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Grassano (misto): ‘Governo e comune di Venezia valutino insieme la congruità e la solidità economia delle offerte per la gestione del casinò’

In: Casinò, Cronache, Politica

28 giugno 2012 - 08:07


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Varese. Smantellata una sala scommesse clandestina

 

(Jamma) Il piano di privatizzazione del Casinò di Venezia preoccupa non solo sindacati e dipendenti ma anche la politica. Nella seduta di ieri alla Camera l’onorevole del gruppo misto Maurizio Grassano ha presentato un’interpellanza al ministro dell’Interno e al ministro dell’Economia e delle Finanze  per sapere se non ritenga opportuno attivare i poteri che gli sono propri, al fine di valutare, in concorso con il comune di Venezia la congruità delle offerte per la gestione del Casinò da parte dei privati e la loro solidità economica e le garanzie prestate per la tutela del posto di lavoro ai dipendenti del Casinò lavoratori;

Infine se non ritenga opportuno che nel contratto di concessione a privati sia inserita la condizione che il soggetto aggiudicatario sia assolutamente estraneo alla criminalità organizzata, prevedendo che

eventuali rapporti successivamente venuti alla luce siano causa di rescissione immediata dell’atto di concessione.

 

Di seguito il testo integrale

 

premesso che:

il Casinò di Venezia è la più antica casa da gioco al mondo e risale al 1638. La quota di mercato detenuta è del 38,22 per cento sul totale del volume, d’affari dei casinò in Italia. L’esercizio della casa da gioco spetta al comune di Venezia a ciò autorizzato dal Ministero dell’interno, secondo quanto stabilito dal regio decreto legge 16 luglio 1936, n. 1404, convertito dalla legge n. 62 del 1937;

fino al 2008 il Casinò versava alle casse comunali somme superiori ai 100 milioni di euro (in taluni anni anche superiori ai 150 milioni), consentendo alla città di mantenere basse le tasse locali e di fornire adeguati servizi ai cittadini;

da alcuni anni i 4 casinò nazionali Sanremo, Venezia, Saint Vincent e Campione d’Italia registrano un calo delle presenze e degli introiti. In particolare, nel primo trimestre 2012, tra crisi economica, concorrenza degli altri giochi di Stato, ma anche a causa dell’introduzione del limite di 1.000 euro per l’uso del contante, hanno chiuso il primo trimestre in calo del 19,6 per cento sullo stesso periodo 2011; con incassi a quota 85,4 milioni di euro a fronte dei 106 milioni dello stesso periodo del 2011 il casinò di Venezia è rimasto leader di mercato con oltre 28,2 milioni nei tre mesi, ma la flessione degli incassi è stata più elevata (24,5 per cento sul 2011) rispetto alle altre case da gioco nazionali;

a causa della crisi economica da tempo, ma in particolare dall’inizio del 2012, le acque sono agitate attorno al Casinò veneziano; il comune sta valutando un piano di cessione-privatizzazione, che ha interessato numerosi grandi gruppi internazionali, in considerazione del prestigio che la sede veneziana riveste; il Gazzettino di Venezia del 22 gennaio 2012 titolava « Casinò di Venezia, primo sì di Roma – Via libera del Ministero dell’interno alla procedura per cedere la gestione »;

contro il piano di privatizzazione si sono mossi sindacati e dipendenti, con il risultato che il casinò è rimasto chiuso numerosi giorni tra marzo e maggio 2012;

nella seconda metà di marzo il casinò è rimasto chiuso per una settimana di fila, con una perdita del comune valutata 2,5 milioni di euro; c’è stato sciopero anche nelle redditizie giornate di Pasqua e dal 25 aprile al 1° maggio; giova ricordare che le perdite così realizzate incidono sul valore del bene;

i dipendenti del casinò sono 599, con uno stipendio medio di 95.000 lordi; gli oneri per il personale registrano un trend crescente rispetto agli incassi: 32,2 per cento nel 2009, 35,3 per cento nel 2010, 37,1 per cento nel 2011;

l’azienda ha tentato di ricorrere ad una stretta sul costo del lavoro; l’ipotesi prevedeva l’abbattimento delle retribuzioni del 10 per cento, premi ora elargiti in base alla produttività, flessibilità del lavoro, non pagamento dei primi giorni di malattia, nuovo contratto non aziendale, ma basato sul contratto turismo e nuove assunzioni solo con contratti di apprendistato. Il pacchetto è stato respinto dai sindacati;

a fronte di questi fatti il sindaco della città Orsoni ha avviato un procedimento, con il supporto di uno studio legale milanese, per affidare con gara internazionale in concessione il servizio e trasferire ai privati la gestione dei casinò. Nel piano si prevede la creazione di una società ad hoc per i giochi, mentre la Casinò Municipale Venezia manterrà la proprietà degli immobili di Ca’ Vendramin e del Casinò del Lido; il 19 aprile il Consiglio ha approvato una delibera con la quale il comune trasferisce all’azienda 2,5 milioni di euro al fine di consentirne la ricapitalizzazione; lo scontro sembra incancrenirsi in una contesa tra l’amministrazione al Governo della città, che deve risolvere in qualsiasi modo possibile i problemi di bilancio, e un gruppo di lavoratori, garantiti e ben pagati, guidati da sindacati che non si rendono conto che, nella presunzione di mantenere i livelli di stipendi e di tutela raggiunti, stanno mettendo in forse il futuro stesso di quei lavoratori e stanno danneggiando la città intera a causa del deprezzamento del bene prodotto dagli scioperi –:

quali siano gli intendimenti del Governo in merito alla vicenda esposta in premessa;

se non ritenga opportuno attivare i poteri che gli sono propri, al fine di valutare, in concorso con il comune di Venezia:

a) la congruità delle offerte per la gestione del Casinò da parte dei privati e la loro solidità economica;

b) le garanzie prestate per la tutela del posto di lavoro ai dipendenti del Casinò lavoratori;

se non ritenga opportuno che nel contratto di concessione a privati sia inserita la condizione che il soggetto aggiudicatario sia assolutamente estraneo alla criminalità organizzata, prevedendo che eventuali rapporti successivamente venuti alla luce siano causa di rescissione immediata dell’atto di concessione.

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