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M5S: “Gioco d’azzardo, ridurre i locali in città in base al numero degli abitanti”

In: Politica

21 novembre 2014 - 11:14


Mantero

(Jamma) – “Assumere un’iniziativa normativa che vieti l’apertura delle sale da gioco ovvero locali commerciali con slot, vicino ai luoghi definiti sensibili, stabilendo un minimo di 500 metri di distanza, per combattere il proliferare delle slot; assumere iniziative normative per obbligare i gestori di sale a chiedere un documento d’identità, per impedire il gioco ai minori, oltre a garantire il libero accesso nei luoghi aperti al gioco agli psicologi delle Asl; evitare autorizzazioni di nuove tipologie di gioco, come ad esempio il «Vinci Casa», che inevitabilmente provocano illusioni in coloro che non hanno un tetto o altro dove vivere e per sopravvivere; intervenire, per quanto di competenza, affinché all’interno degli uffici di Poste italiane venga rimossa la vendita di «gratta e vinci» mediante distributori e operatori; assumere iniziative, anche di carattere normativo, al fine di evitare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite tramite il gioco d’azzardo e, nella fattispecie, le videolottery; aprire un tavolo, in sede di Conferenza unificata, per valutare la possibilità di ridurre i locali del gioco d’azzardo in città, in base al numero degli abitanti; assumere iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate ad impedire conflitti di interesse riguardanti l’agenzia di scommesse sportive interna al gruppo RCS, nonché ulteriori disagi economici e sociali che ne potrebbero derivare; rendere noti tutti i contratti di concessione pubblica nell’apposita sezione del sito, dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, riferita all’amministrazione trasparente decreto legislativo n. 33 del 2013; aggiornare la pubblicazione di tutti gli organigrammi e delle rispettive retribuzioni dei dirigenti, nonché di tutti gli atti di nomina; valutare concretamente quali siano le iniziative più efficaci da adottare per far applicare la normativa già in vigore, ma sino ad oggi nettamente disattesa, in riferimento al ripristino dei livelli essenziali di assistenza negati e all’inserimento negli stessi livelli essenziali di assistenza delle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da gioco d’azzardo patologico; prevedere linee guida predisposte dall’Istituto superiore di sanità per programmi clinici di assessment, diagnosi, cura e riabilitazione ambulatoriale delle persone affette da GAP che prevedono, altresì, visite mediche, colloqui di valutazione, attivazione di gruppi di aiuto o di mutuo soccorso, interventi psicoterapeutici ed educazionali di gruppo, in modo che sia garantito ai cittadini, nella valutazione dei servizi per le dipendenze, la possibilità di ricorrere al trattamento residenziale, anche avvalendosi di strutture convenzionate, e laddove non sia disponibile tale opzione, presso strutture pubbliche per la durata non superiore a trenta giorni”.

 

Sono le richieste di impegno del Governo proposte nell’ultima risoluzione in commissione (assegnatarie Commissione Finanze e Commissione Affari Sociali) presentata ieri alla Camera da Matteo Mantero (M5S) – co-firmatari altri deputati del M5S: Daniele Pesco, Massimo Enrico Baroni, Giulia Grillo, Andrea Cecconi, Matteo Dall’Osso, Giulia Di Vita, Silvia Giordano, Azzurra Pia Maria Cancelleri e Ferdinando Alberti.

 

