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Lannutti (IdV): “Riaprire il dibattito in CE sui divieti alla pubblicità dei giochi d’azzardo”

In: Personaggi, Politica

20 giugno 2012 - 10:23


lannutti

(Jamma) Gioco patologico, tutela dei minori di anni 18, maggiori poteri agli enti locali ma soprattutto divieto ad ogni forma di pubblicità relativa ai giochi d’azzardo. Questi i temi su cui verte l’interrogazione del senatore dell’Italia dei valori Elio Lannutti che chiede un coinvolgimento della stessa Commissione europea per riaprire il dibattito sui divieti pubblicitari al gioco, di pari passo con quanto già avviene per il tabacco.

 

Rivolgendosi al Ministro dell’economia e delle finanze il senatore Lannutti spiega che “il gioco d’azzardo è vietato dal codice penale, ma la progressiva legislazione in deroga da metà degli anni ’90 ad oggi ha portato a una situazione a giudizio dell’interpellante paradossale. Viene punita una scommessa tra amici, mentre risultano legali gli svariati miliardi di fatturato ricavati da lotterie, slot machines, poker, scommesse e giochi d’azzardo di natura sempre più varia che in questi ultimi anni, a ritmi sempre più frenetici, sono stati immessi sul mercato;

l’industria del gioco d’azzardo – continua – è diventata una delle più importanti del Paese. Lotterie, slot machine, poker, scommesse e giochi d’azzardo di diversa natura hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici. Il risultato di questo sforzo ingente, anche in termini di marketing e pubblicità, è stata la notevole crescita dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale, compresi pensionati, casalinghe, giovani. L’Italia è il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco;

la platea dei giocatori si è allargata enormemente e ormai anche giovani, casalinghe e pensionati costituiscono nuove fasce d’utenza da catturare e fidelizzare;

secondo alcune ricerche il 2,2 per cento della popolazione adulta italiana risulta essere a rischio per il gioco d’azzardo se non addirittura “vittima” di una patologia;

nell’ambito del fenomeno legato direttamente e/o indirettamente al gioco d’azzardo patologico solo nel 2010 si è prodotto un volume d’affari di 61,5 miliardi di euro, coinvolgendo 30 milioni di giocatori e impegnando 120.000 lavoratori distribuiti in quasi 20.000 aziende di produzione e servizi; i concessionari sono 1.500, di cui 10 detengono la metà del fatturato. Nel 2011 la raccolta dei primi 11 mesi (69,5 miliardi) conferma il trend positivo (26,36 per cento) rispetto al medesimo periodo 2010 (55 miliardi);

in Italia si stimano circa 30 milioni di utenti dei giochi pubblici con vincita in denaro e tra loro si stimano circa 2 milioni di persone afflitte da ludopatia;

le informazioni a disposizione degli utenti, utili per destreggiarsi nel mondo del gioco con consapevolezza, sono mediocri;

una ricerca Nomisma evidenzia come la percezione degli italiani rispetto alla disponibilità di informazioni adeguate sul gioco e le sue possibili implicazioni negative sia assolutamente carente (53 per cento), soprattutto riguardo alla possibilità di dipendenza da gioco, e che l’86 per cento degli italiani richiedono più informazioni sui rischi connessi al gioco e ritengono insufficiente l’opera di sensibilizzazione sinora attuata;

l’offerta di giochi rischia di presentare un incremento di rischi di deriva di tipo problematico o patologico: l’aumento di richieste di aiuto a servizi pubblici o privati da parte di giocatori o loro familiari, lo sviluppo di forme di auto-aiuto, il crescente allarme sociale legato a fatti di cronaca ed al crescente fenomeno dell’usura in parte imputabile al gioco ne sono una dimostrazione;

quanto ai dati relativi al ruolo che gli adolescenti acquisiscono in questo scenario, secondo l’indagine del 2009 a cura dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Centro nazionale delle ricerche di Pisa questo fenomeno, che va dai gratta e vinci, alle lotterie istantanee, alle scommesse sportive, fino al lotto e superenalotto, è in crescita e interessa circa la metà degli studenti italiani, con un incremento maggiore tra le ragazze. Sarebbero 550.000 i minorenni secolarizzati a scommettere illegalmente con la speranza di arricchirsi facilmente; dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi è aumentata dal 40 al 47 per cento;

