Nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, la sessione dedicata al futuro dell’ippica ha riportato al centro del dibattito un comparto che da anni cerca una nuova identità. Antonio Giuliani (in foto), direttore dell’Ufficio gioco a distanza e scommesse dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha offerto una lettura per certi versi controcorrente.
“Per la prima volta sono contento che al centro del dibattito non ci siano le scommesse ippiche ma l’ippica”, ha esordito Giuliani, marcando subito una distinzione netta. Le scommesse, ha spiegato, rappresentano “una importante fonte di finanziamento”, ma “non sono il settore ippico”. Un passaggio chiave, che sposta l’attenzione dalla performance del gioco alla necessità di ripensare l’intero comparto.
Eppure, proprio dai numeri delle scommesse arrivano segnali incoraggianti. Giuliani ha ricordato come l’equiparazione fiscale con le scommesse sportive abbia prodotto effetti immediati: “Il prodotto ippico, che sembrava non interessare più a nessuno, ha fatto registrare un aumento del 5% sulle scommesse a quota fissa e nel primo trimestre del 2026 un +20% rispetto allo stesso periodo del 2025”. Un dato che, secondo il dirigente ADM, dimostra una verità semplice: “Se il prodotto è competitivo, il giocatore scommette anche sull’ippica”.
Il problema, dunque, non è la domanda, ma l’offerta. Da qui la necessità di una profonda revisione del sistema, a partire dalla sua complessità. “Il consumatore ha difficoltà a districarsi tra palinsesti, concessioni e tipologie di scommessa”, ha osservato Giuliani, sottolineando l’urgenza di una semplificazione strutturale.
Le direttrici di intervento sono chiare: “unificazione dei totalizzatori, abbassamento della posta minima, introduzione del live”, ma anche una più ampia equiparazione del prodotto ippico a quello sportivo. Tuttavia, tutto questo si scontra con un limite preciso: “Fino a quando esistono queste concessioni e questa normativa di base, è impossibile fare il passo ulteriore”.
Nel suo intervento, Giuliani ha insistito anche su un concetto destinato a diventare centrale nel percorso di rilancio: l’affidabilità. “Il prodotto ippico deve offrire al giocatore quella certezza dei risultati e delle dinamiche che oggi viene percepita in altri sport”, ha spiegato, chiamando in causa non solo il regolatore ma l’intera filiera.
Il messaggio finale è stato netto. Le scommesse possono sostenere l’ippica, ma non possono definirla. Serve una trasformazione più ampia, che riguardi prodotto, regole e percezione. “Le scommesse ippiche possono aiutare, ma è l’ippica che deve evolversi”, ha concluso Giuliani, indicando una direzione chiara per il futuro del settore.






