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L’industria dei giochi scommette su Renzi: quote “troppo” alte. di Studio Sbordoni

In: Politica

17 febbraio 2014 - 11:54


renzi

(Jamma) Dopo aver annunciato un piano d’azione complessivo rivolto al gioco pubblico nel suo “Impegno per l’Italia”, Enrico Letta ha dovuto lasciare il suo posto a Matteo Renzi ed è possibile un cambio di rotta sull’azione di governo sui giochi.

Prima di fare ipotesi tuttavia è importante fare il punto della situazione sull’idea che Renzi ha del gioco pubblico.

Una delle prime dichiarazioni di rilievo è stata fatta prima di diventare segretario del PD: in occasione di un dibattito televisivo con Bersani aveva dichiarato che la tassazione sui giochi è troppo bassa.

«Nel 2002 erano 12 miliardi il totale d’affari sul gioco d’azzardo – aveva dichiarato – ed era 4 miliardi. Adesso siamo ad un valore complessivo di 80 miliardi e la tassazione è appena di 8 miliardi».

Quella sottolineata particolarmente da Renzi è la mancata crescita proporzionale degli introiti erariali rispetto alla raccolta di gioco ma l’allora aspirante segretario del Partito Democratico non ha tenuto conto del ritorno in vincite, del payout, notevolmente cresciuto nell’arco di tempo preso in considerazione.

Un altro intervento di Renzi sul gioco va ricordato in occasione del Decreto Salva Roma a fine 2013, quando ha definito “una porcata” il provvedimento che avrebbe danneggiato gli enti locali attivi nella lotta alla ludopatia attraverso il contenimento della diffusione del gioco sul territorio.

Una provocazione a Renzi sul tema del gioco pubblico è arrivata dal Movimento 5 Stelle che, all’inizio di gennaio, ha lanciato su Twitter un hashtag “#pdtassailgioco” sfidando il partito a premere per un aumento della tassazione sul gioco al fine di evitare così a 12 milioni di cittadini di pagare la mini-Imu, un provvedimento che non ha avuto seguito.

Ma non è tutto perché prima della presentazione del progetto di legge contro il gioco da parte dell’Italia dei Valori, il segretario del PD ha firmato la proposta di legge popolare ideata dal partito di Di Pietro, un testo che mira a fare tabula rasa del gioco pubblico italiano.

E se è vero quanto si dice sia stato dichiarato privatamente da un politico di primo piano (“…non me ne frega niente del gioco, ma dire così porta voti…”), l’impressione che nella quasi totalità dei casi si tratti di dichiarazioni ed iniziative volte a raccattare consensi e voti, sia a livello nazionale che locale, sarebbe confermata.

Insomma, un quadro composito e in alcuni casi contraddittorio che lascia il settore alla finestra rispetto a quanto accadrà con l’arrivo al Governo di una nuova squadra guidata da Matteo Renzi.

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