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Lannutti (IdV): “Cosa intende fare il governo per frenare l’offerta di gioco e limitare i rischi?”

In: Politica

7 dicembre 2012 - 08:59


lannutti
Napolitano: “Recuperare i fondi necessari allo spending review attraverso una stretta al gioco illegale”

 

XII Commissione (Igiene e sanità): ‘Aggiornamento dei lea, il governo si impegni a reperire risorse’

 

(Jamma) Il senatore dell’IdV Elio Lannutti ha presentato una interrogazione al ministro Grilli nella quale evidenzia quanto recentemente denunciato nel corso della presentazione della campagna di prevenzione dei rischi del gioco “Mettiamoci in Gioco”. Lannutti chiede al governo quali iniziative intenda metta in atto per limitare l’offerta di gioco, se intende istituire un tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore, con la finalita` di definire i criteri e le iniziative di una diversa campagna di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d’azzardo.

 

 

LANNUTTI. – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della salute.

– Premesso che:

nel corso della conferenza stampa che si e` tenuta al Senato il 4 dicembre

2012 e` stato presentato il dossier della campagna «Mettiamoci in

gioco» e «Azzardopoli 2.0»;

su «AgenParl» dello stesso giorno si legge: «Siamo sicuri che lo

Stato, e la collettivita`, ci guadagnino favorendo la diffusione del gioco

d’azzardo? “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi

del gioco d’azzardo risponde con un chiaro “no, non ci guadagnano affatto”,

Una posizione ribadita oggi rendendo pubblico al Senato un dossier

sui costi sociali e sanitari del gioco d’azzardo. All’interno dell’iniziativa

Libera ha presentato il dossier “Azzardopoli 2.0”, sulla presenza delle mafie

nel settore. (…) Se e` vero che lo Stato potrebbe incassare quest’anno 8

miliardi di euro, grazie alle tasse versate dai concessionari dei giochi, la

campagna promossa da Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser,

Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, FeDer-

SerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, InterCear, Libera,

Uisp stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui

i costi sociali e sanitari che il gioco d’azzardo patologico comporta per

la collettivita`. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento

dell’iva, nel caso in cui i 18 miliardi di euro, sul fatturato complessivo,

che non tornano ai giocatori in forma di montepremi fossero stati

spesi in altri consumi (con iva al 21%). Ma ci sono poi i costi non facilmente

stimabili, che riguardano l’aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti:

le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all’usura, il peggioramento

delle condizioni delle persone piu` fragili e povere, maggiormente

esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da

versare a chi si rovina giocando, l’incremento delle separazioni e dei divorzi,

un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. (…) La

campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell’azzardo,

nel nostro paese, per l’anno in corso, terza industria nazionale con il 4%

del Pil prodotto. Ma se il giro d’affari cresce, le entrate per lo Stato – in

percentuale – scendono incessantemente: si e` passati dal 29,4% del 2004

all’8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra piu` o

Senato della Repubblica – 63 – XVI LEGISLATURA

851ª Seduta Assemblea – Allegato B 6 dicembre 2012

meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato e` cresciuto di quasi il 400

per cento (…) Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono,

dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo

paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di

macchine da gioco di ultima generazione – le Vlt – triplo rispetto agli

Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line.

La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda

delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza

sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi

due milioni. Insomma, l’Italia e` tra i primi paesi al mondo per consumi

di gioco d’azzardo. (…) Il Dossier di Libera “Azzardopoli 2.0” segnala cifre

allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il

gioco illegale. Ammonta a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del

gioco illegale per il 2012. Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere:

dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai

Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. (…) Con la presentazione

dei due dossier la campagna si rivolge prima di tutto alle Istituzioni

e ai partiti affinche´ intervengano in modo molto piu` incisivo in materia di

gioco d’azzardo, ponendo al primo posto la tutela della salute del cittadino.

La recente vicenda del decreto Balduzzi sulla sanita` ha evidenziato

ancora una volta la forza della lobby dell’azzardo, capace di affondare i

buoni propositi del ministro. E`

invece necessario che il tema sia messo

al piu` presto in agenda, fin dall’inizio della prossima legislatura. E`

evidente

che i dati sul fenomeno di cui disponiamo sono largamente insufficienti.

La campagna ha voluto raccoglierli per evidenziare tutti i punti problematici,

ma e` urgente un’azione di indagine per valutare il fenomeno del

gioco d’azzardo e i costi sociali e sanitari che comporta. A tal proposito,

la campagna rivolge un appello al mondo dell’universita` e della ricerca

per realizzare insieme indagini piu` estese ed accurate. Infine, tutto questo

sara` possibile solo con un forte coinvolgimento dell’opinione pubblica,

che non ha affatto chiare tutte le implicazioni e i rischi della diffusione

del gioco d’azzardo»;

scrive Federico Fubini per il «Corriere della Sera» del 5 dicembre

2012: «Forse e` solo un esempio in piu` di un’Italia in cui si predica in un

senso di marcia e si razzola nell’altro. E ` il Paese in cui i partiti della maggioranza

