Un riordino frammentato, il rischio di concentrazioni di mercato e la necessità di tutelare piccole e medie imprese senza rinunciare al controllo e alla legalità. L’intervento del deputato Francesco Borrelli (in foto) al convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi a tutela di legalità, giocatori, imprese, occupazione ed entrate erariali”, organizzato alla Camera da LCD – Liberali Cristiano Democratici (Gruppo parlamentare Lega), ha acceso il dibattito, rispondendo in particolare all’interrogativo emerso nel corso dei lavori: la riforma del gioco fisico in discussione rischia di ridisegnare il settore senza una visione organica?
Borrelli ha condiviso una critica di fondo: il percorso seguito finora appare segmentato. Prima la riforma dell’online, ora quella del gioco fisico. “Il problema – ha osservato – è non aver affrontato la materia in modo complessivo, ma per compartimenti”. Una modalità che, a suo avviso, può produrre squilibri e favorire concentrazioni inattese.
Il parlamentare ha chiarito la propria posizione sui possibili scenari di mercato: “Ogni forma di duopolio o monopolio, soprattutto in un settore che ha una rilevanza pubblica e sociale, ci vede contrari”. La preoccupazione aumenta, ha aggiunto, quando a rafforzarsi sono soggetti di grandi dimensioni, eventualmente con management e interessi esterni al Paese. Non si tratta di una chiusura ideologica verso gli investimenti stranieri, ma del timore che operazioni pensate per massimizzare l’incasso immediato possano, nel tempo, indebolire un sistema economico diffuso e radicato.
Sul fronte del gioco online, Borrelli non ha nascosto le proprie riserve. Pur riconoscendo che il gioco a distanza è ormai una realtà consolidata, ha sottolineato come sia strutturalmente più difficile da controllare rispetto al gioco fisico. “Una volta determinate attività erano circoscritte a luoghi specifici. Oggi, con uno smartphone, si può giocare ovunque”. Da qui la necessità, secondo lui, di rafforzare regolazione e controlli, evitando che il digitale diventi la via più semplice per concentrare mercato, ridurre occupazione e comprimere la base fiscale.
Il tema della concorrenza è tornato più volte nel suo intervento. Borrelli ha messo in guardia dal rischio che pochi grandi operatori – magari già forti sull’online – possano consolidare ulteriormente la propria posizione anche nel gioco fisico. In uno scenario simile, ha osservato, l’interesse industriale potrebbe naturalmente orientarsi verso il canale più redditizio e meno oneroso in termini di personale e gestione, con effetti evidenti sul tessuto occupazionale.
Pur riconoscendo che le imprese di settore difendono interessi legittimi, il deputato ha posto una questione politica più ampia: oggi la politica è più sensibile alla pressione di grandi gruppi o a quella di reti diffuse di piccole e medie imprese? “Se diciamo che la PMI è la spina dorsale del Paese, questo principio deve valere anche qui”, ha affermato.
Nel merito delle ipotesi di aumento del prelievo – con il passaggio, evocato nel dibattito, dal 25% al 40% – Borrelli ha invitato a guardare oltre l’incasso immediato. “È chiaro che nel breve periodo lo Stato potrebbe ottenere maggiori entrate, ma in prospettiva il rischio è una desertificazione del settore, con effetti economici e occupazionali molto più pesanti”. Il legislatore, ha aggiunto, dovrebbe ragionare in una prospettiva di medio-lungo periodo, non limitarsi a rispondere alle esigenze contingenti di bilancio.
Il riferimento è anche all’occupazione e alla presenza capillare sul territorio. Una riforma che riducesse drasticamente il numero degli operatori, concentrando il mercato in poche mani, potrebbe generare – secondo Borrelli – un problema sociale non secondario, soprattutto in aree dove il comparto rappresenta una fonte di reddito per molte famiglie.
Sul piano fiscale, il deputato non si è detto contrario in linea di principio a una maggiore contribuzione del settore, soprattutto se finalizzata a sostenere sanità e servizi pubblici. Ma ha avvertito: un intervento eccessivo, senza un disegno complessivo, rischia di alterare irreversibilmente gli equilibri.
L’appello finale al governo è stato chiaro: rivedere o correggere l’impostazione che starebbe emergendo, aprendo un confronto più ampio con tutti i soggetti coinvolti. “Non si tratta di una battaglia corporativa – ha concluso – ma della difesa di un modello economico che deve restare pluralista, regolato e capace di coniugare legalità, concorrenza e tutela del lavoro”.
Nel pieno del percorso di riordino del gioco pubblico, la posizione di Borrelli aggiunge un tassello politico rilevante: la sfida non è solo tecnica o fiscale, ma riguarda l’assetto futuro del mercato e il ruolo che lo Stato intende esercitare tra esigenze di bilancio, controllo e salvaguardia del tessuto imprenditoriale nazionale.







