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Gioco d’azzardo, i sindaci della provincia di Imperia scrivono a Renzi: “Inaccettabile impedire agli enti locali di assumere provvedimenti che vietino l’apertura delle sale”

In: Politica

20 aprile 2015 - 17:50


Governo Renzi chiede fiducia al Senato

(Jamma) – “Dovevamo consegnare questa lettera a mano al Presidente del Consiglio Matteo Renzi domenica, ma poi, per ovvi motivi non è potuto venire e così abbiamo deciso di spedirla direttamente a Roma“. Spiega così il Sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, promotore di questa iniziativa, il contenuto della lettera-appello che è stata inviata al Presidente Consiglio dei Ministri Matteo Renzi in materia di gioco d’azzardo.

 

Firmatari della lettera sono il Sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, Carlo Capacci Sindaco di Imperia, Giacomo Pallanca sindaco di Bordighera, Vincenzo Genduso Sindaco di Taggia, Adriano Biancheri Sindaco di Olivetta San Michele, Fulvio Gazzola Sindaco di Dolceacqua, Davide Gibelli Sindaco di Camporosso, Ferdinando Giordano Sindaco di Vallecrosia.

 

“Signor Presidente,

mi rivolgo a Lei per manifestarLe con forza l’auspicio che la nuova normativa in materia di gioco d’azzardo non mortifichi il lavoro svolto a tal proposito da parte dei Comuni, ma che sappia invece recepire tanto le istanze che provengono dalla società civile, quanto le indicazioni che provengono dalla Corte Costituzionale, dal Consiglio di Stato e dai Tribunali Amministrativi Regionali, i quali hanno ripetutamente riconosciuto la validità e la legittimità dei provvedimenti di regolamentazione del gioco d’azzardo da parte delle amministrazioni locali.

 

Assieme all’Amministrazione che ho l’onore di presiedere, unanimemente, sono e siamo strenui difensori della liceità di impiegare risolute strategie di contenimento rispetto ai rischi ingenerati dal gioco d’azzardo, così come di assumere iniziative volte ad adottare misure restrittive, sia di ordine normativo che amministrativo, finalizzate al contrasto della diffusione del gioco d’azzardo.

 

E’ sicuramente doveroso ed opportuno che i comportamenti nocivi vadano disciplinati e che le istituzioni intervengano educando i singoli a condotte corrette; tali comportamenti, oltretutto, spesso si sommano a condizioni di disagio preesistente, come molte volte verificato a livello di Servizi Sociali dei Comuni.

 

Di più, è necessario anche sobbarcarsi tutte le iniziative opportune, reperendo risorse adeguate, per la riabilitazione dei giocatori “dipendenti”; prova ne sia il fatto che lo stesso Governo discute da tempo della necessità di inserire il gioco d’azzardo patologico nei LEA (Livelli essenziali di assistenza); peraltro, è obiettivo parimenti ineludibile impegnare risorse per l’introduzione nelle scuole di percorsi specifici volti ad informare ed educare i giovanissimi ai rischi connessi ai vari tipi di giochi.

 

E’ pur vero che il divieto di giocare, come quelli di consumare alcool e droghe, scoraggiano solo su alcuni gruppi di popolazione e funzionano comunque in modo parziale, ma sono un indispensabile “volano” di sensibilizzazione per formare persone responsabili e consce dei rischi e dei danni ingenerati dalle “ludopatie”. A tal fine, rivendichiamo il massimo potere decisionale in capo alle comunità locali, uniche istituzioni realmente impegnate a porre un freno al modello di “liberalizzazione controllata” del gioco d’azzardo in Italia. Ci chiediamo se tutti abbiano coscienza e conoscenza, ad esempio, del fatto che, i giocatori “ludopatici” o accedono al credito sommerso o chiedono finanziamenti agli istituti di credito e si indebitano per giocare senza riuscire a mantenerne il controllo.

