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Lannutti (IdV): ‘Perché non destinare l’1% del fatturato del gioco per curarne la dipendenza?’

In: Politica

6 agosto 2012 - 10:28


lannutti

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(Jamma) Appellandosi alla sentenza del Tar Lazio che, ricordiamo, ha accolto la class action presentata dal Codacons contro la Pubblica amministrazione, colpevole di non aver ancora emesso il decreto contro le ludopatie e per la prevenzione del gioco compulsivo, nella seduta di venerdì a Palazzo Madama, il senatore dell’Idv Elio Lannutti ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’economia e delle finanze e della salute per sapere quali risultino essere le somme stanziate e le risorse disponibili e quelle ulteriori destinate alla prevenzione del fenomeno del cosiddetto gioco d’azzardo patologico, quali risultino essere i programmi e le linee di azione per contrastare la ludopatia e infine se non si intenda inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei livelli essenziali di assistenza con proposte normative volte ad equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai servizi devolvendo, al fine di rendere sostenibili i costi di tale equiparazione, l’1 per cento del fatturato complessivo sul gioco alla riparazione dei danni.

 

Di seguito il testo integrale dell’interrogazione

– Premesso che:

la seconda sezione del Tar del Lazio (Presidente Luigi Tosti, Relatore Silvia Martino) ha accolto la class action presentata dal Codacons contro la Pubblica amministrazione, colpevole di non aver ancora emesso il decreto contro le ludopatie e per la prevenzione del gioco compulsivo.

la legge n. 220 del 2011 prevede che “Con decreto interdirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e del Ministero della salute sono adottate, d’intesa con la Conferenza unificata, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee d’azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente a gioco compulsivo”;

tuttora di tale decreto – più volte annunciato e mai emesso – non vi è traccia; circostanza che ha portato l’associazione ad intentare una class action contro gli enti interessati, chiedendo al Tar di ordinare l’adozione del provvedimento;

sul sito dell’Agicos si legge: «Scrivono i giudici del Tar Lazio nella sentenza: “Con il ricorso n. 3473/2012, il Codacons ha proposto la specifica, tipica azione che consente, oggi, sia ai singoli che alle associazioni portatrici di interessi diffusi, di reagire avverso la mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori. Si tratta della c.d. “class – action” pubblica […] Reputa in primo luogo il Collegio che, come già accennato, alcun dubbio possa esservi circa l’ammissibilità dell’azione, dichiaratamente fondata […] E’ comunque indubbio che il Codacons abbia, tra i propri associati, anche consumatori interessati al settore dei giochi, dei concorsi a premio, delle lotterie e delle scommesse, i quali subiscono una lesione diretta, concreta ed attuale derivante dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori in materia (sia pure ai fini, peculiari, qui considerati, di tutela della salute). Nel merito, il ricorso è fondato. La norma impone chiaramente l’adozione di un vero e proprio piano di intervento, da adottarsi, entro un termine prestabilito, dalle amministrazioni nominativamente indicate, d’intesa con la Conferenza unificata. […] Nessuno degli atti così previsti (di carattere generale, e, sicuramente, non aventi natura normativa), è stato ancora posto in essere. Non vale ad escludere la violazione dell’obbligo di provvedere, la circostanza posta in luce dalla difesa erariale, secondo cui le amministrazioni intimate debbano raggiungere un’intesa in seno alla Conferenza Unificata. E’ in particolare irrilevante che, in tale sede, siano state avanzata perplessità circa gli aspetti finanziari del piano di intervento. Appare infatti ovvio che, in mancanza di previsioni specifiche, le risorse all’uopo necessarie debbano essere reperite tra quelle già stanziate (ad esempio, in seno al Piano sanitario nazionale)”. Il Tar dunque “ordina al Ministero dell’Economia e delle Finanze, al Ministero della Salute e alla Conferenza – Unificata, per quanto di rispettiva competenza, di adottare, in concerto (ovvero d’intesa) tra loro, il decreto interdirigenziale previsto dall’art. 1, comma 70, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, entro 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, all’uopo utilizzando le risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. “Si tratta di una importante vittoria a tutela dei cittadini e dei giocatori – afferma il presidente Carlo Rienzi – La grave crisi economica che attanaglia il nostro paese, la crescente pubblicità di giochi e il fiorire di sale da gioco su tutto il territorio ha contribuito a determinare una vera e propria emergenza sociale, caratterizzata da un preoccupante aumento delle dipendenze che troppo spesso sfociano in tragedie familiari. Per questo è indispensabile che i Ministeri competenti varino il decreto contro le ludopatie, in grado di salvare migliaia di giocatori e famiglie dal fallimento. Ora – conclude Rienzi – se le istituzioni coinvolte non provvederanno a rispettare l’ordine del Tar nei tempi previsti, sarà inevitabile la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca alla P.A.»;

l’interrogante ha presentato diverse interrogazioni sull’industria del gioco d’azzardo e la notevole crescita dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale, compresi pensionati, casalinghe, giovani portando l’Italia ad essere il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco. Inoltre ha chiesto ragione della mancata adozione del decreto di cui in premessa (atti 4-07742, 3-02899, 4-06882),

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo abbia assunto al fine di dare seguito a quanto stabilito dalla suddetta sentenza del Tar relativamente all’obbligo di adozione del decreto interdirigenziale previsto dall’art. 1, comma 70, della legge 13 dicembre 2010, n. 220;

quali risultino essere le somme stanziate e le risorse disponibili e quelle ulteriori destinate alla prevenzione del fenomeno del cosiddetto gioco d’azzardo patologico e, specificatamente, per quel che concerne la prevenzione per i minori degli anni 18, anche in considerazione dell’inspiegabile ritardo nell’adozione di un provvedimento in elaborazione oramai da mesi;

quali risultino essere i programmi e le linee di azione conseguenti e necessari a contrastare il fenomeno della cosiddetta ludopatia;

come intenda adoperarsi per costituire un tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore, al fine di definire i criteri e le iniziative di una corretta ed efficace campagna di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d’azzardo;

se non si intenda inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei livelli essenziali di assistenza con proposte normative volte ad equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai servizi già garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica devolvendo, al fine di rendere sostenibili i costi di tale equiparazione, l’1 per cento del fatturato complessivo sul gioco alla riparazione dei danni, direttamente o indirettamente indotti e provocati dall’espansione del fenomeno e dall’aumento delle situazioni di dipendenza.

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