“Premesso che il gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato riconosciuto ufficialmente come patologia nel 1980 dall’Associazione degli psichiatri americani ed è stato classificato nel DSM IV come «disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove», tanto che nell’edizione di maggio 2013 del DSM, è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette «dipendenze comportamentali»; il fenomeno del gioco d’azzardo patologico riguarda le fasce della popolazione più deboli quali i disoccupati, i giovani, i pensionati, gli indigenti, come dimostrano i dati forniti dall’EURISPES; con la liberalizzazione del mercato portata avanti dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni – spiegano i deputati M5S – non si è avuto alcun reale beneficio per le casse pubbliche: infatti, dalla documentazione consegnata dal direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli alla Commissione parlamentare VI della Camera dei deputati nel giugno del 2013, si rileva come negli ultimi anni, a fronte dell’aumento esponenziale del fatturato delle società attive nel settore, emergono: la diminuzione delle entrate erariali, il mancato gettito d’IVA conseguente alla diminuzione dei consumi, i costi indiretti necessari per la cura delle vittime da gioco d’azzardo patologico e non ultimi i costi sociali per il sostegno alle famiglie per lo più a carico dei comuni; le stime riguardanti il gioco d’azzardo in Italia, indicano la sua progressiva diffusione sul territorio nazionale; per l’anno 2012 nel nostro paese, nel business dell’azzardo sono stati spesi circa 88 miliardi di euro, oltre 6 volte rispetto ai 14 miliardi di euro spesi nel 2000, questo ne fa la terza industria nazionale con il 4 per cento del PIL prodotto. Tali cifre rendono l’Italia il terzo Paese al mondo per quote di denaro speso nel gioco d’azzardo e il primo nell’Unione europea; nel nostro Paese, sono circa un milione i giocatori patologici, e, altri tre milioni di persone si trovano in una situazione di rischio e necessitano cure, attività di prevenzione, e, sostegno sociale, da parte delle autorità locali civili e sanitarie, secondo quanto riportato dal Consiglio nazionale delle ricerche in un’analisi dei dati OPSAD Italia 2010-2011; nonostante il notevole impatto sociale e sanitario, continuano ad essere autorizzati e pubblicizzati nuovi giochi che attentano allo stato di crisi che molte famiglie sono costrette a vivere, come da ultimo la nuova lotteria Sisal «Vinci casa», un gioco che fa leva sulle paure dei cittadini sempre più in balia della crisi economica, in un momento in cui l’emergenza abitativa ha raggiunto livelli senza precedenti in Italia; dal 7 febbraio 2011, è iniziata la sperimentazione dei biglietti «Gratta e Vinci» anche negli uffici postali, mediante un accordo tra Lottomatica Group spa e Poste italiane, generando un problema di regolamentazione, invero, come riportato da alcune testate giornalistiche, secondo parte della giurisprudenza di diritto del lavoro il problema è di discriminare le attività strettamente connesse al servizio universale postale rispetto a quelle di natura commerciale-finanziaria-ludica (gratta e vinci) peculiari dell’ufficio postale standard. Un servizio pubblico che incentiva una piaga sociale è intollerabile, dato che è stato provato che la riduzione dell’offerta sia l’arma più importante per combattere il gioco d’azzardo patologico; gli studi hanno evidenziato che tra i soggetti più a rischio ci sono gli anziani che sono anche tra i maggiori utenti degli uffici postali; vi sono, inoltre, Sale Bingo con servizio baby sitting, dove i genitori possano lasciare i figli in «parcheggio» mentre giocano, come il caso di Cesano Maderno, dove i locali sono separati ma comunque in un’unica stessa struttura, e di Lovere, ristorante e discobar con annessa sala gioco dove famiglie, giocatori e bambini condividono gli stessi spazi; da un articolo apparso sul sito Post.it, si apprende, che i giornalisti della Gazzetta dello Sport protestano per la nascita di un’agenzia di scommesse sportive addirittura interna al gruppo RCS, ipotizzando un conflitto d’interessi; stando a quanto riportato nel comunicato, GazzaBet sarà un’agenzia di scommesse sportive online interna al gruppo RCS ma gestita da un operatore esterno, così da sfruttare il marchio e il nome Gazzetta dello Sport; i giornalisti della Gazzetta dello Sport che contestano l’iniziativa hanno sollevato una serie di questioni «di carattere etico giuridico e deontologico» e una – piuttosto