 

A nostro avviso, nel rispetto della doverosa autonomia dell’azione di governo del proprio territorio e delle proprie comunità, non è accettabile impedire agli enti locali di assumere provvedimenti che vietino l’apertura delle sale da gioco, ovvero locali commerciali con slot, vicino ai luoghi definiti sensibili (quali scuole, ospedali, farmacie, luoghi di culto, ecc.), o che determinino un preciso rapporto tra il numero dei locali adibiti al gioco ed il numero degli abitanti residenti, onde non diventare – indesideratamente e proprio malgrado – una sorta di Las Vegas di provincia; a tale scopo, non è sufficiente la sola leva economico-fiscale, cui si impronta l’approccio al problema da parte del Governo.

 

Quando leggo che a Vienna le “slot” sono spente per legge dal 1° gennaio 2015, per l’entrata in vigore di una norma che mette al bando tutti i tipi di apparecchi da intrattenimento a vincita, oltre che ad esserne felice, deduco che l’azione “forte” è quindi comunque possibile ed auspico che anche lo Stato italiano permetta di farlo a me, come ad ogni altro Sindaco che intenda avvalersi di tale facoltà, assumendomene la piena responsabilità; se avremo sbagliato, se la decisione risultasse sgradita e non condivisa, sarà diritto/dovere dei nostri concittadini/elettori – e solo loro – chiedercene conto. Di contro, quando leggo invece che la volontà del legislatore nazionale è quella di bilanciare gli interessi delle amministrazioni comunali con quelli delle aziende concessionarie (!!!), non posso esserne felice. Che cosa significa voler “ridefinire le regole” inerenti l’offerta di gioco nei Comuni, impedendo la conferma di quelle disposizioni contenute nelle Ordinanze Sindacali relative a luoghi sensibili e limitazioni orarie, che “modificano la geografia del gioco autorizzato, relegandolo ai margini delle aree urbane”???; non sfugge il fatto che, in nome di una presunta sostanziale uniformità dei provvedimenti adottabili, le Amministrazioni Comunali vedrebbero ridotta la propria autonomia regolamentare, sinora mai negata.

 

Quale vero, reale ed effettivo “margine di manovra” è lasciato ad un Sindaco se, come da bozza del decreto comparsa sugli organi di informazione: nei riguardi degli apparecchi da gioco l’esercizio delle attribuzioni normative e amministrative dei Comuni in materia di gioco si esplica nel rispetto dei seguenti principi di coordinamento nazionale: massima chiarezza ed univocità delle misure adottate e delle relative giustificazioni; conformità delle misure adottate ai principi di ragionevolezza, proporzionalità, economicità, efficienza e non discriminazione; esclusione di misure che si risolvono in forme di sostanziale espropriazione senza indennizzo di valori patrimoniali dei concessionari e dei soggetti che, anche per loro conto, operano sulla base dei titoli di legittimazione previsti dal presente decreto nell’ambito della rete fisica statale di raccolta del gioco con vincita in denaro; esclusione di misure che si risolvono in forme di sostanziale espulsione dal territorio comunale della locale articolazione della rete fisica statale di raccolta del gioco con vincita in denaro; esclusione di limitazioni di distanza ed orarie nei riguardi dei punti di offerta di gioco che si conformano ai livelli organizzativi, di sicurezza e di legalità della rete fisica statale di raccolta del gioco con vincita in denaro previsti dal presente decreto e dai relativi provvedimenti di attuazione, rispettandone costantemente gli standard quantitativi e qualitativi; esclusione di limitazioni in materia di arredo urbano tali da impedire totalmente la riconoscibilità dei punti di offerta di gioco; concentrazione e rafforzamento delle misure limitative ed espulsive nei confronti dei punti di offerta di gioco, e delle relative reti, non muniti dei titoli abilitativi previsti dal presente decreto; inefficacia delle misure limitative vigenti a fronte dell’adeguamento dei punti di offerta di gioco della rete fisica statale di raccolta del gioco con vincita in denaro ai livelli organizzativi, di sicurezza e di legalità previsti dal presente decreto e dai relativi provvedimenti di attuazione”.

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