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Lotta all’illegalità, Baretta (Mef): “Guerra che può essere combattuta mantenendo intatto il principio della riserva statale in materia di giochi”

In: Politica

4 marzo 2015 - 17:33


baretta

(Jamma) – “La lotta all’illegalità è una vera e propria guerra che può essere combattuta con efficacia mantenendo intatto il principio della riserva statale in materia di giochi. L’organizzazione pubblica e nazionale del gioco, attraverso il regime concessorio e non autorizzativo è la condizione primaria per combattere efficacemente la criminalità organizzata e la diffusa illegalità”.

 

Queste le parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta (foto) alla riunione della ‘bicameralina’ di questa mattina. “Gli obiettivi che il Governo intende perseguire, nell’applicare l’art. 14 della delega fiscale, sono: la tutela della salute pubblica, a cominciare dalle persone più deboli e dai minori. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito ad una diffusione massiccia e disorganica dell’offerta di gioco nel territorio; ciò ha riguardato, in particolare, gli apparecchi (Awp e Vlt). Questa scelta dello Stato, motivata dalla esigenza di contrastare la crescita esponenziale del gioco illegale, ha, però, provocato fenomeni sociali allarmanti di dipendenza che hanno stimolato una nuova coscienza civica della quale il regolatore deve tenere conto, a fronte della quale, molte comunità locali hanno reagito con ordinanze restrittive, proprio perché in assenza di un quadro coerente con tale nuova sensibilità; la lotta alla illegalità. L’Italia ha conseguito nell’ultimo decennio risultati importanti di contrasto alla illegalità, diventando un modello di riferimento internazionale, il cui ultimo successo è la sentenza della corte europea del Gennaio 2015. Questa vera e propria guerra può essere combattuta con efficacia mantenendo intatto il principio della riserva statale in materia di giochi.La organizzazione pubblica e nazionale del gioco, attraverso il regime concessorio e non autorizzativo è la condizione primaria per combattere efficacemente la criminalità organizzata e la diffusa illegalità; il mantenimento, per quanto possibile sulla base dei precedenti principi, del contributo del settore alla fiscalità generale. Sull’ammontare complessivo di oltre 80 miliardi che gli italiani spendono nel gioco (il dato si riferisce al gioco legale!) allo Stato resta circa il 10%. È una cifra importante, ma che è sempre più destinata a confrontarsi con gli obiettivi valori ali suddetti, fuori,cioè, da una logica insostenibile di “variabile indipendente”. Si tratta, dunque, di un approccio innovativo, coerente con la delega fiscale, che modifica profondamente la filosofia pubblica sul gioco, spostandone la priorità dagli effetti fiscali, che non vanno ovviamente trascurati, a quelli sociali e di ordine pubblico. Questi obiettivi si raggiungono attraverso una serie di interventi che danno vita, con questo decreto attuativo, ad un vero e proprio testo unico in materia di gioco che prevederà: la riduzione e la razionalizzazione dell’offerta pubblica nel settore degli apparecchi. Ciò avviene attraverso l’obbligo per bar e tabacchi di assegnarvi uno spazio “dedicato” non visibile dall’esterno, prevedendo non meno di 7 m. per ogni apparecchio istallato e, comunque, non più di 6; di intermediare l’accesso al gioco tramite il gestore, che ha la responsabilità, sanzionata, di vietare, in ogni caso, il gioco ai minori, anche attraverso la identificazione della persona che chiede di giocare. Questo insieme di regole comporta la previsione di una riduzione drastica dell’offerta, in questo sensibile comparto, stimabile nell’ordine di 80/100 Mila apparecchi; la completa sostituzione, nell’arco di un paio di anni ca, delle cosiddette Awp con un nuovo apparecchio, che potremo definire Awp di nuova generazione, in quanto tecnologicamente dipendenti dal server centrale (dunque prive di scheda autonoma), ma che conservano le dimensioni attuali della giocata (spesa e vincita contenuti). Va chiarito bene questo punto che ho letto è stato oggetto di equivoci. Voglio essere chiaro: la sostituzione con apparecchi interamente collegati (non solo per la trasmissione dati) aumenta la sicurezza; ma è impensabile che nei bar e nei tabacchi, dopo lo sforzo che facciamo per ridurre l’offerta, trasformassimo la rimanente in un peggioramento complessivo della sua qualità sociale. Sarebbe criminale; la riduzione in generale della pubblicità sui giochi e la proibizione nelle fasce protette. So che è un punto controverso ed il Governo è disponibile ad approfondirlo anche nel corso dell’esame parlamentare. Il punto che ci ha mosso è quello di ridurre la esposizione alla pubblicità, ma tenendo conto che, diversamente dal tabacco, essa non è proibita a livello comunitario. Vorremmo cioè evitare il rischio che un divieto assoluto – ultra petita rispetto alle regole europee
