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Ippica. Per il ministro Catania la crisi è profonda

In: Ippica, Politica, Scommesse

29 febbraio 2012 - 14:15


catania

(Jamma) “Una crisi profonda” così il ministro Catania valuta la situazione dell’ippica, nel corso dell’audizione che si sta tenendo presso la Commissione Agricoltura della Camera. Tra le cause principali, “la contrazione di interesse probabilmente riconducibili a vari fattori. Da un lato quelli interni: l’ippica non ha saputo salvaguardare la credibilità del prodotto. Dall’altro l’evoluzione delle scommesse: si è passati da un panorama in cui le ippiche erano le uniche scommesse commercializzate a una fase di totale liberalizzazione. Adesso le scommesse ippiche sono un attore appena marginale, con una quota di mercato inferiore al 2%. Tutto questo ha progressivamente schiacciato il settore. Lo scorso anno c’è stato un passaggio particolarmente traumatico quando con la Manovra autunnale è stato ridotto di 100 milioni – su 150 totali – il contributo al montepremi”. Due i flussi che alimentano il settore: “Il primo è appunto il contributo al montepremi, l’altro sono le percentuali sulle scommesse che tornano al settore. Il taglio al contributo ha dato l’impressione al settore che fosse impossibile far tornare i conti. Questo ha portato al lungo sciopero, terminato a inizio febbraio, grazie all’impegno del Ministero a ristrutturare il settore”.

Decreto fiscale soluzione tampone

Con il decreto fiscale, “Vengono messi a disposizione del settore 35 milioni, una prima modesta risposta alle esigenze del settore, un intervento tampone” ha aggiunto il ministro Catania . “Avrei sperato ci fosse ben altro in questo dl, in termini di operazione complessiva di rilancio, occorre rimuovere le cause storiche della crisi. Ma non è stato possibile arrivare a una soluzione più ampia, anche perché il ministero dell’Economia non ha ancora maturato una soluzione sulla questione”. E quindi il ministro ha affidato una propria riflessione alle valutazioni della Commissione: “Se la scommessa ippica viene lasciata all’interno di una rosa commercializzata dagli stessi soggetti, è difficile che il settore possa avere un rilancio, perché questi soggetti hanno maggiore interesse economico e maggiore facilità nel promuovere altri prodotti”.

 

Dura la replica dell’on. Viviana Beccalossi (PdL), nel corso dell’audizione del ministro Catania sulla questione dell’ippica. “Vista la situazione che sta fronteggiando l’intero Paese, e visti i sacrifici che sono stati chiesti a tanti cittadini” ha detto l’on. Beccalossi, “credo che la crisi dell’ippica non sia prioritaria”. L’onorevole del Pdl ha posto l’accento sui fondi già destinati al settore, “Ci era stato assicurato da un suo predecessore che destinando al comparto 150 milioni di euro, la crisi sarebbe stata risolta. Ciò evidentemente non è avvenuto. Prima di tutto, sarebbe necessario rendere conto ai cittadini di come sono stati spesi quei soldi”.

 

La crisi è evidente, ma è difficile discutere la questione quando si registrano una serie di sprechi” è quanto ha detto il presidente della commissione Agricoltura della Camera Paolo Russo nel corso dell’audizione del Ministro Catania. Russo ha ricordato tra gli sprechi “Unire Lab, funzionari che si moltiplicano negli stipendi e negli incarichi, e non sono particolarmente solerti nell’adempiere i propri doveri, ma vengono premiati. La sensazione è che negli ultimi mesi ci sia una situazione strabica: da una parte le spese che vanno verso una normalizzazione, dall’altro il proliferare di spese, consulenze, incarichi a studi legali. E’ il momento di fare ordine, e evitare che il settore sostenga spese non necessarie”.

Per l’on. Sandro Brandolini (PD) il problema dell’ippica non è solamente nella difficoltà di trovare le risorse: “Con il Milleproroghe era stato presentato un emendamento che conteneva anche la copertura economica” ha detto Brandolini nel corso dell’audizione del ministro Catania che si sta svolgendo in commissione Agricoltura alla Camera. “Ma senza una profonda ristrutturazione, il settore non si salva. Su questo aspetto c’è bisogno di un confronto non solo con le categorie, ma anche con le commissioni parlamentari”.

 

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