consistente – legata a un possibile conflitto di interesse che si verrebbe a creare all’interno di RCS. Infatti tra gli azionisti del gruppo Rcs ci sono anche diversi proprietari di importanti club della Serie A di calcio come l’Inter, la Juventus, la Fiorentina e il Torino; i giornalisti temono dunque che questa condizione possa compromettere l’indipendenza del giornale; le ricerche della DNA (direzione nazionale antimafia), segnalano cifre allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il gioco illegale: infatti, secondo una ricerca, ammonterebbe a 15 miliardi di euro il fatturato, stimato, del gioco illegale nel 2012; un’infiltrazione, quella della mafia, confermata, oltre che dalle indagini giudiziarie e dalle notizie di cronaca, anche da studi e ricerche compiuti da associazioni e da esperti nel settore, dalle relazioni pubblicate dalle medesime forze dell’ordine, tra le quali anche la direzione nazionale antimafia, e dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, soprattutto nei settori più redditizi del sistema, quali gli apparecchi da intrattenimento (new slot e videolottery, di cui circa 200 mila sarebbero illegali), le scommesse sportive e il gioco online; la criminalità organizzata utilizza il gioco d’azzardo attraverso diversi canali: sia come business, gestendo direttamente sale gioco, sia utilizzando gli strumenti per loro tradizionali, e dunque costringendo gli esercenti – con la forza dell’intimidazione – a noleggiare gli apparecchi dalle ditte vicine al clan; ma ha anche fatto ricorso, per aumentare gli introiti, alla gestione di apparecchi irregolari. Uno dei modi utilizzati per il riciclo di denaro, riguarda l’utilizzo delle videolottery, macchinette che accettando banconote, anche di grosso taglio, e, rilasciando ticket, non distinguono tra vincite e denaro immesso, consentendo al giocatore di ritirare il denaro anche senza aver giocato effettivamente, ottenendo, quindi, di fatto, denaro ripulito; la legge n. 190 del 2012, all’articolo 1, comma 39, prevede espressamente: «Al fine di garantire l’esercizio imparziale delle funzioni amministrative e di rafforzare la separazione e la reciproca autonomia tra organi di indirizzo politico e organi amministrativi, le amministrazioni pubbliche (…) comunicano al Dipartimento della funzione pubblica, per il tramite degli organismi indipendenti di valutazione, tutti i dati utili a rilevare le posizioni dirigenziali attribuite a persone, anche esterne alle pubbliche amministrazioni, individuate discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione»; a tal proposito non si rilevano atti di nomina di alcuni dirigenti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, i quali devono essere assunti tramite concorso ex legge n. 195 del 2001;
tra le disposizioni in materia di gioco d’azzardo già previste dal decreto-legge n. 158 del 2012 (cosiddetto decreto Balduzzi), in particolare è previsto «l’inserimento di livelli essenziali di assistenza (LEA) delle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da ludopatia», da realizzare mediante aggiornamento degli stessi LEA; il gioco d’azzardo patologico è considerato come una delle «nuove droghe» e per questo, con l’inserimento nei LEA, sarà curato nei Sert, con l’obiettivo di affermare «il principio che le persone affette da ludopatia hanno diritto ad accedere al servizio sanitario nazionale per ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno, al pari dei soggetti con altre forme di dipendenze patologiche»; i Lea sono stati definiti a livello nazionale con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001, entrato in vigore nel 2002, e con la riforma del titolo V della Costituzione, ed è stato previsto per le regioni la possibilità di utilizzare risorse proprie per garantire servizi e prestazioni aggiuntive (ma mai inferiori) a quelle incluse nei Lea, così che i Lea possano essere diversi da regione a regione, fermo restando che quelli definiti a livello nazionale vengono garantiti in tutto il territorio italiano; i Lea, base del nostro sistema sanitario, dovrebbero garantire che nessuno sia escluso dalle cure, come disciplinato sia all’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela a salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti», e dalla legge di istituzione del servizio sanitario nazionale del 1978, che ha introdotto per la prima volta il concetto di «livelli di prestazioni sanitarie che devono essere garantiti a tutti cittadini»”.

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