La Prefettura di Catanzaro ha portato il proprio contributo al convegno organizzato da Codere Italia in Calabria, con l’intervento di Vito Turco, viceprefetto vicario, che ha richiamato la complessità del settore del gioco pubblico e la necessità di affrontarlo con uno sguardo istituzionale ampio, capace di tenere insieme economia, salute e sicurezza.
Turco ha sottolineato come il tema non possa essere ridotto a una lettura univoca, perché coinvolge “quattro aspetti, quattro profili che devono essere analizzati nel caso concreto: economico, sociale, sanitario, legale e anche occupazionale”. Un comparto che, proprio per la sua dimensione e per la sua diffusione, richiede un equilibrio costante tra libertà individuale e tutela collettiva.
Secondo il viceprefetto, tutto ciò che nella società si sviluppa nel tempo non può essere lasciato senza regole. “Una consuetudine, una prassi non può essere lasciata al caso: va arginata nei casi patologici e comunque normata, al fine di offrire una cornice di legalità all’uso consapevole”. Il gioco, in altre parole, esiste come realtà sociale e ricreativa, ma deve essere incanalato in un sistema di controlli e responsabilità.
Nel suo intervento Turco ha richiamato alcuni numeri emersi nel dibattito: circa 20 milioni di italiani che giocano, 18 miliardi di entrate per lo Stato e una quota di circa il 5% di situazioni patologiche. Dati che, a suo avviso, mostrano quanto il fenomeno sia articolato e quanto sia necessario il contributo di tutti gli attori coinvolti, dagli operatori alle istituzioni, per garantire che l’attività si svolga “nel rispetto della legalità”.
Il viceprefetto ha insistito sul fatto che la normativa deve essere in continua evoluzione, perché anche il contesto illegale si trasforma rapidamente. Accanto ai sistemi di autoprotezione che i concessionari sono chiamati ad adottare, occorre un rafforzamento costante degli strumenti tecnologici, soprattutto per impedire l’accesso ai minori e limitare comportamenti ripetitivi e rischiosi sulle piattaforme digitali.
Turco ha inoltre posto l’accento su un elemento territoriale particolarmente delicato: in Calabria, ha ricordato, l’interesse della criminalità organizzata è forte “per tutto quello che può portare risorse economiche”. Proprio per questo, oltre alle patologie sociali come la dipendenza, esistono anche “patologie legali”, legate al gioco illegale e alle possibili infiltrazioni nei circuiti economici.
Da qui la necessità di un raccordo istituzionale stabile, attraverso protocolli e azioni coordinate tra Prefetture, forze dell’ordine, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, amministrazioni locali e Regione. Turco ha riconosciuto il valore delle misure regionali più restrittive, come quelle sugli orari e sulle distanze dai luoghi sensibili, spiegando che tali limitazioni non rappresentano una negazione della libertà, ma un modo per orientarla e proteggerla: “Non va a limitare in concreto la libertà, ma va a indirizzarla in maniera sapiente”.
Nel passaggio dedicato al rapporto con i cittadini, Turco ha evidenziato che la fiducia può essere compromessa quando emergono episodi di illegalità o chiusure di locali irregolari. Per rafforzarla servono prevenzione, informazione corretta e una formazione diffusa, anche nelle scuole, perché il gioco deve restare un intrattenimento e non trasformarsi in un rischio.