nel 2011 la spesa degli italiani per il gioco pubblico è stata di 76,6 miliardi di euro con un incremento del 24 per cento sull’anno precedente. L’erario ha incassato 9,3 miliardi;

molte inchieste della magistratura ed alcune indagini economiche tendono a evidenziare non solo che il business del gioco d’azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali, ma che l’espansione del gioco d’azzardo legale non contiene, ma alimenta a sua volta il gioco d’azzardo illegale;

non si tratta solo di intervenire ridefinendo le multe irrisorie rispetto agli ingenti profitti che si ricavano dalla manipolazione dei singoli giochi, ma di prendere atto e trarre le dovute conseguenze del nesso tra gioco d’azzardo e usura e delle considerazioni contenute nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia del luglio 2011;

molti conflitti di interesse devono poter essere affrontati e regolati: a partire dallo Stato stesso che affida al Ministero dell’economia e delle finanze, che fruisce di cospicue entrate economiche provenienti dal mercato dell’azzardo, il ruolo di tutelare i cittadini dai problemi sociali e sanitari correlati alle dipendenze patologiche indotte dalla progressiva espansione del settore;

a fronte di una situazione sempre più preoccupante, istituzioni, organizzazioni di terzo settore, sindacati, gruppi di giocatori patologici in trattamento, associazioni di consumatori (Acli, Alea, Anci, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cnca, Conagga, Federconsumatori, Federserd, Fict, Fitel, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp) lanciano la campagna “Mettiamoci in gioco” con l’intento di limitare la crescita forsennata del gioco d’azzardo, aumentare le tutele per la collettività e i giocatori, favorire gli interventi a favore dei giocatori “patologici””.

Su queste premesse, Lannutti chiede di conoscere quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di porre un freno al modello di liberalizzazione controllata del gioco d’azzardo in Italia, che si è progressivamente trasformato in insidiosa deregulation, come testimonia l’abnorme espansione delle proposte di giochi in ogni comune di Italia, prevedendo nel frattempo una moratoria rispetto all’immissione di nuovi giochi, sia per quantità che per qualità, e la rinuncia ad ampliare ulteriormente la raccolta e i ricavi derivanti dall’azzardo, anche nel caso di nuove emergenze nazionali che richiedono l’immediato introito di risorse;

se non intenda intervenire con azioni di competenza per restituire un potere decisionale alle comunità locali che sono espropriate di ogni funzione di “governo” del fenomeno considerato che i Sindaci non possono intervenire sulle licenze, perché totalmente scavalcati dall’attuale legge dello Stato;

quali iniziative voglia intraprendere per impedire la pubblicità del gioco d’azzardo con appositi divieti, non diversamente da quanto avviene per il tabacco e se, nell’ambito della consapevolezza della normativa europea in merito, si ritenga che gli Stati nazionali debbano riaprire il confronto sull’intera questione all’interno della Commissione e nello stesso Parlamento di Strasburgo;

quali risultino essere le somme stanziate e le risorse disponibili e quelle ulteriori destinate alla prevenzione del fenomeno del gioco d’azzardo patologico e, specificatamente, per quel che concerne la prevenzione per i minori di 18 anni;

quali risultino essere i programmi e le linee di azione conseguenti e necessari a contrastare il fenomeno della ludopatia;

se non si intenda inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei livelli essenziali di assistenza con una normativa volta ad equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai servizi già garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica devolvendo, al fine di rendere sostenibile i costi di tale equiparazione, l’1 per cento del fatturato complessivo sul gioco alla riparazione dei danni, direttamente o indirettamente indotti e provocati dall’espansione del fenomeno e dall’aumento delle situazioni di dipendenza;

come intenda adoperarsi per costituire un tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore, al fine di definire i criteri e le iniziative di una corretta ed efficace campagna di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d’azzardo.

 

 

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