chiedono liberalizzazioni, ma bloccano le gare sulle concessioni

demaniali. E ` l’economia dalla quale tutti dicono che lo Stato deve ritirarsi,

mentre la Cassa depositi e prestiti (controllata dal Tesoro) moltiplica le

sue iniziative a sostegno delle imprese. Va dunque capito Luigi Magistro,

nuovo direttore generale dei Monopoli dello Stato, se per un attimo e`

parso applicare lo stesso doppio senso di marcia anche a oggetti banali

come le slot machine. Quegli strani ingranaggi si stanno forse ritirando

dai bar sotto casa o dalle sale Bingo di quartiere, a tutela dei cittadini,

ma hanno appena fatto il loro ingresso dalla porta principale in un posto

che conosciamo anche meglio: casa nostra (e il nostro smartphone). Aveva

detto appena una settimana fa Magistro in un’intervista al Corriere: sulle

slot machine “dovremo intensificare i controlli, ma anche ripianificare la

collocazione, evitandone la presenza vicino alle scuole, ai luoghi di culto,

agli ospedali”; semmai, ha aggiunto Magistro, bisognera` “concentrare la

presenza nel territorio” e “limitare al massimo l’introduzione di nuovi giochi”,

Detto fatto. E ` appena asciutto l’inchiostro su quelle frasi, che dall’altro

ieri le slot machine sono entrate nelle case (benche´ Magistro avesse

dimenticato di dirlo). E ` la sorpresa di Natale: da lunedı`, piu` di mille nuovi

giochi di modello slot sono legalmente “online”, Basta introdurre codice

fiscale e numero di carta di credito, quindi giocare sul computer dal

sofa` in soggiorno. Sara` forse lontano dagli ospedali e dalle scuole, dalle

chiese, dalle sinagoghe o dalle nuove moschee, come sancisce il decreto

voluto dal ministro della Salute Renato Balduzzi per difendere i piu` vulnerabili.

Ma e` in tinello a portata dei figli, dei nipoti, dei vecchi genitori e

dei cassaintegrati rimasti a casa tutto il giorno. Secondo i Monopoli dello

Stato, non e` che l’applicazione di una legge di due anni fa. Altri tempi.

Nel frattempo pero` ne´ l’agenzia ne´ il ministero del Tesoro, che la controlla,

hanno rinunciato a distribuire 50 nuove concessioni per le slot

sul web. In fondo e` solo il prosieguo di un aumento dell’offerta di gioco

d’azzardo (legale) che ha sprigionato tassi di crescita cinesi in un Paese

che, per il resto, vive una decrescita del Pil fra le piu` rapide al mondo.

Nelle scommesse legali gli italiani hanno speso 15,4 miliardi di euro

nel 2003 e 79,8 miliardi nel 2011. E`

un incremento del 52% l’anno,

per un fatturato che vale il 5% del Pil e mette il settore fra le prime industrie

del Paese. In base ai dati dei Monopoli, in Italia la spesa media in

scommesse per abitante maggiorenne e` stata di 1.586 euro nel 2011: il

13,5% del reddito. E ` ormai una delle grandi voci di spesa degli italiani,

che nel frattempo tirano la cinghia su tutto il resto. Ogni euro in piu` speso

in scommesse, spesso, e` un euro in meno in acquisti di prodotti utili di

imprese italiane rimaste oggi senza mercato nel Paese. Ma per i conti

dello Stato, si sa, e` una manna. Le concessioni agli impresari del gioco

d’azzardo fruttano circa 8 miliardi l’anno all’Erario, a cui si aggiungono

le tasse sulle vincite. In totale si tratta di entrate che riducono il deficit

di quasi l’1% del Pil ogni anno. Il problema e` che nel 2012, per la prima

volta, la crescita delle scommesse sta frenando: saliranno al piu` del due

per cento, mentre le entrate erariali sono per la prima volta in calo di

500 milioni. Facile dunque sospettare che le nuove slot online servano

(anche) a incrementare i flussi di cassa per lo Stato. Non solo a sfidare

le piattaforme offshore, come si dice. Come fossero queste le riforme

strutturali per risanare l’Italia»,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di istituire un

tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore,

con la finalita` di definire i criteri e le iniziative di una diversa campagna

di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d’azzardo;

se ritenga opportuno accogliere le richieste della campagna adoperandosi

per porre un freno al modello di liberalizzazione controllata del

gioco d’azzardo in Italia; per restituire un potere decisionale alle comunita`

locali che sono espropriate di ogni funzione di governo del fenomeno; per

impedire la pubblicita` del gioco d’azzardo con appositi divieti; per inserire

le cure nei confronti dei soggetti affetti dal gioco d’azzardo patologico all’interno

dei livelli essenziali di assistenza, in particolare con una normativa

volta a equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai

servizi gia` garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica; per rendere

ufficiale da parte dei Monopoli di Stato il ritiro della campagna «Giovani

e gioco»;

quali misure intenda adottare al fine di evitare che le famiglie italiane,

attratte dal miraggio del facile ed immediato arricchimento in una

situazione di grave crisi economica accompagnata da pesante disoccupazione,

continuino a precipitare in vere e proprie forme di dipendenza patologica

da gioco;

quali iniziative infine intenda intraprendere al fine di evitare che la

criminalita` organizzata continui a trarre il massimo profitto dal settore dei

giochi e delle scommesse;

quali siano le ragioni del fenomeno, a parere dell’interrogante di

regressione, per cui, invece di pensare ad un nuovo sistema di controllo

e pianificazione del problema delle slot machine, mille nuovi giochi del

genere sono stati messi on line aumentando l’offerta del gioco d’azzardo

legale.

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