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Giochi: Leggi scritte male e applicate peggio di E. Bernardi

In: Personaggi, Politica

9 giugno 2015 - 10:07


leggegiusta

“Non conosce chi cerca, bensì colui che sa cercare” – Einaudi
“I politici hanno un’agenda surreale rispetto a quella dei cittadini comuni”
(Jamma) – Cambiano i governi, ma una cosa non cambia mai: la pessima qualità dei provvedimenti legislativi. C’è un aspetto formale, i provvedimenti sono scritti in modo incomprensibile e nonostante nel 1988 fu approvata la legge 400 che all’articolo 13.bis, Chiarezza dei testi normativi, impone di indicare “in forma integrale o sintetica di chiara comprensione il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento”.

Purtroppo, sono rimaste parole al vento: nessuno ne cura l’applicazione nei singoli ministeri, a Palazzo Chigi e in Parlamento.
I governi berlusconiani fecero scempio della semplicità e della chiarezza delle norme; ma i governi a che li hanno seguiti, di Monti, Letta e ora Renzi, non paiono distinguersi su questo terreno rispetto al predecessore. Limitandomi ai provvedimenti sui giochi specificatamente adottati per fare cassa astrusità ne sono uscite. Sulle bozze viste della Delega Fiscale art.14 che interviene di nuovo sulla materia, ancora si va facendo in diversi punti scempio di ogni umana chiarezza e comprensione, tralasciando i contenuti bislacchi e i rimandi con rinvii e contro rinvii ad altrettante disposizioni, non abrogate, propongono un testo unico che di unico ha la lunghezza.
Nell’intervista rilasciata a un quotidiano, l’ormai ex responsabile della Spending Review – Cottarelli si sofferma sulla mania legiferante italica: siamo pieni di leggi, oltretutto scritte male, che di fatto consegnano il potere ai mandarini dei gabinetti ministeriali, che si propongono come gli unici capaci di districarsi nel ginepraio. Quando si parla di burocrazia da combattere, si dovrebbe iniziare da qui.
Il nostro Paese ha più leggi degli altri: pare poco meno di 22.000, che si confrontano ad esempio con le 10.000 scarse della Francia e le 4.500 circa della Germania. Queste cifre sono citate in una Relazione della Banca d’Italia, che parla di “eccesso di produzione normativa e mutamenti troppo frequenti e disorganici delle leggi”.
Per di più, i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno interpretato la produzione di leggi, possibilmente sotto forma di decreti, come un indicatore della propria solerzia ed efficienza. Come se fosse impossibile amministrare in modo efficace applicando innanzitutto le leggi che esistono già: anche il nuovo esecutivo, nei suoi primi passi, non si è discostato da questa tradizione.
Veniamo all’attuale stesura di bozza della Delega fiscale art.14 sui giochi.
Il provvedimento che deve sopportare i continui attacchi di dottrinari, demagoghi e teocratici del “punto di vista” sul gioco patologico e le ludopatie, i medesimi che di alcol e dei suoi 17 mila morti annui e delle migliaia incidenti stradali dei fine settimana non ne parlano così come nessun amministratore ha messo gli orari agli alcolici e le distanze metriche da bar o pub per questa che è la vera emergenza giovanile e non solo, tralasciando poi le problematiche del fumo.
La bozza di delega ha ancora moltissime criticità, già sollevate e mai prese in considerazione, tipo numero minimo apparecchi 200 AWP per poter operare, predisposizione distanze fra apparecchi all’interno dei locali, AWP da remoto e chi le produrrà e cosa dovrebbero essere è ancora un mistero, unico organismo di accreditamento e non menzione del MLA, certificazione e tassazione comma 7 redemption e passaggio dei medesimi sotto concessione e poca attenzione al gioco illegale e ai così detti TOTEM o giochi promozionali.
La continua e perseverante attenzione solo alla riduzione delle AWP e non anche delle VLT maggiormente dannose ai portafogli dei giocatore e l’incurante superficialità e non riduzione di altre tipologie di giochi anch’essi causa di patologie. L’unica cosa che hanno variato è la modifica del regime fiscale dal PREU da una percentuale sull’introdotto al PREU sul cassetto, non in corso d’anno ma per anno solare, come regole fiscali segnalate hanno poi consigliato lo slittamento al 1 gennaio 2016.
Infine essendo tante regole tecniche penso che debbano essere inviate alla DG Imprese e lì vedremo che cosa ne diranno a Bruxelles? Se qualcuna delle norme introdotte violerà principi comunitari...
Facciamo scorrere la macchina del tempo, e andiamo ai primi anni Cinquanta, quando Luigi Einaudi, nelle Prediche inutili, scriveva: conoscere per deliberare – il fine della conoscenza – è un appello accorato, contro chi vuol fare per smania di fare, per ambizione, per impulso della folla, e non si cura della fondatezza delle proposte che avanza. Un concetto scritto nel 1955 è attualissimo se applicato agli amministratori locali e regionali sulle tante leggi per pseudo-combattere il problema del gioco patologico. Offrono soldi a chi toglie o limita con orari e distanze il gioco legale, non curandosi delle perdite di gettito statale del PREU e della sostituzione in molti di quei locali con TOTEM illegali.

 

 
A questo incipit segue una efficacissima descrizione di quel che succede a causa di decisioni non fondate sulla conoscenza: “Le leggi frettolose partoriscono nuove leggi intese ad emendare, a perfezionare; ma le nuove, essendo dettate dall’urgenza di rimediare a difetti propri di quelle male studiate, sono inapplicabili, se non a costo di sotterfugi, e fa d’uopo perfezionarle ancora, sicché ben presto il tutto diventa un groviglio inestricabile, da cui nessuno cava più i piedi“.
Insomma, la modernità dell’attuale governo sta negli annunci e nei principi, ma l’amministrazione resta più complicata che mai e gli interventi per l’economia e le distorsioni bloccano ogni iniziativa.

 

 
L’arte del buon governo e la crisi italiana: un insegnamento che conserva tutta la sua attualità queste attualissime «Prediche inutili» di Einaudi che non si stancava di insistere sulle norme del buon governo e chi scrive le norme siano “uomini di buon senso” che sappiano ragionare ed abbiano conoscenza critica del passato. “Buon senso” che escluderebbe tutti i dottrinari, coloro che hanno un’idea fissa e cercano di ricondurre a quell’idea tutti i fenomeni e tutte le situazioni; “conoscenza critica del passato” indica un tipo di economista che conosce la storia, ed è consapevole dell’importanza delle istituzioni.
Eugenio Bernardi

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