– non produca ricorsi che annullino anche i passi in avanti che stiamo facendo. Confermo, comunque, che per lo Stato italiano non esistono pregiudizi in proposito; istituzione di un fondo che si affianca alle risorse già stabilite con la legge di stabilità di 50 milioni dedicati alla prevenzione della ludopatia. Proponiamo che questo nuovo fondo, che stimiamo possa arrivare a 200 milioni, sia gestito con gli enti locali per piani territoriali (non per singolo comune) le cui modalità vanno definite; emersione del nero. Con la legge di stabilità abbiamo offerto ai gestori irregolari di emergere. Questo provvedimento, accompagnato dalla,sentenza della corte europea ha provocato la regolarizzazione di ca 2500 sale. Non prevediamo al momento la riapertura generalizzata dei termini. Prevediamo, al contrario, un inasprimento dei controlli; inasprimento delle regole di accesso alla gestione del gioco legale. Oggi si può aggirare il problema richiedendo al comune la licenza per l’apertura di un qualsiasi esercizio commerciale (art 86 di pubblica sicurezza) aprendovi poi un postazione di gioco on line. La curiosità sta nel fatto che in molti comuni no-slot proliferano con licenza comunale sale irregolari. La proposta è che, d’intesa col Ministero dell’Interno, si preveda che per tenere in un locale pubblico qualsiasi tipo di gioco bisogna ottenere l’art. 88; coerenza tra questo insieme di provvedimenti e i regolamenti locali. Lo sforzo in atto da parte dello Stato, che prevede un forte intervento regolatore, potrebbe essere vanificato da un sistema territoriale di presenza del gioco legale a macchia di leopardo che preveda da un lato zone franche e dall’altro addensamenti tali da configurare veri e propri quartieri a luci rosse del gioco! Per questo pensiamo che la regolarizzazione della materia e la lotta alla illegalità necessitano di una condivisa distribuzione territoriale più contenuta, ma equilibrata. In tale ottica è necessario un confronto con Anci, che abbiamo già richiesto. La regola rigorosa delle distanze da un insieme di fonti (scuole luoghi di culto, enti pubblici, ecc) era legittimamente giustificata è motivata dall’eccesso irrazionale dell’offerta che con decreto ridimensioniamo. Ovviamente, ciò non significa non affrontare il problema di regole applicative; ma va fatto nel nuovo contesto. La individuazione, cioè, di criteri territoriali coerenti coi principi nazionali è, per quanto ci riguarda, oggetto di confronto durante l’esame parlamentare e, in parallelo, con – come ho già detto – con gli enti locali; anche per definire, in particolare con le Regioni, la gestione del fondo di cui sopra; modifica delle modalità di prelievo. Si passa dal prelievo sulla raccolta a quello sul margine. In tal modo si contribuisce alla riduzione della filiera, si adottano modalità diffuse sul piano internazionale e si rende più trasparente il processo. Lo Stato si assume il rischio di entrate relative al risultato, ma esce da una sorta di conflitto per il quale le proprie entrate dipendevano direttamente dal volume complessivo del gioco, indipendentemente dal giocatore; non arbitrarietà del payout. Il passaggio al margine rende evidente che il rischio può diventare letale se la vincita raggiunge livelli eccessivi. Non sottovalutando che un eccesso di payout finirebbe per annullare lo sforzo regolatorio finalizzato ad un gioco responsabile e non compulsivo. Per questo introduciamo una banda di oscillazione stretta dentro la quale può agire il concessionario per decidere le sue strategie di mercato; definizione delle nuove sanzioni che necessitavano di essere aggiornate e rese più severe, compreso il blocco amministrativo dell’esercizio; istituzione della Lega Ippica fuori dal perimetro allargato della P.A. e rilancio del settore. Il testo del decreto andrà, assieme agli altri inerenti la delega fiscale, in uno dei prossimi CdM e sarà successivamente all’esame del Parlamento. Condivido la proposta di un Convegno pubblico sul tema ed, in ogni caso ed indipendentemente dai momenti ufficiali, il Governo e l’Amministrazione sono a disposizione per qualsiasi occasione di confronto sia ritenuta utile o necessaria”.

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