma per dire basta una volta per tutte.

 

Il confronto resta aperto con il governo soprattuto in vista la scadenza per la presentazione dei bilanci fissata al 28 febbraio. Il direttivo di Anci Marche ha anche votato all’unanimità un documento di sintesi che proponga una tassazione ulteriore a carico delle video lottery “il cui proliferare – ha concluso Mangialardi – sta trasformando le nostre città in casinò diffusi creando danni sociali enormi con sempre più soggetti che si rivolgono al Sert per combattere la ludopatia ed i problemi legati al gioco d’azzardo patologico”.

Al danno dei costi sociali diretti ed indiretti in crescita, con dipendenze compulsive, disgregazioni familiari, devianze nei giovani, segue anche la beffa. Infatti, a fronte dell’aumento vertiginoso del fatturato legato al gioco d’azzardo, i ricavi per lo Stato sono aumentati solo marginalmente in quanto l’imposta media sulle entrate del gioco è inferiore all’11%, una cifra molto più bassa rispetto all’IVA al 22% che si paga normalmente sui beni di consumo. La proposta è quella secondo la quale i Comuni abbiano la possibilità di concedere o meno l’apertura di una sala giochi nel proprio territorio.

 

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