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Gioco legale e conti correnti: Bankitalia apre a una tutela per le imprese escluse dai servizi bancari

L’accesso ai servizi bancari per imprese e professionisti torna al centro del dibattito parlamentare. Nell’audizione davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, la Capo del Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, Magda Bianco, ha affrontato il tema dell’accesso ai conti correnti nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’obbligo di contrarre nei rapporti di conto corrente, formulando alcune considerazioni che assumono particolare interesse anche alla luce delle difficoltà più volte segnalate da operatori del gioco pubblico legale nell’apertura o nel mantenimento dei rapporti bancari.

La Banca d’Italia ribadisce innanzitutto che l’inclusione finanziaria rappresenta “un presupposto essenziale della partecipazione alla vita economica e sociale” e costituisce un obiettivo dell’Istituto, ma precisa che tale finalità deve essere perseguita “nel rispetto degli altri interessi tutelati dall’ordinamento»”. Per questo motivo ritiene che, qualora l’obiettivo del legislatore sia garantire l’accesso ai servizi di pagamento essenziali, possano essere individuati strumenti più mirati rispetto all’introduzione di un obbligo generalizzato per le banche di aprire un conto corrente a chiunque ne faccia richiesta. Nel corso dell’audizione vengono evidenziati diversi profili di attenzione del disegno di legge. Tra questi, l’impatto sull’autonomia contrattuale degli intermediari, i possibili problemi di compatibilità con la normativa antiriciclaggio e gli effetti sulla sana e prudente gestione delle banche. In particolare, la Banca d’Italia osserva che un obbligo indiscriminato di apertura e mantenimento del conto potrebbe costringere gli intermediari ad assumere rischi operativi, reputazionali e di conformità, ad esempio nei casi in cui non sia possibile identificare il beneficiario effettivo, il cliente sia soggetto a restrizioni finanziarie oppure il conto possa essere utilizzato per attività ritenute non etiche.

L’audizione richiama inoltre la disciplina già vigente sul “conto di base”, prevista per i consumatori in attuazione della normativa europea, osservando che tale strumento realizza un equilibrio tra esigenze di inclusione finanziaria e tutela degli altri interessi pubblici. Secondo la Banca d’Italia, il valore aggiunto della proposta di legge riguarda soprattutto i soggetti che oggi non rientrano nell’ambito di applicazione del conto di base, ossia i clienti non consumatori, categoria che comprende imprese, professionisti, associazioni e altri operatori economici.

A questo proposito, l’Istituto evidenzia come i dati raccolti attraverso gli esposti confermino l’esistenza di criticità proprio per questa categoria di clientela. Tra il 2019 e il 2025 la Banca d’Italia ha infatti ricevuto circa 280 esposti riguardanti difficoltà nell’apertura o nel mantenimento di un conto di pagamento da parte di imprenditori, professionisti, associazioni e altri soggetti non consumatori. È su questo punto che l’audizione prospetta una possibile evoluzione normativa. Piuttosto che introdurre un obbligo generalizzato di contrarre, la Banca d’Italia suggerisce di valutare l’introduzione di un diritto a ottenere un conto di pagamento destinato ai clienti non consumatori maggiormente esposti al rischio di esclusione finanziaria. Tale diritto potrebbe essere limitato a determinate categorie di professionisti o imprese e riguardare una gamma essenziale di servizi, escludendo, ad esempio, quelli che comportano forme di finanziamento come carte di credito o affidamenti. Andrebbero inoltre definiti con precisione i presupposti per l’apertura del conto e i servizi ad esso collegati.

La Banca d’Italia precisa tuttavia che, analogamente a quanto avviene per il conto di base destinato ai consumatori, dovrebbe restare fermo il diritto della banca di recedere dal rapporto nei casi previsti dalla legge, così da garantire il rispetto della normativa antiriciclaggio, delle esigenze di ordine pubblico e degli altri interessi costituzionalmente rilevanti.

Nel documento acquisito dalla Commissione vengono inoltre richiamate alcune esperienze europee. In Francia è previsto un “diritto al conto”, mitigato da una procedura dettagliata e dalla possibilità di recesso in specifiche circostanze. In Belgio, invece, è operativo un “conto di base business” destinato a professionisti e imprese che abbiano ricevuto almeno tre rifiuti da parte di banche diverse; in questo caso è la Camera dei servizi bancari di base, previo coinvolgimento dell’Unità di informazione finanziaria, a individuare l’istituto obbligato ad aprire il rapporto, ferma restando la possibilità di rifiuto nei casi previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Nelle conclusioni dell’audizione, la Banca d’Italia ribadisce che eventuali interventi normativi dovrebbero essere progettati bilanciando gli obiettivi di inclusione finanziaria con la tutela della sana e prudente gestione degli intermediari e con i presidi di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. In questa prospettiva, l’Istituto ritiene meritevole di valutazione una soluzione che concentri le nuove tutele proprio sui clienti non consumatori, prevedendo per essi un diritto ad ottenere un conto di pagamento costruito in modo da contemperare i diversi interessi coinvolti.

Le osservazioni formulate dalla Banca d’Italia non riguardano espressamente il comparto del gioco pubblico, ma si inseriscono in un dibattito che interessa tutte quelle categorie di imprese che, pur operando legittimamente, possono incontrare difficoltà nell’accesso ai servizi bancari essenziali. In questo quadro rientrano anche le criticità più volte segnalate dagli operatori del gioco legale in relazione all’apertura e alla chiusura dei conti correnti aziendali, tema oggetto di numerosi interventi e approfondimenti negli ultimi anni.

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